Il bosco non dormiva. April lo capì subito. Non per un rumore. Per il silenzio. Troppo preciso. Ogni fruscio arrivava nel momento giusto. Ogni ombra sembrava in ritardo. April si fermò al limite. Non c’era un confine. Eppure lo sentiva. Dietro di lei, la città. Davanti, qualcosa che stava aspettando. Pensò a Lina. A Tomas. A tutte le volte in cui aveva detto non oggi. Quella volta non poteva. Fece un passo. Il terreno cedette appena. Morbido. Vivo. Il contatto le attraversò il corpo. Non era paura. Era una risposta. Il bosco l’aveva sentita. April inspirò.
«Devo andare.»
Entrò. Il mondo si spense. Gli insetti tacquero. Il vento rallentò. Persino il suo respiro cambiò. Come se il bosco le stesse insegnando come esistere lì dentro. Un fruscio. April si voltò. Niente. Ma la sensazione restò. Non era sola. Per un istante la paura si sciolse. Sostituita da qualcosa di più antico. Come se quel luogo la riconoscesse. A casa di Lina, il fuoco scoppiettava piano.
«Ascolta questa!» rise Lina.
Tomas sbuffò. «Se fossi io l’eroe, la storia finirebbe subito.»
Sfogliarono ancora. Poi si fermarono.
«Il drago di Oztar…» mormorò Lina. Il tono cambiò. «Chi ode il richiamo… può tornare. Chi entra senza essere chiamato… resta.»
Silenzio. Lina chiuse il libro. Troppo forte. Le parole restarono.
«Bella storia per dormire,» disse, forzando un sorriso.
Tomas non rise. Guardava fuori.
«Lina…» disse Tomas
Lei si voltò. E la vide. April. Ferma. Al limite del bosco. Un passo ancora. E sarebbe scomparsa. Il cuore di Lina si fermò.
«April.» disse uno di loro
Ma April non si voltò. Fece un altro passo. E il bosco la inghiottì.

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