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La Grande Unione

L'architettura di una guerra

L'architettura di una guerra

Apr 19, 2026

Mariam sentì di essere caduta in una trappola, anche se non sapeva ancora quale fosse.

Era sempre stata orgogliosa di essere intelligente, perspicace. Brillante anche.

Ora non si sentiva nessuna di queste cose.

Ripensò a ciò che sapeva per certo: Yola voleva riportare la Magia a Orios, aveva in qualche modo ritrovato il Grimorio, che era quello reale se lo sentiva nelle ossa, e voleva che Mariam facesse qualcosa per lei.

Per risvegliare la Magia.

Perché? Quella era la vera domanda.

Per quanto aveva studiato Mariam, il Grimorio era composto solo da incantesimi di guarigione, potenti certo, ma niente di più. Niente che avrebbe potuto dare a Yola maggior potere, aiutarla in qualche modo pratico. Le Sacerdotesse della Luna erano sempre state un ordine di guaritrici.

Potevano riportare in vita i morti.

Mariam aveva conosciuto Yola per tutta la sua vita. Era stata la sorella di suo padre, Re Admond Whitmune. Era stata una principessa e sarebbe potuta essere Regina, se le cose fossero andate diversamente. Quando la madre di Mariam, la Regina Valenia Freyrdt, era morta, Yola aveva preso parte nel crescere ed educare Mariam insieme alla propria bambina, Shenya. Non come una seconda figlia, perché Yola era stata a malapena una madre per Shenya, ma assicurandosi che le due fanciulle avessero la migliore educazione. Mariam per diventare Regina, Shenya per consigliare la sua Sovrana al meglio.

Era stata un'insegnante dura ma efficace, particolarmente interessata però a insegnare loro della Madre Luna e della antica Seatiale. Era stato quindi con poca sorpresa quando, una volta che Shenya era stata abbastanza grande, si era separata legalmente da suo marito, Yav Freyrdt, ed era diventata prima sacerdotessa al Tempio e poi aveva scalato i ranghi fino a diventare Grande Sacerdotessa.

Per quanto ne sapeva Mariam, non c'era nessuno nel passato di Yola che la donna avesse voluto riportare in vita. Anche con suo fratello Admond aveva avuto sì dei rapporti cordiali, ma non erano stati particolarmente vicini. Né poteva essere un qualche amante perduto: la corte parlava, soprattutto degli affari sordidi, e tutti erano d'accordo su almeno una cosa, Yola Freyrdt, nata Whitmune, aveva cuore solo per la sua Dea.

Tutto l'amore e la devozione che aveva quella donna era per la Madre Luna.

Tutto questo però non la portava a niente, si sentì frustrata per come non riuscisse a decifrare sua zia.

Yola aveva ripreso a sorseggiare l'infuso, versandosene anche un'altra tazza, contenta di lasciarla pensare. Il sole che entrava dalla finestra illuminava la sua figura, facendo brillare la collana con la grossa pietra di luna che portava al collo, segno del suo status. La pietra di luna simboleggiava l'equilibrio interiore, fondamentale per una guaritrice.

«La Magia si è assopita quando Seatiale si è divisa» disse infine Yola appoggiando la tazzina sul tavolo con un sonoro tintinnio.

Mariam trasalì leggermente al rumore, presa alla sprovvista da ciò che le era stato detto.

Era stata così presa dal capire i motivi di Yola, che aveva dimenticato di pensare anche a quello. A come far ritornare effettivamente la Magia.

«La Magia è sparita perché chi la praticava è morto o è stato costretto a nascondersi» rispose Mariam.

Yola battè le mani in segno di approvazione: «Esatto, si sono nascosti. Questo significa che chi conosce la Magia vive ancora. Qualcuno che ha passato la propria conoscenza da generazione a generazione, fino ad oggi»

«Vuoi che trovi queste persone? Dovrei cercare in tutta Orios» Mariam era confusa, ci sarebbe voluto molto tempo.

Ma si può fare, sussurro una vocina dentro di lei. La prospettiva era esilarante, il pensiero di trovare e riportare la Magia la infiammava. Poteva farlo, lei. Sarebbe stata ricordata per sempre, tra le più grandi regnanti di Orios.

Non che fosse importante questo, per lei. Pensava solo a quante persone avrebbero potuto salvare con quelle conoscenze di guarigione. Il suo popolo veniva sempre prima, ovviamente.

«Non solo Orios» disse Yola.

