April si fermò al margine del bosco. L’aria le parve improvvisamente più densa, come se il respiro dovesse attraversare acqua invisibile. Da qualche parte, un secchio appeso a una trave vibrò appena, e il suono dell’acqua al suo interno cambiò tono, diventando più grave. Davanti a lei, il villaggio respirava piano, ignaro. Case basse di pietra, corde cariche di panni colorati, il rumore dell’acqua nei secchi. Una normalità fragile. Per un istante desiderò essere invisibile.
«Posso… entrare?» chiese, quasi sottovoce.
Korvath rimase immobile alle sue spalle. «Solo poco. E non ti allontanare»
Appena mise piede nella piazza, April sentì la pressione. Non era ostilità. Era attenzione. Sguardi che si fermavano troppo a lungo. Mani che esitavano. Conversazioni che si spegnevano come candele. Una donna smise di parlare mentre April passava. Non la fissò. Abbassò gli occhi.
«Buongiorno», disse April, cercando un sorriso.
La donna esitò, poi mormorò: «Non dovresti stare qui.»
La porta alle sue spalle si chiuse con un colpo secco. April sentì qualcosa muoversi sotto la pelle. Inspirò lentamente. Calma. Un bambino la osservava dall’altro lato della strada. La madre lo tirò via senza dire nulla. Quando una brocca d’acqua le scivolò dalle mani e si frantumò sul selciato, nessuno si mosse per aiutarla. Un uomo anziano, seduto vicino a una porta, sollevò lentamente lo sguardo. I suoi occhi si posarono su April solo per un istante, ma bastò. Il colore dell’iride sembrò spegnersi.
«Non vedevo quell’effetto sull’acqua da molto tempo…» mormorò, prima di voltarsi e rientrare in casa, chiudendo piano. April capì che non stava parlando di lei. Stava ricordando qualcosa che il villaggio aveva imparato a non nominare.
Star la raggiunse, sedendosi su un tronco poco distante. «Non ti odiano» disse piano.
Poco più in là, alcuni bambini si avvicinarono, incuriositi.
«È vero che controlli l’acqua?» chiese uno.
April arrossì. «Non proprio.»
Star indicò un secchio. «Prova. Solo quello.»
April sollevò le mani. Nulla. Poi il secchio tremò… e si rovesciò del tutto, bagnandole i piedi.
Star scoppiò a ridere, poi si fermò. «Scusa.»
April sospirò. «Fantastico.»
Per un istante, la tensione si sciolse. Ma Korvath sollevò il capo.
«April. Ascolta.»
Il mondo cambiò ritmo. Un odore metallico attraversò l’aria. Il silenzio cadde come una coperta pesante. Tra le case, un pozzo antico si impose alla vista. April avvertì un disagio improvviso, come un nodo sotto lo sterno. Un cane legato poco distante iniziò a ringhiare, tirando la corda verso il lato opposto della piazza. Una donna fece il segno delle dita intrecciate, senza accorgersi di farlo, e sussurrò qualcosa che April non riuscì a sentire. Non era comparso: era sempre stato lì. Ma ora si faceva notare. L’acqua al suo interno era nera.
April fece un passo indietro. «Non… non è solo un pozzo.»
«È un sigillo» disse Korvath. «E si sta aprendo»
Star si avvicinò al bordo. «Lo senti anche tu?» mormorò. «Non è vuoto.»
«Star, fermati.»
Ma l’oscurità rispose prima. Un’ombra si allungò dal fondo, rapida come un pensiero sbagliato. April non ebbe tempo di pensare. L’acqua esplose dal pozzo in un arco blu accecante. La piegò, la strinse, la forzò.
«NO!»
L’onda avvolse Star come un bozzolo e la strappò via dal bordo. L’ombra urlò non con una voce, ma con una frattura e scomparve. Silenzio. Star tossì, respirando a fatica. April le cadde accanto, tremando, le prese il polso. Non per guarirla.
Per assicurarsi che fosse ancora lì.
«Sta bene?» sussurrò.
Star aprì gli occhi. «Sì.»
Provò a sollevare una mano, ma un tremito la attraversò, costringendola a fermarsi. L’aria intorno a lei rimase immobile, come se la magia avesse bisogno di tempo per ricordarsi come scorrere. April sentì il proprio respiro spezzarsi: non tutto si era chiuso come avrebbe dovuto. Ma qualcosa era cambiato. Il pozzo restò immobile. Morto. Ma l’acqua non tornò chiara. Come se il villaggio avesse perso qualcosa che non sapeva di avere. Poi l’acqua tra le felci iniziò a sollevarsi. Non scorreva. Fluttuava. Figure traslucide emersero, sagome femminili dai riflessi liquidi, occhi come gocce di luna.
«Oh no…» balbettò April.
«Solo chi ascolta il cuore può dominare il flusso» sussurrò una voce.
Gli spiriti attaccarono. Star lanciò un sigillo, cristallizzandone due. April cercò di colpirne uno: l’acqua la attraversò. Uno spirito le afferrò la caviglia, trascinandola verso una pozza.
«Non oggi!»
Korvath atterrò con un tuono. Un’onda di energia spazzò via gli spiriti, trasformandoli in pioggia innocua. Il bosco tornò silenzioso. Ma non era finita.
Una voce si levò dalla folla, bassa e incerta: «Adesso lo sanno.»
Nessuno chiese chi.

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