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ECLYPSE (ITA)

Episodio 16 “L’OMBRA E LA PERDITA”

Episodio 16 “L’OMBRA E LA PERDITA”

Mar 10, 2026

La foresta era luminosa e vibrante di vita. Aria correva tra gli alberi con le sorelle, piccole sfere di luce bianca fluttuavano come lucciole. Il profumo di fiori selvatici riempiva l’aria, e ogni fruscio tra le foglie sembrava un sussurro amichevole. Aria poteva sentire il battito della foresta sotto i piedi, ogni radice e ogni pietra vibravano come se la salutassero. Il sole filtrava tra i rami, creando giochi di luce dorata sul suo volto. La sorella maggiore cantava un motivo antico, un canto che vibrava nell’aria come una preghiera. Aria provava a imitare le note, la voce tremolante ma piena di meraviglia. Ogni parola sembrava tessere un filo invisibile tra le loro anime, e per un attimo, tutto il mondo sembrava sospeso, lontano da ogni pericolo. Poi il vento cambiò improvvisamente: un soffio innaturale e freddo tagliò la foresta in due. L’aria divenne vischiosa e pesante, come se respirare fosse un compito arduo. Aria sentì un brivido lungo la schiena, e un odore acre, simile a ceneri bagnate, saturò il naso. Le foglie caddero come pioggia morta, e ogni suono familiare della foresta si spense, sostituito da un silenzio che gridava paura. Ombre caddero dall’alto come pioggia nera, divorando la luce. Le sorelle cercarono di creare una barriera di luce bianca; per un istante, funzionò. Gli occhi della sorella maggiore si spalancarono, pieni di terrore. La luce collassò come vetro frantumato e le ragazze sparirono. Aria rimase sola tra gli alberi bruciati. Il terreno sotto di lei era freddo e ruvido, e ogni passo sollevava nuvole di polvere grigia. Le mani tremavano, e il cuore le martellava nelle orecchie. Ogni ombra sembrava muoversi con intenzioni proprie, e la sua voce non osava uscire, inghiottita dalla paura. Un sussurro oscuro pronunciò il suo nome: non un suono, ma una tenebra viva che pulsava come un cuore malato. Aria si svegliò di colpo, sudata, con il cuore che batteva forte. April entrò nella tenda, capelli scompigliati dal vento del mattino.

«Aria? Tutto bene?» disse April

«Solo ricordi che non vogliono dormire.» rispose Aria, passando una mano sul volto.

April notò la tensione nei muscoli di Aria, la curva delle spalle che parlava di un peso invisibile.

«Vuoi parlarne?» propose piano, come se temesse che persino le parole potessero far scoppiare un ricordo doloroso.

Un tremito impercettibile le attraversò la mano, e April osservò, sospettosa. Posò le dita sul polso di Aria e un impulso blu balenò tra loro. Per un istante, April vide qualcosa: la foresta bruciata, urla spezzate. Ritirò la mano di colpo, sconvolta.

«Hai visto qualcosa, vero?»

«Solo un frammento. Ma era terribile» rispose April.

Aria chiuse gli occhi e respirò profondamente:

«La prossima volta… chiedimelo. Alcune cose fanno ancora male»

April si avvicinò:

«Se vuoi, puoi parlarne—» disse April ma viene interrotta

«No… Ma… grazie» disse Aria.

Un sorriso dolce comparve sul volto di April, e Aria apparve leggermente rasserenata. Seduta vicino al fiume, April osservava il suo riflesso.

«Io… non sono mai stata abbastanza» pensò.

Dal riflesso emerse una luce blu che la osservava.

«Ora sei qualcosa che non dovresti ancora essere.» sussurrò una voce blu.

April riconobbe quella presenza senza sapere come. Non era il Superiore. Era la stessa forza che scorreva nel Filo Azzurro, più antica, più vasta. Non parlava per comandare, ma per ricordare. Star, poco distante, preparava rune luminose, le mani tremanti:

«Non sei l’unica che la sente»

Aria serrò la mascella, consapevole della presenza di Star. Quando la notte si fece più profonda, Aria fu trascinata nello stesso ricordo traumatico, urlando tra ombre vive. April corse, prese le mani di Aria:

«Ehi. Ehi. Sono qui!» disse.