«Come?» chiese distrattamente Mariam, ancora persa tra i suoi pensieri.

«Noi abbiamo i nostri segreti, ma anche gli altri Reami li avranno. Seatiale era un solo Regno, una volta»

Ora Mariam era confusa. Di quali segreti stava parlando Yola? Il Grimorio era tutto ciò di cui Mariam era a conoscenza al momento. E non sapeva neanche da dove era venuto fuori.

«Dove hai trovato il Grimorio?» chiese circospetta.

Yola si limitò a fare un vago cenno con la mano, sbrigativo. Come se quella non fosse la cosa più importante.

«Se scopriamo cosa gli altri Regnanti sanno sulla Magia, potremmo...»

«Dove hai preso il Grimorio?» ripeté Mariam.

Yola la guardò seccata, infelice di essere stata interrotta o forse della domanda insistente. Scrollò la testa e si passò la mano tra i capelli, il viso una lastra di pietra illeggibile. La stanza, fino a quel momento riscaldata dal sole, si riempì di gelo.

«Non è importante, niente di tutto questo è importante. Sono venuta da Voi per un motivo. Non Vi ho insegnato niente?» sibilò Yola, gli occhi socchiusi in una fessura.

Per Mariam fu come ricevere uno schiaffo in faccia e la cosa la indignò. Avrebbe chiamato le guardie e avrebbe fatto scortare fuori la sacerdotessa, non avrebbe sopportato altri insulti in questa conversazione. Era la sua Regina, anche se la donna pareva averlo dimenticato.

Yola sembrò leggerle qualcosa nel viso, per quanto Mariam tentasse sempre di tenere un'espressione neutra. Sospirò leggermente e alzò le mani in segno di scuse.

«Mi perdoni, Vostra Maestà» disse sommessamente Yola «Voglio solo il meglio per questo Regno e so che Voi potreste riuscire a fare grandi cose»

Quelle parole non bastarono a calmarla. Sentiva la falsità costruita per compiacerla, ma non poteva rigettare in faccia alla Grande Sacerdotessa quelle che erano delle scuse. L'ultima cosa che voleva era un incidente diplomatico con il Grande Tempio.

Annuì rigida e rimase in silenzio, facendole capire che la stava ascoltando.

«Se scopriste cosa sanno gli altri Re della Magia nei loro Regni, potremmo riportare...»

«Se anche sapessero qualcosa» la interruppe Mariam «Non verrebbero a dircelo spontaneamente. Almeno che tu non stessi pensando a delle spie»

Non era sicura che potesse funzionare. Se fossero state scoperte sarebbe stato un disastro. Poteva significare guerra. Il solo pensiero le fece venire mal di testa.

Ma Yola sorrise in modo inquietante e una luce malevola le si accese negli occhi.

«Potete farglielo dire, con un certo tatto ovviamente» sussurrò.

Mariam sbatté le palpebre, presa in contropiede. Come poteva mai convincere un altro Sovrano a rivelare quelli che erano segreti di stato?

Ci arrivò prima di quando avrebbe voluto e le si ghiacciò il sangue nelle vene.

«Vuoi farmi iniziare una guerra contro altri tre Regni?» sputò alla fine Mariam con gli occhi spalancati. Era certa che la maschera di neutralità che portava di solito fosse finalmente caduta.

«Io non posso farle fare niente, Maestà. È solamente una sua scelta» Yola si alzò con grazia, lisciando il vestito di seta bianca con cura.

«Ma voglio che ci pensi attentamente, è per il bene del Regno» prese il Grimorio dalle mani inerti di Mariam e accennò un inchino.

Si diresse a passi misurati verso la porta, bussò delicatamente e quando la guardia la aprì uscì senza guardarsi indietro.

Mariam restò congelata al suo posto, i pensieri fissi sulla conversazione appena avuta.

Guerra, pensò.

Per la Magia, per il bene del Regno.

Guerra.

Non posso farlo, decise.

Ma ci sarebbe il modo, le disse una vocina dentro la testa.

Prima che se ne accorgesse iniziò a considerare la possibilità.

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"C'era la Magia una volta.
Sacerdotesse che riportavano in vita i morti, persone che manipolavano la pietra come se fosse creta, alberi che nascevano dalla pura volontà, guerrieri che assorbivano la forza dal sole rendendola propria.
Una volta vivevano in armonia, sia con la magia che tra loro. Un solo Regno, un solo popolo.
Poi venne la guerra e con essa la discordia.
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