Il sole era appena sorto quando il Comandante Surez irruppe nella camerata.
La sua voce risuonò tagliente, come un ordine inciso nell’acciaio.
«Reclute! Oggi vi presenterete nella Sala Magna per la lezione del Capitano Sharlok. Lavatevi, vestitevi e muovetevi!»
Sky sospirò.
Almeno, dopo due giorni di sudore e tortura, avrebbe potuto lavarsi come un essere umano.
Sul letto, la divisa imperiale era sistemata con cura. Un completo militare, semplice ma impeccabile. Tutti gli imperiali vestivano di verde.
Ma non con lo stesso peso. Quello dei soldati semplici era spoglio, severo, privo di qualsiasi ornamento.
Quello di capitani e generali, invece, brillava di medaglie, strisce di grado e dettagli dorati che non lasciavano spazio a dubbi su chi comandava.
Sky infilò la divisa con una smorfia di dolore.
«Sembra fatta di carta vetrata…» borbottò, sistemando con naturalezza gli occhiali scuri sul naso.
La Sala Magna si rivelò immensa.
File di tavoli e sedie si estendevano fino a perdersi lungo le pareti, mentre giganteschi stendardi imperiali, pesanti come sentenze, pendevano dal soffitto fino quasi a sfiorare il suolo.
Al centro, su un piccolo palco rialzato, stava il Capitano Sharlok.
La schiena dritta come una lancia. In silenzio, scriveva formule e termini militari con un gesso bianco su una vasta lavagna nera, come se scolpisse una dottrina.
Gli ultimi rumori di passi sfumarono.
Sky e le altre reclute presero posto.
Poi — silenzio.
Un silenzio che sembrava imposto da qualcosa di più profondo della paura.
Sharlok si voltò lentamente.
Il suo sguardo attraversò la sala come una lama invisibile, mettendo a nudo ogni esitazione.
Quando aprì bocca, la sua voce non fu alta. Eppure rimbombò tra le mura come un colpo di cannone.
«Oggi imparerete la Via dell’Impero. Ogni soldato imperiale deve conoscere i propri obblighi, i propri nemici… e chi serve davvero.»
Fece una pausa.
«L’Impero esiste per portare ordine e distruggere il caos. La nostra missione è difendere la pace di chi sceglie di vivere rispettando la legge che ci tiene uniti.»
Scrisse sulla lavagna due parole: Ordine e Pace.
«Per questo, la sicurezza viene prima di tutto. Il nostro signore è l’Imperatore, colui che siede al vertice di ogni rango, l’unico con il potere di decidere le sorti del mondo.»
Sul palco, Sharlok prese posto davanti al leggio. Posò il cappotto sulle spalle come se portasse il peso di un continente.
«La nascita dell’Impero risale a quasi tremila anni fa. Dodici famiglie. Dodici lignaggi. Dodici codici supremi.»
Da quel momento non si fermò più.
Sky era seduto in prima fila. Le pupille gli si stavano lentamente appannando.
Shark, accanto a lui, aveva già inclinato la testa all’indietro, occhi sbarrati.
Una recluta qualche fila più indietro svenne in silenzio.
Shark sussurrò.
«Questo… è peggio… della tortura fisica.»
Sky, con lo sguardo spento.
«Se questa è la Via dell’Impero… è più lunga di quanto pensassi.»
Eppure Sharlok non esitò. Per lui ogni parola era vitale.
E quella… era solo l’introduzione.
La Sala Magna sprofondò in un silenzio quasi religioso.
«Le Dodici Famiglie Fondatrici dell’Impero…»
Elencò i nomi uno dopo l’altro, come se stesse leggendo un verdetto inciso nella storia.
Quando pronunciò Zhaar’n, il trono del primo Imperatore, l’aria stessa sembrò irrigidirsi.
«La successione imperiale segue tre gradi di Legittimità. Sangue. Mandato. Consenso dei Dodici. Anche se soltanto la Famiglia Zhaar’n detiene la Prelazione Assoluta.»
Shark mormorò.
«Sta ancora parlando…?»
Sky sospirò.
«Credo che lo farà… per sempre.»
Ma poi il tono cambiò.
«E i nostri nemici…»
Gli occhi di Sharlok divennero lame.
«Sono tutti coloro che minacciano l’Impero. Criminali, pirati… e soprattutto i Clan.»
Quella parola catturò finalmente l’attenzione di Sky.
«Il nostro compito non è occuparci dei crimini comuni,» proseguì Sharlok.
«Noi monitoriamo i Level Up. E quando un’organizzazione criminale collabora con uno di loro… l’intervento imperiale diventa inevitabile. E definitivo.»
Tracciò una scala sulla lavagna.
«Da secoli, l’Impero classifica i Level Up in base alla minaccia che rappresentano per la civiltà umana.»
Indicò il primo livello.
«Livello Uno. Minaccia contenuta. Danni limitati. Reparti addestrati sono sufficienti a neutralizzarli.»
Scese al secondo.
«Livello Due. Rischio elevato. Aree urbane compromesse. Serve il coordinamento di ufficiali superiori e forze organizzate.»
Il gesso colpì il terzo segno.
«Livello Tre. Distruzione su vasta scala. Un singolo individuo può annientare una città. L’intervento richiede più capitani, unità specializzate e supervisione diretta.»
Sky si raddrizzò.
«Livello Quattro. Devastazione regionale. Solo un Generale può guidare un’operazione simile, supportato da reparti d’élite.»
Silenzio.
«Livello Cinque. Minaccia continentale. Individui estremamente rari, spesso al servizio dei capi clan o a capo di operazioni strategiche. Affrontarne uno richiede una guerra su larga scala.»
Sharlok cerchiò il livello successivo.
«Livello Sei. Capi clan assoluti. Individui capaci di condurre alla distruzione totale. Quando uno di loro si muove… l’Impero risponde con tutta la sua forza.»
Shark, rigido.
«E… il Livello Sette?»
Un lungo silenzio.
«Il Livello Sette esiste,» disse Sharlok. «Ed è uno solo. Le informazioni su di lui sono classificate. Ed è meglio così.»
Si voltò verso la sala.
«Se mai vi troverete di fronte a quel mostro… non esisterà battaglia. Solo annientamento.»
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