La casa di Lina sapeva di pane caldo. Non dolce. Quello semplice. Quello che resta. April rimase un attimo sull’uscio. Dentro. Fuori. Entrò. La porta si chiuse piano. Lina era seduta vicino alla finestra, un libro sulle ginocchia. Tomas appoggiato al tavolo, incapace di stare fermo.
«Se continui a leggere, mi addormento,» disse Tomas. «E morirò soffocato dalla noia.» disse ancora.
«Non morirai,» rispose Lina senza alzare lo sguardo. «Al massimo smetterai di parlare.»
April sorrise appena.
«Leggi la parte in cui sbaglia,» disse.
Lina alzò gli occhi.
«Perché?» chiese Lina
«Perché è l’unica vera.» rispose April
Tomas sbuffò. «Hai un talento per i fallimenti.»
«Hanno conseguenze.» ribatte’ April
Lina lesse. Un apprendista. Un errore. Una crepa che non si richiudeva. Silenzio. April si alzò e andò alla finestra. Il fiume scorreva lento. Appoggiò la mano al vetro. E lo sentì. Un richiamo. Debole. Ma presente. April ritrasse subito la mano.
«Oggi in piazza ti ho vista,» disse Lina.
April si voltò.
«Non ridevano,» continuò. «Aspettavano.»
Silenzio.
«Ti allontani,» disse Tomas. «Anche quando sei qui.»
April strinse le dita.
«Non voglio essere diversa…» disse piano. «Voglio solo che smetta di reagire.»
Nessuno chiese altro. Il silenzio cambiò.
«Per me va bene così,» disse Tomas.
Lina abbassò lo sguardo. «Beata te.»
April fece un passo avanti.
«Posso provare a essere normale—»
Si fermò. Troppo tardi.
«Non ancora,» disse Lina.
Qualcosa si incrinò.
«Ceniamo?» intervenne Tomas.
«Prima che peggiori.»
Più tardi, April uscì. Fuori era buio. Camminava. Il pensiero era tornato. Il bosco. Non era un’idea. Era più forte. Un richiamo. April si fermò. Per un istante giurò di aver sentito l’acqua muoversi sotto terra. E qualcosa rispondere. April non tornò a casa. Fece un passo verso il bosco.

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