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Kuran no Sekai (Italiano)

EPISODIO 13 — Benvenuti a Hellington

EPISODIO 13 — Benvenuti a Hellington

Feb 15, 2026


Una città che non dormiva mai.
Anche di notte respirava: luci accese, passi frettolosi, motori lontani e voci che si incastravano come ingranaggi in movimento.
Non era il caos a renderla inquietante.
Era l’ordine invisibile che la teneva insieme.

Sky e Shark camminavano tra strade illuminate da insegne tremolanti, l’odore di fritto nell’aria e risate che rimbalzavano da un vicolo all’altro.
Tutto sembrava normale.
Ed era proprio questo il problema.

Avvistarono un piccolo negozio che vendeva praticamente di tutto: coperte, utensili, cibo in scatola, perfino strani artefatti metallici appesi alle pareti.

Appena entrarono, una campanella tintinnò sopra la porta.

L’uomo dietro il bancone, dall’aria bonaria, sollevò lo sguardo.

«Salve, buon uomo!» esordì Sky con entusiasmo.

«Salve ragazzi! Cercate qualcosa in particolare?» rispose il negoziante, con un sorriso gentile.

Shark andò dritto al punto.

«Sì. Per caso puoi indicarci un posto dove riposare? Una locanda, un albergo… qualcosa del genere.»

L’uomo scoppiò a ridere, come se fosse la cosa più ovvia del mondo.

«Scherzate? Questa città è piena di posti dove dormire: ostelli, alberghi, hotel. Qui, a Hellington, avete solo l’imbarazzo della scelta!»

Sky spalancò gli occhi, entusiasta.

«Hellington?! Wow! Sembra un posto fantastico!»

Shark, invece, impallidì.
Il battito gli mancò per un istante.

«Oh… merda.»

Non aggiunse altro. Ringraziò in fretta il negoziante, afferrò Sky e lo trascinò fuori.

Una volta in strada, Sky lo piantò con uno sguardo confuso.

«Ehi, Shark! Che ti prende?!»

«Siamo rovinati.» disse Shark a bassa voce, guardandosi intorno. «Completamente rovinati.»

Sky aggrottò la fronte.

«Ok… ma vuoi spiegarmi perché?»

Shark inspirò lentamente.

«Hellington è sotto controllo totale dell’Impero. Non parziale. Totale.»

Fece un cenno vago con il capo, indicando la città intorno a loro.

«Qui non esistono zone grigie. Ogni strada, ogni quartiere, ogni attività è sorvegliata.»

Sky rimase in silenzio, ascoltando.

«La città è guidata da un capitano in capo.» continuò Shark. «Benjamin. È dello stesso grado di Sharlok.»

Sky sbatté le palpebre.

«Un altro capitano?»

«Sì.»

La mascella di Shark si serrò.

«Ed è questo il punto. Prima o poi Sharlok scoprirà dove siamo. È solo questione di tempo.»

Sky deglutì.

«E se succede…»

«Se succede,» lo interruppe Shark «ci troveremo con due capitani imperiali nella stessa città. Coordinati. Con l’intero apparato dell’Impero alle spalle.»

Seguì un breve silenzio.

«Non è una caccia.» concluse Shark. «È una condanna.»

Sky abbassò lo sguardo per un istante. Poi parlò, più serio del solito.

«Allora non possiamo restare a lungo.»

«No. infatti.»

«E non possiamo farci notare.»

«Esatto.»

Sky annuì lentamente.

«Vuol dire che dovremo muoverci con la testa, non con l’istinto.»

Shark lo osservò di sbieco.

«Tu?» sbottò. «Con la testa?»

Scosse appena il capo.

«Siamo rovinati.»

Sky sbuffò piano.

«Sto solo cercando di non farci catturare prima del tempo.»

Non aggiunsero altro.
Ripresero a camminare, inghiottiti dal rumore e dalle luci della città.

In mezzo a quella folla anonima, sembravano invisibili.

E proprio per questo, lontano da lì, qualcuno stava già iniziando a ricostruire ogni loro passo.

Tra le mura gelide di Castel Rock, il capitano Sharlok rovistava tra rapporti, testimonianze e mappe come un predatore che cerca la minima traccia di sangue.

Ogni foglio era un tentativo, ogni annotazione una promessa di verità.

Eppure più setacciava i resoconti, più il vuoto si faceva inquietante: l’intruso che aveva assaltato i pirati non aveva lasciato nulla di riconducibile a sé.

Nessuna impronta.

Nessun testimone credibile.

Nessuna pista utile.

Il comandante Surez, sbucò nel corridoio della sala operativa, ansimante, il volto teso dall’urgenza.

«Capitano! La nave partita con le reclute non ha trovato nulla. Però… alcuni pescatori delle coste vicino a Hellington City hanno segnalato un’imbarcazione da pesca imperiale abbandonata sulla spiaggia.»

Sharlok strinse gli occhi.

Hellington.

Quel nome bastò a riempirgli la mente di immagini sgradevoli e possibili disastri.

