Era in viaggio da due settimane ormai.
Non aveva mai passato tanto tempo a cavallo prima di allora e i muscoli iniziavano a farle davvero male. Non che lo avrebbe mai ammesso, visto che l'idea di cavalcare invece di prendere la nave e arrivare a Lapis per fiume era stata sua. Ovviamente non se ne pentiva, aveva voluto esplorare e così aveva fatto, qualsiasi cosa ne dicesse ser Petar.
Shenya non piaceva a quell'uomo, la cosa era evidente, e il sentimento era pienamente ricambiato. Nel profondo capiva che il ruolo del cavaliere era tenerla al sicuro, ed era dannatamente bravo in questo, ma Mariam le aveva affidato il compito di osservare i Regni e riferirle qualsiasi cosa le sembrasse motivo di interesse. Shenya non sapeva esattamente cosa intendesse la giovane Regina, ma era sempre felice di aiutarla in qualsiasi modo. E, soprattutto, di lasciare le mura di Firstfall dopo tanto tempo.
Amava la sua città e il suo Paese, ma l'opportunità di visitare luoghi nuovi le si era presentata e lei l'aveva colta.
Erano passate due settimane e si erano inoltrati nel territorio di Lapis, a breve avrebbero dovuto raggiungere Deepsvale. La città era eretta alle pendici della montagna più alta di Lapis, Godhaven. Anche da qualche giorno di distanza la montagna era ben visibile e incombeva su di loro quasi minacciosamente, la cima nascosta tra le nuvole.
Shenya aveva trovato Lapis bella ma noiosa, i villaggi che avevano attraversato erano costruiti interamente in pietra e tutto molto grigio e triste. All'inizio era stata catturata dalla visione di luoghi ed edifici così diversi da quelli a cui era abituata ad Orios, ma la novità era svanita in fretta.
Fino ad ora il posto più memorabile che aveva visto era stato il Traforo dei Compagni, l'antico passaggio scavato nel cuore della Dorsale Nordica, la catena montuosa che divideva Lapis da Orios.
Il Traforo era l'unico collegamento tra i due regni e Shenya era rimasta affascinata dal lungo percorso, con le sue lisce pareti di solida pietra con sopra intagliate parole in una lingua ormai perduta. Camminarci dentro dava una sensazione strana, quasi inquietante, con il modo in cui anche il minimo sussurro echeggiava, e faceva maledettamente freddo.
Mariam lo avrebbe adorato, pensò Shenya malinconica. Era un peccato che molto probabilmente non l'avrebbe mai visto.
I primi villaggi vicino al Traforo erano stati molto accoglienti e amichevoli, abituati come erano alla presenza di persone che provenivano dall'altra parte. Il popolino poteva viaggiare attraverso il Traforo, che da entrambe le parti era sorvegliato da guardie armate, solo in casi speciali e con un permesso; ma tutti sapevano che le guardie facevano passare che ne avesse bisogno sotto lauta ricompensa.
Quindi all'inizio era andato tutto bene, avevano viaggiato tranquilli, attirando sguardi curiosi e altrettanti sorrisi benevoli. Le cose erano cambiate mentre si inoltravo nel cuore di Lapis: le occhiate erano diventate sospettose e invece di sorrisi c'erano state smorfie ostili.
Ser Petar era innervosito da ciò e si comportava in maniera sempre più acida e paranoica nel tentativo di assicurare la protezione della Prima Dama.
Shenya aveva inghiottito quasi tutte le parole velenose che le erano venute in mente nei litigi peggiori con ser Petar e non era orgogliosa dei momenti in cui non ci era riuscita.
Era stanca, si sentiva sporca e puzzolente e in quel momento tutto ciò che voleva era un bagno caldo e un letto morbido. Si chiese quanto mancasse ancora al prossimo villaggio e si guardò intorno in cerca di segni di civiltà, ma tutto ciò che vide fu il terreno roccioso e le montagne che punteggiavano Lapis.
La sua cavalla, una snella giumenta baia, sbuffò scuotendo la criniera come a condividere lo stato d'animo di Shenya. Le accarezzò il collo con un gesto rassicurante mormorando paroline dolci.
Deepsvale non era come se l'era immaginata.
Shenya aveva pensato ad un altro monotono insediamento di pietra, pietra e ancora pietra. Era così, in un certo senso, ma questo non le dava giustizia. La città straripava di vita, con le strade principali pieni di bancarelle che vendevano gioielli e pietre preziose, spade e lance e scudi. E tanti, tanti strumenti per minare: picconi e pale e mazze e una miriade di altre cose a cui Shenya riusciva a malapena dare un nome. Le fucine dei fabbri fumavano, riscaldando l'aria, e donne e uomini battevano con i loro martelli su tavoli di acciaio o arrotavano armi su dischi di pietra.
Era viva in un modo in cui poco altro lo era stato a Lapis. Il chiacchiericcio dei passanti, le grida dei mercanti che cercavano di attirare l'attenzione di possibili acquirenti e anche il leggero odore di pane appena cotto che proveniva da una piccola bottega lungo la strada, tutto le ricordò improvvisamente il quartiere del mercato a Firstfall. Avvertì una fitta di acuta nostalgia per casa sua che cercò di allontanare fermamente, in fondo erano passati solo una manciata di giorni da quando era partita. Si disse che si sarebbe divertita il più possibile e non avrebbe trovato il tempo di sentire la mancanza di niente.
