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ECLYPSE (ITA)

Episodio 10 "Il Destino Rivelato"

Episodio 10 "Il Destino Rivelato"

Feb 17, 2026

 «Non volevo spaventarti…Quando succede, per me è normale.» disse Star.

April, osservando Korvath al suo fianco, mormorò:

«Non lo è» disse April.


Star abbassò lo sguardo per un istante.

«Non reagisce a me come fa con te» disse piano. «Io non la comando. La ascolto.»

Le rune rallentarono il loro tremito, come se le stessero dando ragione. Un vento gelido attraversò la radura, aprendo davanti a loro un vortice oscuro. April cadde a terra, sorpresa e sbattuta dal vento, mentre Star rimaneva immobile, affascinata. Una luce blu si accese nel petto di April, tenue ma reale. Dentro di lei qualcosa si era risvegliato: un richiamo, una voce che pronunciava il suo nome. Korvath osservava attentamente, mentre Star sorrideva brevemente, con un gesto quasi intimo. April scorse il proprio riflesso in un tronco lucido: il volto non era più del tutto umano, blu e immerso nell’acqua, con occhi spalancati. April sentì le ginocchia cedere. Quel volto non stava immaginando il futuro. Lo stava ricordando. Non era un potere che stava nascendo. Era qualcosa che aveva aspettato di essere riconosciuto. Una voce eco nei sogni mormorò:

«Vieni…»

Poi il riflesso svanì, e Star, preoccupata, guardava la ragazza tremante a terra.

«Cosa… cosa è stato?» chiese April, con la voce rotta.

«La Forma Oscura ti sta cercando», rispose Korvath, serio.

Star serrò le dita lungo il mantello. April si strinse allo stomaco, sconvolta. Star fece un passo avanti, rompendo il silenzio per la prima volta.

«Non hai idea di quanto sei importante» disse dolcemente. April la guardò sorpresa.

«Come ti chiami?» chiese April alla sconosciuta.

«Io sono Star… passo di qui spesso. E ti ho vista, molte volte, vicino alla biblioteca di Oztar. Ti osservavo da lontano, nascondendomi tra gli scaffali. Sapevo che un giorno saresti arrivata fino a me.» rispose la ragazza, arrossendo. Non c’era orgoglio nella sua voce. Solo la stanchezza di chi ha vegliato a lungo senza essere visto.

«Quindi eri tu?» balbettò April.

«Sì» sorrise Star imbarazzata.

Korvath, serio, interruppe la conversazione:

«Non perdiamoci in chiacchiere! Non è sicuro stare qui.»

Tra gli alberi, piccole ombre nere si sollevarono come nebbia viva, seguendo il risveglio della magia di April. Il bosco trattenne il respiro, e persino le rune tremarono sotto il loro peso. April si rialzò lentamente, ancora scossa, toccandosi il petto.

«Tu hai attirato quella cosa», spiegò il drago.

«È il tuo potere che si è mosso per primo»

Star esitò un attimo, poi disse con fermezza:

«Korvath… mi ha chiesto di restare con te e insegnarti la magia»

April la guardò incredula, gli occhi spalancati.

«Tu? Proteggermi? E… insegnarmi la magia?»

Star fece spallucce, arrossendo di nuovo. «Non sono molto brava, lo ammetto. Ma ci provo»

Korvath osservò le due ragazze in silenzio. Il drago vedeva legami prima ancora che si formassero. E questo… era uno di quelli destinati a cambiare il corso delle acque. Un vento caldo attraversò la radura e il bosco sembrò respirare di nuovo, più calmo. April osservava Star avvicinarsi. La ragazza si posizionò vicino a lei, il volto quasi a sfiorare il suo.

«Qualcuno deve assicurarsi che tu non ti perda per strada.» disse Star.

Korvath ruggì leggermente e aggiunse:

«Dobbiamo andare. Il Superiore percepirà questo risveglio e manderà altre Forme»

April osservava la città di Oztar in lontananza, immersa nei propri pensieri. I tre si nascosero nel bosco. April la osservava in silenzio da qualche minuto, prima di trovare il coraggio di parlare.

«Star?» mormorò April.

«Dimmi?» rispose lei, senza alzare lo sguardo dal fuoco.

«Ti posso chiedere una cosa?» Star spostò gli occhi su di lei, curiosi e morbidi.

«Certo» rispose Star.

Un attimo di esitazione, poi:

«Come… hai conosciuto Korvath?» Star rimase immobile.

Non sorpresa—solo… toccata. Come se quella domanda aprisse una porta che teneva chiusa da molto tempo.