«Cosa? A Hellington?» ringhiò. «Deve essere la barca che hanno usato gli idioti per fuggire — la stessa che è scomparsa dal molo.»

«Proprio a Hellington… dove, per nostra sfortuna, possono nascondersi come topi nelle fogne.»

Surez avanzò un passo, misurando le parole con la freddezza della disciplina.

«Se posso permettermi, signore, il fatto che siano andati lì può giocare a nostro favore. Possiamo avvertire la guarnigione di Hellington: mobilitano le pattuglie e ci aiutano a perlustrare la costa. Due reclute non sfuggiranno a una caccia coordinata.»

Per un attimo Sharlok rimase immobile, la mascella serrata.

Coinvolgere le autorità di Hellington significava perdere controllo e rischiare che la notizia filtrasse oltre il comando.

Un singolo errore — e la sua reputazione sarebbe andata in frantumi.

«Assolutamente no.»

«Non intendiamo rivelare nulla. Non voglio che la voce si sparga: due reclute scappate sotto il mio comando è un disastro personale.»

«Invia la nave con le reclute a Hellington. L’ordine è stanare e catturare quei due a qualsiasi costo. Capito?»

Surez esitò, era evidente il suo dissenso, ma la gerarchia non ammetteva repliche facili.

«Sì, signore.»

Nonostante i dubbi, Surez eseguì gli ordini: impartì i comandi, diede il via alla manovra.

La nave di ricognizione ricevette istruzioni precise — dirigersi verso il porto di Grey Wall, ispezionare la costa con discrezione e intercettare qualsiasi traccia.

Nessuna fanfara, nessuna comunicazione ufficiale con le autorità locali: Sharlok voleva risultati rapidi e silenziosi, prima che il suo errore diventasse il pettegolezzo capace di distruggere una carriera lunga e sofferta.

Un'altra nave imperiale lasciò il porto di Castel Rock e Sharlok rimase alla finestra del suo studio, il sigaro appena spento stretto tra le dita.

Ogni minuto che passava stringeva la presa alla gola: non era solo una questione operativa.
Se quei due non fossero stati catturati in fretta, le conseguenze avrebbero superato di gran lunga il campo di battaglia.

Poco dopo, il capitano Sharlok e il comandante Surez salirono su uno scafo e partirono a tutta velocità verso la città dove speravano di stanare Sky e Shark.

Il vento sferzava il mare centrale, sollevando spruzzi gelidi; le onde si infrangevano contro lo scafo con furia.

Sharlok stava in piedi a prua, il volto teso, lo sguardo duro e fisso sull’orizzonte come se potesse trafiggerlo con la volontà.

Accanto a lui, Surez teneva saldo il timone, spingendo l’imbarcazione al limite.

Il motore ringhiava; la barca scivolava tra le onde come una lama.

Il vento sollevava il cappotto militare di Sharlok e disperdeva in aria il fumo del sigaro ancora caldo tra i suoi denti.

Il silenzio tra i due era denso di tensione, rotto solo dal frastuono del mare e dal ruggito del motore.

Alla fine fu Sharlok a rompere quel silenzio.

«Grey Wall… Hellington City…» disse, la voce fredda.

«Se quei due idioti sono davvero lì, dobbiamo prenderli prima che chiunque altro se ne accorga.»
La voce di Sharlok si fece più dura.

«Questa faccenda deve restare confinata a noi.»

Surez annuì, lo sguardo incollato alla rotta.

«Signore, è rischioso agire senza informare la base di Hellington. Se qualcosa andrà storto, non avremo rinforzi.»

Sharlok si voltò, lo sguardo affilato come una lama.

«Non voglio rinforzi. Voglio discrezione.»

«Un errore del genere non deve lasciare tracce.»

«Li prenderemo noi, e solo noi. Silenziosamente. Nessun testimone, nessuna chiacchiera.»

Surez serrò le labbra, trattenendo ogni obiezione.

La riluttanza era evidente, ma l’obbedienza aveva la precedenza.

Sharlok tornò a fissare il mare, il pugno chiuso con tale forza che le nocche gli sbiancarono.

La sagoma scura di Hellington emerse all’orizzonte: torri industriali vomitavano fumo, gru gigantesche si stagliavano come artigli, e luci fioche tremavano sullo specchio d’acqua.

La città sembrava respirare di corruzione — viva, caotica, pericolosa — dove ogni strada poteva tramutarsi in una trappola e ogni vicolo nascondere un nemico o un informatore.

Sharlok la osservò senza muovere un muscolo, la voce bassa e fredda più per sé che per chiunque altro.

«Ratti… siete bravi a scappare. Ma stavolta vi ho alle calcagna.»

«Non ci sarà via di fuga.»

Lo scafo accelerò, tagliando le onde come un proiettile.

La caccia si avvicinava al culmine.

Tra quelle vie strette e quell’oscurità oleosa, si sarebbe giocata la partita decisiva.


Next Episode — Dove nessuno sorride

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In un mondo dove il confine tra eroe e mostro è fatto di scelte, la vera battaglia non è contro i nemici…
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Benvenuto in Kuran no Sekai.
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