Si diressero verso la locanda più grande ed elegante indicata loro, La Fondamenta, dove dopo aver affidato i loro cavalli allo stalliere, chiesero abbastanza camere per il loro gruppetto. Shenya decise di mangiare nel salone grande invece di farsi portare il cibo in camera, con grande orrore di ser Petar, e tenne le orecchie ben aperte per qualsiasi informazione che potesse risultare interessante. In quella locanda sembrava ci fossero perlopiù nobili di altre città e villaggi vicini venuti a chiedere udienza alla loro Regina.
L'argomento più in voga sembrava essere la mancanza di grano e altri alimenti. Shenya seguì la conversazione di due uomini che si lamentavano di come i granai delle loro città si stessero svuotando più velocemente di quanto avrebbero pensato e, soprattutto, dell'alto costo della frutta.
Shenya sapeva che Lapis esportava per la maggior parte le derrate alimentari da Orios, che era conosciuta in tutti i Regni per i grandi campi coltivati ed i frutteti, al contrario del terreno duro e roccioso di Lapis, poco propenso a far nascere alcunché. Sicuramente a Mariam avrebbe fatto comodo sapere delle loro difficoltà, se mai avesse voluto rivedere i rapporti commerciali.
Una leggera morsa le si strinse allo stomaco al pensiero di dover sfruttare le difficoltà del popolo a loro vantaggio, ma non era quello che succedeva ogni giorno? Re e Regine dovevano fare il loro meglio, o peggio, per mantenere il Regno stabile.
Lo sapeva, ma questo non significava che dovesse piacerle.
La corte fu una delusione.
Non per la grande sala del trono, così diversa da quella al Palazzo d'Argento, né per l'atmosfera, che invece era sin troppo simile; ma per la mancanza della Regina Ellenore.
La vide solo di sfuggita, mentre cavalcava verso le porte della città, seduta eretta sul suo cavallo nero, i capelli di un biondo cenere molto chiaro da sembrare quasi bianchi che svolazzano alla leggera brezza. Guardò delusa le sue spalle che si allontanavano tra la folla che le faceva spazio, mentre gridava felicemente nel tentativo di attirare la sua attenzione, alcuni bambini lanciavano dei piccoli fiorellini di montagna colorati ai suoi piedi.
Shenya seguì la piccola parata fino a quando non perse di vista la Regina, poi sospirò e decise comunque di passare a vedere com'era la corte. Distrattamente notò che la Regina Ellenore fosse vestita con una tunica rosso scuro orlata d'oro; almeno aveva buon gusto.
La sala del trono era un ampia stanza quadrata brulicante di nobili, lady e cavalieri. Il trono che era alto, squadrato e posto su un piedistallo al centro della stanza, sembrava anch'esso fatto di pietra. Doveva essere scomodo, pensò Shenya con una smorfia e sperò che i cuscini rossi posti sul sedile fossero abbastanza comodi.
Ai piedi del trono c'era una sua versione molto più piccola, sempre bordata di rosso, su cui era seduto l'uomo più anonimo che Shenya avesse mai visto, anche più di ser Petar. E se avesse mai perso ser Petar nella folla non sarebbe più riuscita a riconoscerlo. Curiosa si avvicinò di qualche passo a una lady dai lunghi capelli rossi, cercando di carpire dalla conversazione chi fosse quell'uomo. Ovviamente era qualcuno che poteva tenere corte al posto della Regina. Quando sentì qualcuno chiamarlo "Vostra Maestà", si accorse con lieve sorpresa che quell'uomo doveva essere il marito della Regina Ellenore.
Forse quella donna non aveva così tanto buon gusto come aveva creduto.
Non che fosse brutto, era solo dimenticabile, con i suoi capelli e occhi di un castano smorto.
Non aveva nulla di regale, ecco tutto.
Shenya sospirò e con gli occhi abbracciò la sala, cercando un buon punto dove iniziare. Cercare informazioni in una corte sarebbe stato, per lei che era la Prima Dama a Orios, come bere un bicchiere d'acqua.
Notò immediatamente una donna spiccare tra la folla, molto alla, dalla pelle scura, con i capelli lunghi neri e intrecciati, vestita con una semplice armatura di cuoio marrone.
Una mercenaria di Solis, avrebbero potuto legare in quanto straniere.
Shenya si fece versare due calici di un vino rosso e corposo dal primo servo che passava e si diresse a passi sicuri verso la mercenaria.
La donna sembrò avvertire la sua presenza prima ancora che Shenya arrivasse e la fissò duramente mentre si portava la mano al fianco dove di solito portava la sua arma, in un gesto istintivo.
Shenya le mandò il migliore sorriso di cui era capace e alzò una coppa in segno di pace.
«Sono arrivata qui da poco, pensavo di farmi qualche amica che capisca la mia situazione?» chiese sorseggiando dal proprio calice.
La donna la guardò per qualche secondo in silenzio, poi ignorò la coppa che Shenya le porgeva e prese quella da cui aveva appena bevuto. Prese un lungo sorso e infine si leccò le labbra piene senza distogliere lo sguardo da lei.
«Di dove sei?» chiese la mercenaria con voce calda e quasi timida.
Il sorriso di Shenya si allargò, mentre un fremito la percorreva partendole dalla pancia. Trovava quella donna estremamente attraente e mentre la percorreva di nuovo con lo sguardo notò con piacere con piacere che la Soliana faceva lo stesso.
Forse si sarebbe divertita dopo tutto.

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