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La Grande Unione

Calma come l'acqua

Calma come l'acqua

Apr 21, 2026

Camminare nei corridoi del Palazzo fu quasi un'esperienza estraniante. Le guardie che pattugliavano le sale la riconoscevano e salutavano con il rispetto dovuto al suo status. Dopo mesi di anonimato fu stranita ma contenta e sorrideva con autentica gioia.

Era bello essere tornata.

Era piena notte e il Palazzo era quasi silenzioso, se non fosse stato per i passi pesanti delle guardie e i leggeri sussurri di chi era ancora sveglio. Mentre si dirigeva nella parte superiore del castello incontrò qualche nobile che si proclamò deliziato del ritorno della Prima Dama.

Shenya li salutò con grazia e un sorriso di circostanza, ben conscia del proprio trasandato, i vestiti sgualciti e sporchi dal viaggio e i capelli scarmigliati e legati frettolosamente in una coda. Entro il giorno dopo si sarebbero diffusi pettegolezzi su ciò che i nobili avevano visto quella notte.

Quando finalmente arrivò davanti alla sua porta, Shenya esitò. Guardò verso la grande porta ornata che conduceva alla stanza della Regina, pensando a cosa fare. Anche in piena notte, Mariam l'avrebbe accolta, ne era certa. Ma, per quanto avrebbe voluto vederla, era esausta. E aveva il forte sospetto di puzzare di cavallo.

Sarebbe andata da lei come prima cosa nel mattino, decise.

Aprì la porta dolcemente, cercando di essere silenziosa. La stanza era immersa nel buio e Shenya strizzò gli occhi per ambientarsi nella mancanza di luce.

Quando i suoi occhi si abituarono all'oscurità, mosse qualche passo verso la finestra a est della stanza, quella dove c'era il grande letto. Lo osservò pensosa per qualche secondo. Non se la sentiva di tirare giù dai loro letti le sue serve personali, questo significava niente bagno, ma si sarebbe comunque rinfrescata con l'acqua che di sicuro avevano lasciato per...

Sentì più che vedere qualcuno muoversi tra le lenzuola. Virtholm giaceva supino sotto le coperte, un braccio posato sullo stomaco e l'altro dietro la testa. La flebile luce della luna gli illuminavano il bel viso dai lineamenti marcati, la leggera barba che gli sporcava la parte inferiore del volto. Sembrava che si fosse lasciato crescere i capelli in quei mesi e il castano era striato da altri fili d'argento che prima non c'erano stati.

Shenya lo guardò con un sorriso affettuoso. Non amava Virtholm, non lo aveva mai fatto, ma provava del sincero affetto per l'uomo che chiamava marito, sentimento che sapeva ricambiato. Forse, in un' altra vita si sarebbero amati in quel modo in particolare, ma in quella che stava vivendo Virtholm preferiva la compagnia di altri tipi di amanti. Non che Shenya gliene avesse mai fatto un torto, apprezzando lei stessa sia uomini che donne.

Dovette attutire un risolino contro il palmo della sua mano quando Virtholm grugnì nel sonno. Sempre impeccabile da sveglio, ma quando dormiva era tutt'altra cosa. Probabilmente era quello che lo rendeva popolare tra le persone che condividevano il suo letto.

Alla fine si decise di darsi la lavata di cui aveva disperatamente bisogno, poi si infilò la prima veste da notte che le capitò tra le mani e si infilò nel letto facendo attenzione a non disturbare suo marito.




Il giorno dopo fu svegliata dai primi raggi del sole che stava sorgendo e dal suono degli uccellini che cinguettavano.

Si stiracchiò nel letto sentendo tutto il corpo indolenzito e dolorante, eppure le sembrò che non avesse mai dormito meglio.

«Buongiorno, mia lady» la salutò Virtholm sorridendole, affianco a lei nel letto.

Shenya cercò di ricambiare il sorriso, ma uno sbadiglio la interruppe facendo ridere Virtholm. 

«Stanca dal viaggio?» le chiese quando tornò serio. Shenya si limitò ad annuire e socchiuse la bocca per rispondergli quando sentirono un secco bussare alla porta.

«Avanti» disse Shenya con un altro sbadiglio mettendosi a sedere, la veste da notte le scivolò da un lato lasciandole una spalla nuda.

