La voce arrivò senza suono. Tomas si portò le mani alle orecchie. Inutile. Non veniva da fuori.
«Voi due…» disse una voce inquieta.
Il bosco smise di guardarli. Non era ostilità. Era indifferenza.
«Avete visto il potere… Eppure non vi è stato concesso.» continuò la voce inquieta.
L’ombra si mosse. Non camminava. Strisciava. La parola dono pesò. Non era un regalo. Era un debito. Due occhi si accesero nel buio. Non giudicavano. Registravano. Tomas sentì tutto. Ogni volta che era stato ignorato.
«Chi sei…?» sussurrò lui.
Una risata. Non un suono. Un pensiero.
«Vi porterò da colei che può darvi tutto.»
Un battito.
«Senza essere messi da parte.»
Il nome di Tomas arrivò prima della voce.
«Tomas…»
Si sentì nudo.
«Lina…»
Lei tremò.
«Non dovete credermi.»
Silenzio.
«Dovete solo sentire.»
Le parole si infilavano nella mente. Dolci. Crudeli.
«Potere… senza dolore…»
Lina chiuse gli occhi. Vide April. Il distacco. La distanza. Tomas parlò.
«Qualcosa dentro di me… vuole ascoltare.»
Quella frase cambiò tutto. Lina lo guardò. Cercava un permesso. Lo trovò. Un ultimo pensiero. April. Poi.
«Veniamo con te.» disse Lina
Il bosco si fermò. Non per paura. Per rifiuto.

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