«Oh.» Abbassò lo sguardo per un istante, poi sorrise piano. «È una storia un po’ strana.» disse «Ero piccola. Davvero piccola. Forse cinque anni»

La voce di Star non tremava, ma le mani sì. Ogni parola era un passo indietro nel tempo, verso una versione di sé che aveva imparato troppo presto cosa significasse sentire troppo, guardò il fuoco, come se dentro vi vedesse ancora l’immagine di quella notte.

«Mi piaceva andare nel bosco da sola. Non perché fossi coraggiosa… ma perché lì nessuno sentiva quello che sentivo io. Le emozioni degli altri erano… troppo forti, troppo rumorose. Il bosco era l’unico posto che respirava al mio ritmo»

April la ascoltava come se ogni parola fosse un incantesimo. «Quella sera ero seduta su un tronco, a disegnare cerchi nella terra. E poi… l’ho sentito»

«Il richiamo?» chiese April.

Star scosse la testa.

«No. Prima ancora. Ho sentito il peso dell’aria cambiare. Come se un pezzo di cielo fosse caduto dietro di me.»

April trattenne il fiato.

«Quando mi sono girata» continuò Star, «c’era lui. Korvath. Un drago blu splendente e gigantesco. Il suo corpo era così luminoso che sembrava fatto d’acqua» raccontò Star.

Star non rispose subito. Il fuoco davanti a loro crepitò piano, e per un attimo April pensò che non l’avesse sentita.

«Hai avuto paura?» ripeté.

Star scosse il capo, quasi sorpresa da sé stessa. «No.»

Le parole le rimasero sulle labbra più a lungo del necessario, come se stessero scivolando da un tempo che non era più il presente. Il rumore del fuoco si affievolì, sostituito da un silenzio più antico, e l’aria intorno a lei cambiò consistenza. Non aveva avuto paura. Il drago la guardava come se stesse ascoltando qualcosa che lei non sentiva. I suoi occhi erano profondi, esitanti, eppure carichi di un peso che non riusciva a nominare. Star sostenne quello sguardo senza sapere perché.

«Perché mi guardi così?» gli chiese.

La voce non tremò. Lui fece un passo avanti. Poi un altro. Lentamente. Come se temesse di spezzarla. Quando fu abbastanza vicino, Star percepì il mutamento dell’aria, una corrente sottile che le scivolò sotto la pelle. Non paura. Rispetto.

«Tu senti il flusso del mondo,» disse. «Troppo profondamente.»

Star abbassò lo sguardo solo per un istante, sfiorando il bordo del mantello. Sentiva davvero qualcosa muoversi dentro, come un respiro che non era il suo.

«È un problema?» chiese.

Il drago scosse il capo. Nei suoi occhi passò qualcosa di simile a una decisione presa troppo tardi.

«No. È un dono.»

Fece una pausa. «Ed è per questo che ti ho scelta.»

Scelta. La parola rimase sospesa, priva di forma.

«Per cosa?» domandò Star.

Il vento attraversò il bosco, piegando le foglie come acqua. L’uomo non rispose subito.

«Per qualcuno che arriverà,» disse infine. «Una bambina nata con il potere dell’ acqua.»

Il ricordo vacillò, come se la notte stessa si stesse richiudendo. Poi venne il richiamo. Il sonno si spezzò di colpo. Star si alzò senza sapere perché, attraversò il bosco senza riconoscerlo, spinta da un’urgenza che non aveva volto né nome. Non sapeva cosa stesse cercando. Sapeva solo che doveva arrivare. Quando il primo vagito squarciò il silenzio, l’acqua intorno a lei tremò. In quell’istante capì. La bambina nata d’acqua non era un presagio. Era reale. Il crepitio del fuoco tornò all’improvviso. Star sbatté le palpebre e si ritrovò lì, accanto ad April. Il silenzio tra loro era cambiato, più denso, come neve appena caduta.

«La notte in cui sei nata,» disse piano. «È stato allora che ho capito.»

April sentì un nodo alla gola. «Per proteggermi»

Star posò la mano sulla sua. «Sì. Da allora… il mio destino non è mai stato il potere.» Un sorriso lieve. «Era essere il tuo primo legame»

April abbassò lo sguardo, sopraffatta. Non sapeva ancora cosa avrebbe dovuto affrontare. Ma sapeva chi avrebbe camminato accanto a lei. Korvath, maestoso e silenzioso accanto a lei, vibrava di energia controllata. «Korvath… per quanto tempo… hai aspettato questo momento?» chiese, la voce velata di emozione. Il drago abbassò il muso verso di lei.

