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La Grande Unione

L'inizio della fine

L'inizio della fine

Apr 19, 2026

Yola Freyrdt era una donna maestosa, anche se non era diventata Regina.

La sua sola presenza era abbastanza da comandare anche l'aria in una stanza e tutti quelli che ci si trovavano all'interno.

Mariam si era sempre trovata in soggezione in presenza di quella donna, sin da quando era piccola. Era bellissima, con i lunghi capelli neri e gli occhi di un caldo marrone tipici dei Whitmune, il viso incantevole sebbene segnato dalla sua ormai matura età.

Eppure l'unico calore in Yola si fermava alle iridi: tutto in lei gridava gelo, dal suo sguardo ferreo alla piega severa delle labbra.

Essere la seconda figlia del Re di Orios non doveva essere stato facile per Yola, troppo importante per poter decidere del proprio destino da sola e troppo poco per avere il diritto di farlo.

Mariam provò un moto senso di compassione per quella donna, anche se sapeva che non ne aveva più motivo. Yola aveva ripreso la propria vita nelle sue mani e alla fine era diventata tutto ciò che aveva sempre voluto essere: la Grande Sacerdotessa del Grande Tempio della Madre Luna.

In un modo o nell'altro era arrivata all'apice del comando, anche se della Chiesa piuttosto che del Regno.

Yola si schiarì leggermente la gola nel tentativo di attirare l'attenzione di Mariam, che si morse la guancia per l'irritazione di essersi distratta ma non lasciando altrimenti trapelare alcuna emozione.

Mariam si portò la tazza di infuso di rose alle labbra e ne prese un breve sorso, assaporandone il gusto dolce che di solito adorava ma che in quel momento trovò stomachevole.

Tutto le dava la nausea di quella situazione: Yola non era ancora arrivata al dunque ma Mariam sapeva benissimo cosa la sacerdotessa, sua zia, volesse da lei.

Non era una visita di cortesia, quello era chiaro dalla segretezza di quell'incontro. No, Yola aveva voluto incontrarla da sola e lontano dagli occhi e le orecchie di tutti per un motivo ben preciso.

Mariam sapeva il perché, sapeva cosa Yola voleva, e ne era allo stesso tempo terrorizzata ed eccitata.

Non ne avevano mai parlato apertamente, avevano solo giocato con le parole e idee astratte ma sapeva che questa volta sarebbe stato diverso.

Lo sentiva.

Avrebbe solo preferito che smettessero di girarci intorno, preferiva affrontare le situazioni di petto.

Yola sorseggiò a sua volta l'infuso, gli occhi affilati puntati su Mariam. Le dita dell'altra mano tamburellavano sul tavolo in un ticchettio che ritmico e costante che dava sui nervi a Mariam.

«Sai perché è stato fondato l'ordine delle Sacerdotesse della Luna?» disse infine Yola rompendo il silenzio.

Mariam riuscì a rimanere immobile ma era quasi sobbalzata alla domanda improvvisa. Eccoci, pensò e si sistemò meglio sulla sedia, raddrizzando la schiena.

Schiuse le labbra per parlare ma Yola la interruppe subito: «Eravamo addestrate a occuparci di qualsiasi tipo di ferita e malattia, avevamo conoscenze sulla guarigione che andavano ben oltre ciò di cui siamo capaci oggi. Avevamo potere anche sulla morte»

Era tutto ciò che Mariam sapeva già, che aveva letto e studiato per tutta la sua vita e sapeva che Yola lo sapeva.

«Quel sapere è andato perduto con la guerra» disse Mariam infine.

Yola schioccò la lingua e la guardò così delusa che Mariam si sentì arrossire dalla vergogna. Per questo si odiò e odiò sua zia che, nonostante tutto, riusciva a farla sentire ancora una bambina colta impreparata.

«Era Magia» iniziò lentamente Yola «non si perde la Magia. Si è sopita con lo smembramento di Seatiale, ma è ancora lì, pronta a tornare»

«E quindi? Che sia perduta o addormentata, non capisco che...»

Yola sospirò e le scoccò un'altra occhiata delusa.

«Potevamo portare in vita i morti, potremmo farlo di nuovo. Ed è solo una piccola parte di ciò che saremmo capaci di fare con la Magia» disse la donna lisciandosi una piega invisibile sulla veste bianca.

Il suo tono non piacque a Mariam; era condiscendente, come se stesse spiegando qualcosa a qualcuno di particolarmente stupido e lento.

La fece infuriare. Non può parlarmi così, pensò, sono la sua Regina. Stava per dirglielo ma le parole le si bloccarono in gola all'ennesimo sguardo freddo della zia. Nonostante tutto, non riusciva ad affrontare la donna che l'aveva cresciuta.

Mariam rifletté per qualche secondo. Sua zia era sempre stata affascinata dalla storia di Seatiale, dalle antiche leggende e dalla Magia. Era stata lei a contagiare Mariam con l'amore per la storia e le aveva anche regalato il libro sulla mitologia di Seatiale.

