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La Grande Unione

La strada verso casa

La strada verso casa

Apr 20, 2026

Il pranzo andò sorprendentemente bene.

Il cibo era delizioso, anche se forse un po' troppo speziato, e la compagnia di Re Calis era piacevole.

Anche la principessa Nasha, che Shenya aveva finalmente scoperto fosse la sorella minore del Re, si rivelò allegra e curiosa di ciò che Shenya aveva da dire su Orios. Chiesero tante domande e risposero a tutte quelle fatte da Shenya. Re Calis sembrava particolarmente interessato a Mariam e Shenya era ben più che felice di lodare la sua Regina. Era un peccato, davvero, che i due non avrebbero potuto incontrarsi di persona.

«Chissà» disse Calis con un sorriso enigmatico da dietro la sua coppa di vino.

Shenya corrugò la fronte ma Nasha la distrasse subito chiedendole come combattevano gli orosiani e lei fu tentata di mandarla da ser Petar, che al contrario del suo carattere assurdo aveva mostrato di saper combattere dannatamente bene. Poi ricordò il carattere di quell'uomo e decise che forse era meglio chiedere l'aiuto di Lorian o Sirion, che anche se non erano cavalieri avevano mostrato il loro valore quando si erano allenati lungo la strada.

Alla fine mangiò, rise, parlò e forse bevve un po' troppo se il modo in cui le girava la testa era un qualche segno. Intuì che il Re e la principessa cercavano di ottenere delle informazioni da lei e tentando di distrarla quando faceva domande a cui non volevano rispondere. Lei seguì la loro guida, fingendo di fare la stupida e non dando segno di capire.

Alla fine rimase alla corte di Scorchdenn per qualche altro giorno, guardando i guerrieri allenarsi o passeggiando per il mercato guardando le mercanzie in vendita. Comprò diversi vestiti, tra cui un meraviglioso abito di seta rosso scuro con intrecci dorati. Le costò tantissimo ma era più che felice dell'acquisto, non vedeva l'ora di mostrarlo a Mariam.

In quei giorni il Re continuò a invitare Shenya al suo tavolo e lei fu ben lieta di accettare. Nasha si offrì di insegnarle a usare un'arma e quando Shenya acconsentì titubante, la ragazza le mise in mano un pugnale, semplice ma molto affilato. Le mostrò qualche mossa di base e annuì soddisfatta quando Shenya ripeteva il movimento in modo esatto. Alla fine, quando Shenya annunciò che doveva ripartire, le regalò un pugnale con la lama riccamente decorata e con un rubino incastonato sull'elsa. A Shenya vennero le lacrime agli occhi alla vista del dono. Anche se erano passati pochi giorni si era sinceramente affezionata a Nasha, quella ragazza dalla lunga treccia di capelli neri e il sorriso allegro che però picchiava come un fabbro.

Le sarebbe mancata e anche, a modo suo, Re Calis. Era stato gentile e cortese con lei, e anche se aveva molto probabilmente i propri scopi non pensava che fosse stata tutta una finzione. C'era stata sincera genuinità nelle loro azioni.

Lasciare Solis fu sinceramente triste per lei. Era il Regno a cui aveva dato meno considerazione, pensandolo solo come a un deserto infinito, eppure l'aveva colpita più di Lapis. 

Alla fine, essendo rimasta a Scorchdenn, il deserto non lo aveva nemmeno visto. Giurò a se stessa che sarebbe tornata e avrebbe visto con i suoi occhi la Landa Mortale, l'infinita distesa di sabbia che nessuno era riuscito ad attraversare e tornare vivo.



Ripresero la via dell'acqua e dal fiume Indaris risalirono per il fiume Violis, diretti dritti a Bleakwall, la capitale di Terraria.

Avrebbero potuto risalire Terraria da sud, ma erano ormai passati quasi due mesi da quando il loro viaggio era iniziato e Shenya era francamente stanca, non credeva che avrebbe retto altre lunghe ore a cavallo e lasciare Solis l'aveva prosciugata per qualche motivo. Voleva solo finirla e tornare a casa.

Bleakwall era nel mezzo di un bosco, circondata da alberi così alti da oscurare quasi la città. Dovettero cavalcare per ore dalla città portuale che dava sul fiume Violis per arrivare alla capitale e quasi si persero negli immensi boschi che costituivano il Regno. Shenya ringraziò la Madre Luna che almeno le strade e i sentieri fossero ben visibili e facilmente percorribili.

Una volta arrivati Bleakwall le sembrò la versione in legno di Deepsvale, carina, piena di vita ma niente di che. Sapeva nel profondo di essere ingiusta, che a suo modo era un piccolo gioiello che non aspettava altro che essere vissuta, ma non avvertì alcuna emozione. Ripeté stancamente ciò che aveva fatto anche nelle altre città: trovò la locanda, mangiò, stando bene attenta ad ascoltare in caso ci fossero informazioni utili, si fece un bagno e andò a dormire presto cercando di riposare prima di andare a corte l'indomani.

Per qualche ragione, mentre lei si sentiva così abbattuta, al contrario ser Petar sembrava di umore migliore: parlava a raffica e allegramente, come se cercasse di riempire il silenzio di lei. Shenya sorrise stancamente e con uno strano affetto al tentativo del cavaliere di farla star meglio.

