A Castel Rock, l’attività era frenetica, carica di un’urgenza che non lasciava respiro.
Nel cortile interno, i soldati correvano da un punto all’altro, trascinando casse di rifornimenti, controllando armi, preparando le navi ancorate ai moli.
Le voci si accavallavano, tese, spezzate dall’urgenza.
Due reclute erano fuggite.
Un evento raro.
E, soprattutto, imperdonabile.
Il Capitano Sharlok osservava la scena dall’alto della balconata, il sigaro stretto tra i denti, le mani dietro la schiena.
Il suo sguardo era immobile, ma nella mente il tempo stava scorrendo troppo in fretta.
Ogni ora che passava giocava contro di lui.
Alle sue spalle si avvicinò il Comandante Surez.
Si fermò a pochi passi, rigido sull’attenti.
«Capitano,» disse. «Le navi sono quasi pronte. Ma devo sollevare una questione.»
Sharlok non si voltò.
«Parla.»
«Inviare anche le nuove reclute è rischioso. Non hanno esperienza. Potrebbero rallentare la caccia.»
Sharlok espirò lentamente il fumo del sigaro.
«Proprio perché hanno vissuto fianco a fianco con quegli idioti, sono la scelta migliore.»
Si voltò appena, quanto bastava per incrociare lo sguardo di Surez.
«Li conoscono. Sanno come ragionano. Dove potrebbero spingersi quando sono stanchi, affamati e in fuga.»
Surez esitò.
«E se qualcosa andasse storto?»
Sharlok strinse i denti attorno al sigaro.
«Allora affonderemo tutti insieme.»
Surez capì che la conversazione era finita.
Poco dopo, Sharlok entrò nel suo ufficio. La porta si richiuse alle sue spalle, isolandolo dal rumore del cortile.
Sulla scrivania era stesa una grande mappa del Mare Centrale, costellata di segnalini che indicavano isole, correnti e possibili rotte di fuga.
Un labirinto.
Setacciare quella regione era un’impresa titanica.
Decine di isole, penisole, porti minori.
La maggior parte sotto il controllo imperiale, alcune zone remote lasciate a piccoli clan indipendenti, troppo deboli per ribellarsi… ma perfetti per sparire.
In teoria, l’intera regione ricadeva sotto l’autorità di un generale dell’Impero.
In pratica, i generali non si muovevano quasi mai.
La gestione quotidiana spettava ai sergenti maggiori.
Sharlok serrò la mascella.
Se la caccia si fosse protratta troppo, qualcuno più in alto avrebbe preso il comando.
Un nome gli attraversò la mente come una lama.
Rood Arrow.
Uno dei sergenti maggiori più temuti. Prossimo alla promozione a generale.
Se Arrow fosse stato coinvolto, non ci sarebbero state seconde possibilità.
«Meglio che li trovi io…» mormorò tra sé.
«Prima che Arrow fiuti il sangue.»
Spostò un segnalino sulla mappa.
Per lui, quella non era solo una missione.
Era sopravvivenza politica.
La caccia iniziò all’alba.
Sharlok percorse personalmente i villaggi costieri della regione, accompagnato da un piccolo contingente.
Portava con sé il disegno di una barca imperiale da pesca, consumato dagli interrogatori ripetuti.
Ogni volta la stessa domanda.
Ogni volta la stessa pressione.
«Avete visto passare una nave come questa?»
Si chinava leggermente verso gli abitanti, lo sguardo gelido.
«Pensateci bene. Quello che direte potrebbe salvarvi la vita.»
Riceveva solo silenzi, sguardi bassi, teste che si scuotevano.
Alcuni dicevano la verità.
Altri mentivano per paura.
Sharlok lo capiva.
Ed era proprio questo a renderlo furioso.
Era temuto.
Ma la paura non stava portando risultati.
Quando lasciava un villaggio alle spalle, il mare davanti a lui sembrava identico a prima.
Calmo.
Infinito.
Indifferente.
Nessuna traccia.
Nessun segno.
Solo rotte vuote.
Il sigaro si consumava lentamente tra le sue labbra mentre fissava l’orizzonte.
Sky e Shark erano là fuori.
E lui doveva scoprire dove.
Nel frattempo, Luna e Fasten avevano già lasciato Castel Rock, salpando per mare con una piccola squadra di ricerca.
Ufficialmente, la loro missione non era diversa da quella degli altri: individuare i fuggiaschi e consegnarli all’Impero.
In realtà, stavano seguendo una rotta tutta loro.
Prima di separarsi, Sky aveva chiesto a Luna una sola cosa. Non un piano, non una strategia. Solo una promessa: prendersi cura di Fasten, qualunque cosa fosse successa.
Da quel momento, tutto il resto aveva smesso di contare.
Il loro obiettivo era diventato uno solo.
Trovare Sky e Shark prima dell’Impero.
Viaggiavano a bordo di una nave imperiale veloce e discreta, setacciando il Mare Centrale, un dedalo infinito di isolotti, scogli e grotte marine in cui era facile sparire… e difficile sopravvivere.
Di porto in porto, cambiavano approdo seguendo rotte sempre diverse, muovendosi come se stessero semplicemente eseguendo ordini.
Ma ogni deviazione, ogni domanda rivolta ai pescatori, ogni sosta non prevista aveva un solo scopo.
Arrivare prima dell’Impero.
Luna, sempre lucida e controllata, si avvicinava ai pescatori con naturalezza, ponendo le domande come se nulla fosse.
«Avete per caso visto passare una piccola barca? Due ragazzi a bordo… sembravano di fretta. O spaventati.»
La maggior parte della gente, intimorita da quelle domande, si limitava a negare con fermezza.
Fasten, invece, era molto meno paziente. La tensione lo stava logorando, e il pensiero che Sky potesse essere catturato prima di riuscire a trovarlo gli martellava la testa.
Si guardò intorno, nervoso.
«Questa gente sa qualcosa, Luna. Lo vedo nei loro occhi. Ma se continuiamo a fare domande con i guanti, non parleranno mai.»
Luna gli lanciò uno sguardo freddo, tagliente.
«E se li spaventi, parleranno ancora meno. E attirerai attenzioni inutili. Ricordati che dobbiamo sembrare una squadra come tutte le altre. O finiremo nei guai anche noi.»
Fasten serrò i pugni.
«Lo so… ma le altre squadre si stanno muovendo più in fretta di noi. Se Sharlok li trova per primo, per Sky e Shark è finita.»
Luna si avvicinò alla prua, osservando l’orizzonte inghiottito dalle onde scure. Il vento salmastro le colpiva il viso, pungente.
«Non credo che stiano fuggendo alla cieca. Se hanno trovato il coraggio di scappare, avranno anche la lucidità per restare un passo avanti.»
Fece una breve pausa.
«Dobbiamo solo raggiungerli prima degli altri. Poi capiremo come muoverci.»
Per un momento rimase solo il rumore del mare contro lo scafo.
La missione era folle. Il Mare Centrale era immenso, e i fuggiaschi potevano essere ovunque.
Ma Luna non aveva alcuna intenzione di fermarsi.
E Fasten, anche senza dirlo ad alta voce, sapeva che stava seguendo una promessa che non aveva mai fatto… ma che non avrebbe tradito.
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