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La Grande Unione

La grande idea

La grande idea

Apr 19, 2026

Non poteva iniziare una guerra contro altri tre Regni. Anche se avesse voluto.

Era presa da una strana frenesia che le impediva di stare ferma e percorreva la sua stanza in grandi falcate. Una parte di lei sapeva che sarebbe dovuta uscire e attendare ai suoi doveri della giornata, ma il pensiero di dover fingere di essere interessata a qualcosa che non fosse quello le faceva rivoltare lo stomaco.

Doveva pensare.

Non poteva iniziare una guerra. Non poteva neanche andare da loro e chiedere gentilmente senza che le ridessero in faccia.

Doveva, in qualche modo, convincerli. Ma come?

Attorcigliò le dita nella seta grigio chiaro del suo abito e si rigirò di scatto, prendendo a camminare concitata dall'altra parte della stanza. Le ciocche di capelli che le erano sfuggite dalla treccia le volarono davanti al viso e lei le scostò con un cenno secco del capo.

Aveva sempre amato le storie di Seatiale, della Magia, del passato. Riportare la Magia a risvegliarsi sarebbe stato eccezionale, avrebbe dato nuova forza e importanza a Orios. E lei doveva sempre mettere il proprio Regno, il proprio popolo al di sopra di tutto.

Quante persone ferite o ammalate avrebbero potute essere salvate dalla Magia?

Ma non era solo questo! Conosceva approfonditamente le storie, sapeva che le Sacerdotesse della madre Luna non erano le uniche ad usufruire della Magia. Pensò alla Mano di Pietra venerata a Lapis con l'antica abilità di modellare le rocce, il Padre Sole di Solis con l'energia che infondeva ai suoi guerrieri, la forza vitale di Terra che permetteva di creare vita dove non c'era a Terraria.

Capiva cosa Yola intendesse, non potevano riportare la Magia solo a Orios. Sarebbe stato vitale che ritornasse in tutti i Regni.

Non era ancora sicura quale fosse il fine di Yola nel farlo. Possibile che volesse vedere solo ristabilito l'ordine delle cose?

Il problema era che conosceva a malapena gli altri Re, se non di nome. Non aveva mai viaggiato al di fuori di Orios e, anche allora, molto raramente aveva lasciato il Palazzo d'Argento. I Re di Orios non lasciavano il loro castello se non sporadicamente. Si era giurata che le cose sarebbero cambiate quando fosse diventata Regina ma, con i suoi impegni, le era scivolato dalla mente. E ora non aveva più tempo.

Provò a ricordare cosa sapeva degli altri Sovrani.

A Lapis regnava la Regina Ellenore, una donna molto più grande di Mariam e con molta più esperienza. Di lei si diceva che fosse dura quanto la pietra che comandava.

A Terraria c'era Re Arik, un uomo di mezza età di cui tutti parlavano con grande rispetto del suo onore e della sua gentilezza.

Infine rimaneva solo Re Calis di Solis. Il più vicino alla sua età, anche se era comunque più grande di qualche anno. Era un grande guerriero, come quasi tutti a Solis. A corte aveva visto qualche volta dei guerrieri di Solis: alti, dalla pelle scura e caldi occhi neri, i capelli lunghi intrecciati sia per le donne che per gli uomini. Però di Calis stesso sapeva poco. I soliani erano ottimi mercenari ma vivevano in una landa desertica in cui a malapena riuscivano a sopravvivere.

C'era poco e niente che accomunava i quattro Re. Erano rimasti distanti per tutto quel tempo, forse troppo. Non esisteva nessuna comunicazione tra loro, i loro regni permettevano appena di far entrare le persone di un altro popolo.

E non era forse quello il problema, la distanza?

Mariam si diresse verso la sua libreria e cercò velocemente tra i libri in esposizione fino a che non trovò cosa stava cercando: una mappa del loro continente.

La srotolò facilmente sullo scrittoio e appoggiò una coppa e una caraffa negli angoli in alto, mentre teneva la parte in basso aperta con una mano. Con un dito percorse i confini a sud di Lapis, chiusi tra il fiume Violis a ovest e a sud dal fiume Indaris. Lì, in una piccola vallata tra le montagne scorse il disegno di una piccola torre con su scritte le parole "Concilio Illuminato".