Aria si appoggiò alla spalla di April, fronte contro spalla:

«Ho già perso troppo» disse Aria.

Le sue dita si strinsero nel tessuto della tunica, come se temesse che anche il presente potesse sfuggirle.

«Io non sono una perdita» le assicurò April.

Star osservava dall’ingresso della tenda, pugni stretti, in un silenzio carico di tensione. Mentre Aria riprendeva fiato e April cercava di rassicurarla, un vento leggero attraversò il campo al crepuscolo. Korvath fu il primo a voltarsi, pupille strette a fessure. Tra gli alberi serpeggiava un’ombra sottile, senza forma né volto, ma carica di intenzione.

«Mostrati», ordinò Korvath.

L’Ombra si ritirò nella vegetazione lasciando un odore acre di bruciato. Star aprì lentamente gli occhi, fingendo di dormire.

«C’è qualcosa qui… qualcosa che vuole Aria… o April», sussurrò.

Korvath strinse le ali.

«Vuole April. Aria è solo una ferita aperta. E le ferite attirano i predatori»

E come ogni predatore, non inseguiva ciò che correva. Aspettava ciò che esitava. Nessuno rispose, ma tutti percepirono la presenza: l’Ombra era tornata. Star trovò Korvath che osservava il cielo, dita intrecciate nervosamente.

«Tu lo sai, vero?»

«So molte cose» rispose lui.

«April… e noi… cosa sta succedendo? Perché la sento anche quando non è vicino?»

«Da quando avete intrecciato le correnti nel cerchio di pietre» rispose Korvath.

«Non è un legame creato. È una risonanza attivata.»

Lontano dal bosco, in una struttura astratta di vetro nero e luce sospesa, flussi di energia scorrevano come vene sul pavimento. Il Superiore osservava una mappa di cerchi blu pulsanti; uno lampeggiava più degli altri.

«Ti ho sentita» sussurrò.

Dal pavimento emerse una Forma Oscura come fumo liquido:

«È instabile. Ma protetta»

Il Superiore sorrise appena:

«Meglio. Ciò che vibra, prima o poi, cede»

Non aveva fretta. Spezzare qualcosa di instabile era facile. Aspettava che si convincesse di essere al sicuro. E così, la caccia ebbe inizio. Più tardi, April scese al fiume, trovando Star seduta sulla riva a lanciare sassolini.

«Ehi», disse April.

«Se sei venuta per allenarti, oggi non ho voglia» rispose Star senza voltarsi.

April si sedette accanto a lei, entrambe rosse per l’imbarazzo.

«Sono venuta… per passare un po’ di tempo con te».

«Perché?»chiese Star.

«Perché volevo starti vicino» rispose April.

Quando April parlava, le mani di Star tremavano nervosamente, intrecciate.

«Quando sono con te…Con te mi sento viva. E questo mi spaventa… ma mi fa bene»

E Star capì che ciò che la rendeva viva poteva anche a distruggerla. Abbassò lo sguardo, il viso arrossito e le mani strette a pugno.

«È strano… sentirsi così. A volte mi sento troppo fragile, altre volte… troppo audace. E tu… mi fai sentire entrambe le cose insieme»

Star smise di respirare, occhi spalancati.

«E… sì. Mi piaci» disse April.

«Ma non sono l’unica a guardarti così» esitò Star. Star serrò la mascella.

«E non so ancora se sono pronta a condividere ciò che mi fa più paura perdere.»

Più tardi, Korvath guidò le tre al cerchio di pietre. Aria da un lato, Star dall’altro, April al centro.

«Tenetevi per mano. Mostratemi cosa provate. Senza parlare» ordinò.

Le prime luci colorate emersero dalle loro mani: bianco, dorato e blu. Quando le luci si toccarono, formarono una colonna di energia che esplose verso l’alto, unendo i colori in una spirale. L’aria vibrava, e ogni respiro di Aria, Star e April sembrava sincronizzarsi con la spirale. Le mani si scaldarono, un tepore che saliva dalle dita fino al cuore, e una sensazione di protezione e di potere fluttuava intorno a loro, tangibile come il vento tra gli alberi. La terra tremò, le foglie si sollevarono, il fiume rallentò.