«Da quando sei nata», rispose con calma profonda.

Star si avvicinò, esitante. April voltò lo sguardo verso di lei. Il respiro di Star sfiorò la pelle di April, un contatto lieve che fece rabbrividire entrambe, non per freddo, ma per l’intensità silenziosa tra loro.

«Star… mi avevi trovata tu?» La ragazza dai capelli viola scosse la testa. «Non sono stata io. È stato Korvath, quando eri appena nata.» Gli occhi di Star brillavano di ricordi antichi. «Sentii il primo impulso della tua vena. Debole, ma puro. Se l’Ombra lo avesse percepito, ti avrebbe distrutto.» Una luce blu pulsava nel petto di April. Korvath abbassò il muso ancora di più, come a voler condividere quel momento con lei. «Il giorno in cui sei nata, il cielo sopra Oztar si aprì. Una linea blu, larga quanto una montagna, squarciò le nuvole. Non era un fulmine. Era speranza.» Star abbassò lo sguardo, ricordando.

«Ero solo una bambina… mi misero accanto a te. Avresti attirato il buio prima ancora di imparare a camminare.» April si rialzò, gli occhi fissi su Korvath, determinata.

«Allora… insegnami la magia. Io imparerò»

Il drago annuì, e Star sorrise, un sorriso che univa sollievo e fiducia. Poco dopo, volavano sul dorso di Korvath sopra Oztar. April stringeva le scaglie blu del drago, il vento tra i capelli e il cuore in tumulto.

«Dove stiamo andando?» gridò April.

April sentì la magia ribollire nel petto. Ogni emozione faceva tremare i rami e l’acqua intorno a loro. Un solo errore, e persino Korvath non sarebbe riuscito a contenerla

«A mostrarti cosa accade quando il potere non viene guidato», rispose Korvath.

Sotto di loro, il bosco appariva morto. Non bruciato, non secco… morto in modo innaturale. April allungò la mano verso un ramo pietrificato e la ritirò subito, il ricordo dei suoi sogni ancora vivo nella mente: acqua ferma, luce blu… rovina imminente.

April si ricordò di quando, bambina, giocava nel ruscello. L’acqua tremava al suo tocco, e sua madre, impaurita, si era allontanata… Ora, sopra il bosco pietrificato, lo stesso ricordo vibrava dentro di lei, più reale che mai.

L’acqua tremava con lei; sua madre fece un passo indietro, impaurita, e April non lo dimenticò mai. Ora, guardando il terreno di cenere, Korvath abbassò la testa al suo livello.

«La magia risponde a ciò che provi. Non mentirà mai.» April strinse le mani, tremanti. «Se sento cose sbagliate… la mia magia diventa distruttiva?»

«Teme ciò che temi. Combatterà come combatteresti tu», rispose il drago.

La notte calò sulla radura. La pioggia sottile batteva sulla tenda mentre April sedeva accanto a Star. Star rimase sveglia anche quando il respiro di April si fece regolare. La osservava dormire come si osserva una fiamma: bella, viva… e capace di bruciare tutto.

“E se un giorno non riuscissi a fermarti?”

Il pensiero la fece rabbrividire. Non era paura di perderla. Era paura di sopravvivere a lei.

«Non dormi?» chiese.

«Sto… pensando» rispose la ragazza, il volto illuminato dai lampi lontani. April inclinò la testa.

«A cosa stai pensando?» chiese April.

Star esitò, poi confessò: «A te.» Avvicinò la fronte alla sua, un contatto lieve.

«Mi fai paura perché… con te sento troppo»

April inspirò profondamente. «E… è un problema?»

Star sorrise appena. «No. Ma devi darmi tempo. Prima che la mia magia esploda ogni volta che mi guardi così»

Per un istante, entrambe dimenticarono il mondo esterno. Poi Star si allontanò lentamente, muovendosi verso un albero vicino. Il sole calava, tingendo il cielo di arancione e rosa.

«Dopo tutto… ho bisogno di spazio» pensò.

Si appoggiò al tronco, braccia leggermente incrociate, osservando April ignara della sua presenza. La distanza tra loro cresceva, ma la tensione restava palpabile: un respiro, un battito l’attesa prima di ciò che doveva ancora accadere, April si chiese quando fosse successo. Quando Star era diventata casa invece che pericolo, prima del loro primo bacio. Il cielo sopra di loro cambiava colore lentamente, ignaro dei destini che stava osservando. April e Star restavano separate da pochi passi, da un respiro, da un coraggio che nessuna delle due era ancora pronta a usare. Ma l’attesa, ormai, era iniziata.

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