Un ragazzo che Shenya non aveva mai visto prima entrò con un vassoio tra le mani diretto al tavolo dove di solito prendevano i pasti. Lo guardò stranita per un po', abbastanza intontita dal sonno da pensare per un momento che si trattasse di uno dei prediletti di suo marito. Iniziò a sentire della rabbia montarle dentro, perché per quanto le andasse bene che Virtholm trovasse piacere altrove non ammetteva di essere insultata in quella maniera, dovendo avere davanti a sé uno degli amanti.

Virtholm sembrò avvertire la tempesta che stava arrivando perché si affrettò a dire: «Lui è Ven, il mio nuovo servo»

Shenya non ne fu pienamente convinta, Ven aveva capelli di un biondo scuro lunghi fino alle spalle, gli occhi azzurri e la pelle abbronzata tipica di chi lavorava al di fuori della corte. Quella pelle parlava di contadino, non di servo di un nobile. Era molto alto e anche le spalle larghe e muscolose erano più adatte a lavorare in un campo. E sembrava proprio il tipo da incantare suo marito.

Ma decise che gli avrebbe creduto, per ora.

«Ven, vai a chiamare le serve di mia moglie» disse sbrigativo Virtholm con un cenno secco della mano.

Ven annuì, senza alzare gli occhi da terra, e uscì velocemente dalla stanza. Shenya era piuttosto sicura che il ragazzo, non avesse mai alzato lo sguardo. Era stato in sua presenza per breve tempo, ma non le sembrò che il suo fosse un atto di sottomissione, anzi.

Ma una cosa alla volta.

Shenya guardò storto Virtholm senza però dirgli niente. Lui sapeva già qual era il problema.

Decise di ignorarla: «Ti sei svegliata presto questa mattina. Pensavo che...»

Grave errore. 

«Devo vedere la Regina» disse freddamente alzandosi dal letto. E farmi un bagno finalmente, ma questo lo pensò soltanto; c'erano alcune cose che neanche i mariti dovrebbero sapere.

E doveva far cambiare le dannate lenzuola.

Un secondo bussare alla porta, questa volta più leggero.

«Avanti» disse stavolta Virtholm.

Adele e Charla entrarono, Ven qualche passo dietro di loro, e quando videro Shenya squittirono un «Mia Signora!» di sorpresa.

Ma si ripresero subito dallo stupore, infondo erano serve da lungo tempo. Ed erano maledettamente brave nel loro lavoro.

«Le porto subito qualcosa da mangiare» disse Charla e fece per incamminarsi di nuovo fuori la porta.

Shenya la fermò subito.

«Mangerò con la Regina. Piuttosto preparami un bagno. E tu, Adele, parla con Selenna e preparate la colazione per Sua Maestà» ordinò.

Le due donne annuirono e rapidamente si precipitarono fuori dalla porta, pronte ad adempiere al loro dovere.

Ignorando Virtholm si girò verso il suo armadio alla ricerca di un abito consono. Mentre vagliava gli abiti si ricordò improvvisamente dell'abito di seta rosso e oro che aveva comprato a Solis. Quello sarebbe andato benissimo.

C'era solo un problema. L'abito era nei suoi bagagli, quelli che aveva portato con sé per tutto il viaggio. E lei lo aveva lasciato con ser Petar e le guardie. Il suo bagaglio, con tutti i possedimenti tra quali abiti e gioielli, era ora chissà dove con chissà chi perché la sera prima era corsa a palazzo senza alcun pensiero al mondo. Chissà cosa le era preso.

Incrociò le braccia al petto, irritata, cercando una soluzione al problema. Mentre si guardava attorno i suoi occhi si posarono su un ragazzo dai capelli biondi e il viso imbronciato.

«Ven, faresti una cosa per me?» chiese in tono d'un tratto dolce.



Alla fine i suoi averi erano stati tutta la notte con ser Petar, che li aveva presi in custodia e protetti personalmente. Quando Shenya controllò che tutto fosse presente, trovò il bagaglio perfettamente in ordine. In realtà non aveva dubitato della lealtà e onestà di Ser Petar, anche se questo non glielo avrebbe mai detto, ma sarebbe stato un inutile spreco di tempo cercare di spiegarlo a Virtholm.

Il vestito era anche più bello di quanto ricordasse, la seta così liscia da sembrare liquida tra le mani e, dopo essersi fatta il bagno infine, anche addosso. Ad ogni passo sembrava guizzare tra il rosso e il dorato come se fosse una fiamma viva.

Era sicura che Mariam lo avrebbe adorato.

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