Decise di indossare uno degli abiti che aveva comprato a Solis, non quello rosso, ma uno di seta verde chiaro che secondo lei ben si abbinava ai boschi circostanti.

Il Re stava tenendo corte, un uomo che aveva passato la mezza età con i capelli e la barba grigi, sedeva su un trono che sembrava più un tronco di un albero che una sedia. Accanto a lui, su una piccola panca, c'era una donna della stessa età, con i capelli raccolti in una coda altrettanto grigi, vestita in un abito viola scuro. La sua regina, probabilmente.

Re... Arik? Sì, le sembrava si chiamasse così. Re Arik sembrava di buon umore, rideva facilmente e sembrava ascoltare rapito tutti i sudditi che andavano a parlargli. I problemi erano cose di poco conto: un furto di qualche capo di bestiame, due che si litigavano un appezzamento di terreno, un nobile che chiedeva aiuto nel riprendersi una figlia che era scappata di casa.

 Era niente al confronto del problema di cibo di Lapis e la paura dell'espansione del deserto di Solis. 

Shenya si sforzò di ascoltare, di carpire qualche cosa di utile, ma sembrava che non ci fosse niente di serio. O almeno niente che potesse interessare a Mariam. 

Rimase lì per qualche ora, ascoltando e osservando. Il Re sembrava buono, prestava la giusta attenzione a chiunque gli chiedeva udienza e le sue decisioni sembravano giuste e oneste.

E in quel modo era come tutti descrivevano Re Arik: giusto e onesto.

Arik era un uomo carismatico, quello era sicuro, ma non più interessante di quanto avesse sperato.

Lasciò la corte e si diresse nuovamente verso il mercato, magari comprare qualcosa di carino le avrebbe migliorato l'umore.



Alla fine rimasero a Bleakwall per altri tre giorni prima di ripartire.

Shenya tirò un sospiro di sollievo quando finalmente si lasciarono le porte della città alle spalle. Qualche ora a cavallo, qualche altra nel fiume, un altro giorno a cavallo e infine sarebbero arrivati a casa. Un giorno, forse due, e poi avrebbe potuto riposare nel suo letto.

Avrebbe potuto riabbracciare Mariam.

Il pensiero le ridiede il buon umore e iniziò a parlare di cose di poco conto con le sue guardie. Ser Petar ghignava felice e accettava anche con grazia i velati insulti che gli rivolgeva Shenya. 

Il suo cambiamento d'animo sembrava avere effetto su tutta la comitiva: Fabian, il membro più maturo del loro gruppo, iniziò a canticchiare una canzone, a lui si unirono immediatamente Lorian e Sirion, che iniziarono a fare a gara a chi cantava peggio. Per qualche motivo che sfuggiva a Shenya.

Markus si nascondeva il viso tra le mani e borbottava qualcosa su come fossero tutti imbarazzanti.

Alla fine i due fratelli riuscirono a convincere a far cantare ser Petar, che si dimostrò stranamente intonato. Shenya rise comunque così forte da cadere quasi da cavallo, con gran sgomento di ser Petar.

Era piuttosto convinta che anche i ragazzi fossero contenti di ritornare a Orios.

Alla fine le ore a cavallo finirono e si ritrovarono sulla nave. Poi sbarcarono e quando toccarono terra si ritrovarono a Orios. Ci sarebbe voluta almeno un'altra giornata a cavallo per rientrare a Firstfall, ma erano finalmente nel loro Regno.

Lorian e Fabian sfidarono Sirion a baciare il terreno sul quale avevano appena messo piede e fu solo l'intervento di Markus a impedirlo. Shenya era dannatamente divertita da Fabian e il modo caotico in cui il vecchio soldato si comportava.

Era tardi e decisero di fermarsi a riposare in città, avrebbero affrontato l'ultima tratta l'indomani.

Dopo settimane, Shenya si addormentò con il sorriso.

Si svegliarono all'alba, fecero una veloce colazione e ripresero il cammino.

Quando, finalmente, al calar del sole videro le mura bianche che circondavano Firstfall, Shenya lanciò il cavallo al trotto veloce, impaziente di entrare in città. Ser Petar fece un debole tentativo di richiamarla, poi scosse la testa e la seguì, le guardie correvano dietro di loro.

Arrivata all'interno della città Shenya rallentò, non volendo rischiare di fare male a qualche passante. Andando al passo, si guardò intorno cercando di assorbire il più possibile la vista della sua città. Il quartiere del mercato con i suoi negozi e le bancarelle, le case del popolino, il Grande Tempio che sembrava scintillare alla luce della luna.

Il Palazzo d'Argento.

Avvertì un groppo alla gola che fece fatica a deglutire. Era quasi arrivata.

Quando finalmente lasciò la sua cavalla nelle mani del garzone alle stalle appena fuori il Palazzo sentì ritornare l'urgenza che l'aveva pervasa prima, appena fuori dalla città.

Iniziò a correre lungo le scale che portavano all'ingresso e si fermò solo quando raggiunse la porta.

Il soldato di guardia la guardò circospetto, poi la riconobbe.

«Prima Dama» disse facendosi da parte e abbassando il capo.

Shenya prese un respiro profondo, annuì verso la guardia e poi, raddrizzando le spalle, entrò.

Finalmente era a casa.

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