Quando Seatiale era stata divisa in quattro regni, tutti quei secoli fa, c'era stato il caos. Solo qualche decennio dopo la fine della Grande Guerra, quando ancora la sfiducia e l'odio erano ancora presenti, i Re di allora avevano istituito il Concilio Illuminato. Si diceva che il primo ad avere l'idea fosse stato un Re di Lapis, per questo l'antica torre si trovava in quel regno. Le storie del primo Concilio Illuminato erano andate perdute e quelle che erano rimaste differivano su il suo scopo principale, ma quello su cui concordavano era questo: Re e Regine si erano incontrati per la prima volta dopo la Grande Guerra, per il bene dei loro popoli.

Che fosse per evitare un'altra guerra o per discutere di scambi commerciali poco importava, se un Re decideva di richiamare un Concilio Illuminato gli altri avrebbero dovuto accettare l'invito e presentarsi alla piccola torre a Lapis.

Erano passati generazioni dall'ultimo Concilio, Mariam sapeva per certo che suo padre non aveva mai presenziato ad uno. Nei tempi più recenti era stata la Regina Kamila, la madre del suo bisnonno, ad averci preso parte. Quella volta, se Mariam ricordava bene, era stata la Regina di Solis a convocare il concilio.

Corrugò la fronte mentre fissava la mappa, stavolta guardando verso la piccola striscia di terra e sabbia che rappresentava Solis.

Se ricordava bene, ed era certa di farlo, era stata Solis a indire le ultime manciate di Concili. Aveva senso, se pensava alle condizioni in cui Solis versava, con il deserto che mangiava sempre più parti del loro territorio.

Si chiese se fosse una buona cosa, se Solis avrebbe accettato più facilmente l'invito o fosse preoccupante che Re Calis, e i suoi predecessori, avessero mantenuto il silenzio.

In ogni caso sarebbero stati obbligati ad accettare la richiesta di incontro, tutti loro, se non avessero voluto scatenare una guerra.

In ogni caso, lei avrebbe voluto quello che voleva.

No, pensò, non voleva una guerra. Voleva evitare un massacro se poteva farlo.

Ma non ti tirerai indietro, se si arrivasse a tanto, sussurrò la sgradevole vocina dentro di lei.

Mariam si morse il labbro, passandosi una mano sul viso.

Voleva solo il meglio per il suo popolo e la Magia poteva darglielo.

Prese un respiro profondo e annuì, tremante, con gli occhi ancora nascosti dalla mano.

Sarebbe solo dovuta riuscire a mettere su un piano, mettere insieme le parole per convincere i Re di quello che era meglio per tutti.

Si sedette alla sedia, che fece un terribile suono graffiante quando la tirò da sotto lo scrittoio, e posò la testa tra le mani, chiudendo gli occhi cercando di riflettere.

Prima di tutto avrebbe avuto bisogno di maggiori informazioni, su gli altri Regni, gli altri Re.

Avrebbe dovuto mandare qualcuno nelle altre corti a raccogliere informazioni. Pensò brevemente a Yola ma scartò subito l'idea. Sarebbe stata l'ideale, in quanto Grande Sacerdotessa sarebbe stato facile giustificare la sua presenza e sapeva già cosa stesse succedendo. Ma Mariam aveva bisogno di qualcuno di cui si fidasse completamente e anche se non era che non si fidasse di Yola, quella donna aveva dei piani tutti suoi in cui non l'aveva coinvolta.

Pensò ai suo cavalieri e alle lady della propria corte, ma faceva fatica a prendere in considerazione alcuno di loro. Nel giorni migliori la sua corte era un covo di serpi e comunque aveva bisogno di qualcuno che non avrebbe fatto domande.

C'era solo una persona che non l'avrebbe mai tradita, a cui poteva affidare un compito così delicato. La Prima Dama della Regina.

Improvvisamente Mariam avvertì il bisogno di piangere. Non voleva coinvolgere Shenya in quella storia prima che fosse necessario, ma a quanto pareva il tempo era già arrivato. Odiava dover mentire a sua cugina, a sua sorella, ma non poteva metterla a parte della verità. Non ancora.

Non aveva scelta.

Si raddrizzò sulla sedia e frugò sul suo tavolo fino a trovare un foglio di carta pulito e l'occorente per scrivere.

Avrebbe parlato con Shenya al più presto, per ora doveva trovare le parole.

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"C'era la Magia una volta.
Sacerdotesse che riportavano in vita i morti, persone che manipolavano la pietra come se fosse creta, alberi che nascevano dalla pura volontà, guerrieri che assorbivano la forza dal sole rendendola propria.
Una volta vivevano in armonia, sia con la magia che tra loro. Un solo Regno, un solo popolo.
Poi venne la guerra e con essa la discordia.
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