«Ora e’ chiaro» osservò Korvath, sopracciglio alzato.

April crollò in ginocchio, ansante; Star la aiutò a rialzarsi, Aria posò una mano sul cuore di April:

«Non forzare la tua luce. Ti seguirà da sola»

April sorrise a entrambe, in un momento di reciproca comprensione e affetto. La luce tremolante delle candele illuminava il tavolo dove April, Star e Aria erano sedute, mentre Korvath stava dietro di loro, osservando con la pazienza di un padre antico.

«L’energia qui è… insolita» osservò Korvath.

Star tossì nervosa, e April quasi affogò nel suo infuso, sentendo il peso silenzioso della tensione. April si alzò per prendere una boccata d’aria e Aria la seguì con passo calmo.

«Posso sedermi?» chiese April.

«Certo», rispose Aria, accogliendola.

Le mani di April tremavano leggermente.

«Aria… io… io ti voglio bene. Tanto. E non solo come guida» confessò, con voce esitante.

Aria le rispose con calma:

«Lo so…»

April abbassò lo sguardo, visibilmente nervosa.

«Io… non so cosa fare. Perché… perché anche Star…»

«È normale» le disse Aria, dolcemente.

«Normale?» chiese April, confusa.

«Alcuni cuori, invece di dividersi… fanno spazio»

Aria si avvicinò lentamente, toccandole la guancia con leggerezza. Il tocco era diverso da quello di Star: più lento, più profondo, come acqua calma sotto la luna.

«Tu non devi scegliere ora… Devi solo sentire il tuo cuore» le sussurrò.

Più tardi, la notte la trovò al fiume. La luna, enorme e bassa, si rifletteva nell’acqua, e un bagliore blu emergeva dal riflesso.

«Non scappare. Io ti conosco da prima che tu sapessi respirare» disse una voce misteriosa.

April fece un passo indietro, spaventata.

«Chi sei?» domandò April.

«Sono ciò che l’Ombra non tocca»

Una mano blu emerse dall’acqua verso di lei.

«Conosco Aria. Conosco Star. Conosco il tuo cuore diviso» continuò la voce.

Quando la mano afferrò la sua caviglia, April si svegliò di colpo, sudata.

«Che succede?!» gridò Star.

«Qualcosa… mi sta cercando» tremò April.

Il Filo Azzurro nel suo petto pulsò dolorosamente, lasciandole una sensazione di vuoto, come se qualcosa avesse tentato di strapparle via una parte dell’anima. Aria prese la sua mano e Star la circondò con le braccia:

«Ti proteggiamo noi»

Nella tenda, Star fingeva di dormire mentre April si infilava silenziosa. Aria la sfiorò appena passando, un tocco breve che però la accese dentro. April si sedette tra loro, intrecciando le dita con le loro. La connessione tra tre cuori era palpabile, un bruciore dolce e guarente allo stesso tempo. Ma sotto quella quiete, qualcosa restava teso. Come una corda troppo tirata che ancora non aveva deciso se spezzarsi. Star poggiò la testa sulla spalla di April, Aria le sfiorò i capelli, e April chiuse gli occhi, rilassata.

«Non ti perderò… vero?» mormorò Star.

«Quello che provo per voi… non entra in una parola sola.» confessò April.

I loro occhi si incontrarono, lucidi e sorridenti.

«Se questo ti rende felice… allora voglio esserci. In qualunque modo» disse Star.

«Anch’io» aggiunse Aria.

Distese insieme, le dita intrecciate, la luna illuminava la tenda. Le ombre danzavano lievi sulle pareti di tessuto, e il silenzio era pieno di promesse non dette. Ognuna sentiva il battito dell’altra come fosse il proprio, e in quel momento la paura del mondo esterno sembrava lontana, quasi irreale. Korvath, all’esterno, percepì la nuova energia.

«Finalmente… qualcosa in lei ha smesso di fuggire.» sussurrò.

Ma da lontano, l’Ombra osservava, silenziosa. Per ora, nessuna delle tre ne percepì la presenza. Ma l’acqua del fiume, per la prima volta, non rifletteva le stelle.

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