Ma, anche se l'idea la faceva impazzire, non aveva idea di come avrebbe potuto riportare la Magia nel suo Regno. Era sicuramente quello che voleva Yola, lo sapeva, perché Mariam non era né stupida né lenta. Ma cosa voleva da lei?

Mariam era nata diverse generazioni dopo la Grande Guerra e la scomparsa della Magia, anche solo trovare qualche libro sul prima era estremamente difficile. Lei aveva probabilmente la più grande collezioni di tomi e manufatti di quell'epoca, quello era vero, ma comunque non c'era niente che parlasse di come farla tornare.

Yola si leccò le labbra in un gesto nervoso e si guardò intorno, come per assicurarsi che fossero davvero sole. Erano nelle stanze private di Mariam e l'unico altro essere vivente era la guardia al di fuori della massiccia porta chiusa, quindi Mariam giudicò alquanto assurda la premura che Yola stava mostrando.

Una volta essersi rassicurata, Yola si mosse sulla sua sedia, portando un braccio sotto il tavolo, come se stesse cercando qualcosa. Portò fuori un grosso libro rilegato in pelle nera, con su disegnate le diverse fasi della luna in argento. Lo posò con cura sul tavolo, accarezzando con mano tremante la copertina.

Mariam fissò il libro, confusa. Non aveva notato che Yola lo avesse con sé quando era entrata nella stanza. Doveva averlo nascosto, ma perché?

Allungò una mano per prendere il libro e dargli un'occhiata. Per un momento fu sicura che Yola le avrebbe schiaffeggiato via la mano, ma le dita dell'altra ebbero solo un breve spasmo prima di ricaderle in grembo. Yola deglutì con fatica: «Fai attenzione».

Mariam annuì leggermente, ora completamente catturata dalla curiosità. Cosa era quel libro da suscitare quella reazione dalla sempre fredda e controllata Yola? Aveva avuto intenzione di colpirla, di questo era sicura, e una cosa del genere, colpire la Regina anche se lievemente, le sarebbe potuto costare caro.

Mariam decise di lasciar perdere quei pensieri e si concentrò sul tomo davanti a lei. La copertina era consunta e lacerata in vari punti, le lune però sembravano quasi brillare, pulsavano di luce anche se non erano colpite dai raggi del sole che entravano dalle finestre. Toccò la pelle e aggrottò le sopracciglia, perplessa. Era fredda al tocco in modo quasi innaturale, solo lievemente più calda sulle incisioni delle lune. Aprì il libro su una pagina a caso; la carta era sottile e ingiallita, evidentemente molto antica, ma le scritture erano nette sulla pagina, l'inchiostro scuro come se fosse stato versato da poco.

Dovette sbattere le palpebre un paio di volte prima di essere sicura di aver visto bene. Le scritte non erano nella lingua comune che si parlava nei Quattro Regni, ma bensì quella ben più arcaica di Seatiale, il Sael.

Mariam sfogliò rapidamente ma con attenzione il libro, notando come fosse scritto tutto in Sael. Di quella lingua era rimasto ben poco e Mariam aveva nella sua collezione tutto ciò che vi era rimasto scritto. Aveva persino iniziato a studiarlo, cercando di tradurre i pochi scritti in suo possesso. Ma ciò che aveva erano pochi frammenti, niente a confronto di quel libro!

Alzò la testa di scatto, l'eccitazione che l'attraversava come un'onda, provando a chiedere a Yola dove avesse trovato quel libro e cosa fosse esattamente.

«È il Grimorio della Luna» disse semplicemente Yola.

Mariam la guardò per qualche secondo senza capire. Poi sgranò gli occhi e li abbassò nuovamente sul libro.

Il Grimorio della Luna era il compendio di tutte le formule magiche delle sacerdotesse della Madre Luna. Ci sarebbero dovute essere le più potenti magie guaritrici lì. Ci sarebbero dovute essere le magie per riportare in vita i morti.

Ma il Grimorio era andato perso durante la Grande Guerra, se non distrutto.

«È proprio lui» confermò Yola con un sentore di venerazione nel suo tono.

Come fai ad esserne sicura? Voleva chiederle Mariam, ma lo sapeva già.

Si sentiva stranamente attratta da quel libro dal momento in cui lo aveva toccato. Il modo in cui quelle lune pulsavano.

Improvvisamente avvertì il bisogno di rimanere da sola, di iniziare a studiare il Grimorio e provare a tradurlo, carpendone i segreti.

Si chiese quale scusa potesse trovare per cacciare via la Grande Sacerdotessa senza insultarla e offenderla, quando Yola posò una mano sul libro richiamando la sua attenzione.

«È ora di parlare sul serio» disse Yola con un sorriso gelido sul volto.

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"C'era la Magia una volta.
Sacerdotesse che riportavano in vita i morti, persone che manipolavano la pietra come se fosse creta, alberi che nascevano dalla pura volontà, guerrieri che assorbivano la forza dal sole rendendola propria.
Una volta vivevano in armonia, sia con la magia che tra loro. Un solo Regno, un solo popolo.
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