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La Grande Unione

Forte come il sangue

Forte come il sangue

Apr 21, 2026

La guardia davanti a lei rimase impassibile, con la mano destra appoggiata all'elsa della spada lunga che portava al fianco. Non una minaccia, ovviamente, ma solo il simbolo della sua vigilanza.

Stava solo svolgendo il suo compito, Shenya lo sapeva, ma trovava comunque snervante che una semplice guardia le impedisse di andare dove desiderava; combatté l'impulso di sbuffare e iniziare a battere un piede con impazienza, limitandosi a incrociare le braccia al petto e a mascherare il suo viso in un'espressione di perfetta calma. Ma non abbassò lo sguardo, continuando a fissare gli occhi azzurro pallido dell'uomo davanti a sé, nel tentativo di intimidirlo.

Ma la guardia non era, in fondo, una semplice guardia: sopra la livrea blu scuro, con in rilievo la luna bianca, portava lo stemma d'argento della falce di luna della casa reale.

Non era solo una guardia, era il capitano.

Shenya si spostò dalla spalla i lunghi capelli biondi, lasciandoli ricadere morbidamente sulla schiena, e guardò più attentamente l'uomo.

     

Il viso duro, squadrato, segnato dalle prime rughe era di una tonalità più scura di quello dei soliti soldati di guardia al castello, probabilmente abbronzata dal sole. I capelli tagliati corti erano castani, screziati di grigio sulle tempie, il naso aquilino e le labbra serrate le fecero venire in mente il nome di quell'uomo: Terwin Brach.

Shenya corrugò la fronte per un momento prima di nascondersi nuovamente in una apparente tranquillità. Cosa ci faceva il capitano delle guardie reali, che di solito si trovava in giro per tutta Orios a portare la Pace della Regina, appostato davanti alla camera da letto reale?

Madre Luna mi indicherà la strada, pensò Shenya. O almeno lo farà la Regina, aggiunse divertita.

Ma si sentiva nervosa ora, al cospetto dell'uomo. Non per l'uomo in sé, ma per le novità che avrebbe portato. Era stata lontana da Firstfall e dalla Regina troppo a lungo, doveva assolutamente parlare con Mariam e venire a conoscenza degli avvenimenti recenti.

Se solo la Regina si fosse degnata di aprirle la porta e farla entrare.

Con un lieve sospiro spostò lo sguardo da Brach, si era arresa alla realtà di non riuscire a fargli abbassare gli occhi e ora capiva il perché, alla porta a due battenti di noce scuro decorata in rilievo con spirali di ferro battuto.

Stava per iniziare a spazientirsi e chiedere a Brach di annunciarla nuovamente quando le arrivò la voce attutita della Regina.

      

«Avanti» disse Mariam, la voce a malapena udibile ma il tono di comando era chiaro.

Brach annuì, come se la Regina potesse vederlo, e si girò a spalancare la porta prima di fare un passo indietro e permettere a Shenya di passare. Non disse una sola parola.

Shenya lanciò un'ultima occhiata al capitano ma il viso dell'uomo era come pietra, senza emozioni.

Quando varcò la soglia, le pesanti porte si richiusero dietro di lei senza alcun rumore, i cardini ben oliati.

Shenya raccolse le vesti, la seta rossa che le scivolava tra le dita, e fece la riverenza più profonda che si adattava al suo rango.

«Mia Signora» disse con il capo chino, senza guardarla, in segno di sottomissione.

    

Ci fu un momento di silenzio, spezzato solo dal fruscio della seta, poi le dita della Regina le sfiorarono il mento, incitandola ad alzare la testa.

«La mia Prima Dama ha forse bisogno di queste formalità?» chiese la Regina, senza alcuna espressione anche se il tono di voce era caldo.

Shenya alzò gli occhi e il suo volto si aprì in un ampio sorriso quando incontrò gli occhi scuri di Mariam. Per la prima volta da quando aveva rimesso piede a Firstfall, si sentì finalmente a casa.

Schiuse le labbra per salutare sua cugina quando un altro fruscio, che questa volta non apparteneva alla Regina, le fece notare le altre persone nella stanza.

Riconobbe subito la vecchia Selenna, serva della Regina da quando Mariam era ancora una fanciulla, impeccabile dai capelli acconciati alla severa veste grigio scuro con su ricamata sul cuore la falce di luna bianca. Selenna teneva gli occhi bassi, ma quando avvertì lo sguardo di Shenya su di sé si inchinò in modo impeccabile.

L'altra serva invece era nuova o, almeno, Shenya non l'aveva mai vista: una giovinetta dai capelli di un castano chiaro, alcune ciocche le erano sfuggite dalla crocchia e le ricadevano sul viso, giudicò che almeno portava bene la veste, uguale a quella di Selenna. Comunque, nel complesso la considerò sciatta, inadatta a stare al servizio della Regina e la lentezza con cui si inchinò fece aumentare il suo disappunto.

Riportò gli occhi su Mariam e alzò leggermente un sopracciglio, in una muta richiesta. Il viso della Regina era ancora impassibile, ma Shenya notò subito il modo in cui la donna si morse leggermente l'angolo della bocca per impedirsi di sorridere.

      

«Siete dismesse» disse la Regina con uno svolazzo della mano, senza nemmeno guardarle, e le due serve raccolsero le loro gonne in un ultimo inchino prima di uscire.

henya aspettò tranquilla che le porte si richiudessero prima di lanciarsi in avanti e gettare le braccia al collo di Mariam e stringerla forte a sé.

La Regina rise forte di quella sua risata cristallina, ma ricambiò l'abbraccio, nascondendo il volto nell'incavo del collo di sua cugina, emettendo un piccolo sospiro di sollievo.

«Mi sei mancata» sussurrò Mariam stringendola per l'ultima volta, prima di lasciarla andare.

Shenya passò le mani dal collo alle spalle della donna, in una leggera carezza e le lasciò lì dandole una lenta occhiata nel tentativo di carpire quanti più dettagli possibili.

Almeno fisicamente, Mariam sembrava stare bene. Capelli e vestito erano impeccabili come sempre e sembrava avere un salutare colorito sulle guance che erano sempre troppo pallide.

Dovrebbe uscire di più, pensò distrattamente, ma sapeva che era impossibile.

La Regina doveva rimanere al Palazzo.

Mariam le prese una mano nella sua e la condusse alla panca ricoperta di velluto bianco vicino al camino, Shenya si mosse a disagio sulla panca, faceva troppo caldo lì dentro per i suoi gusti, ma sapeva quanto freddolosa Mariam poteva diventare.

«Raccontami tutto!» esortò la Regina girandosi verso di lei, senza lasciarle la mano.

Shenya sospirò esageratamente, triste, e disse: «Non mi chiedi nemmeno come sto? Davvero, Mariam, mi ferisci. Qui» E mise la mano libera sul cuore, in un gesto inutilmente teatrale.

Mariam ridacchiò divertita, coprendosi la bocca con il dorso della mano e scuotendo lievemente la testa.

«Sai cosa ti chiederei, se dovessi seguire i miei desideri»

«Vestito o marito?» sbuffò Shenya alzando gli occhi al cielo.

             

«Per prima cosa, non fare l'indisponente con la tua Regina. Secondo, entrambe le cose, davvero»

Shenya si morse la lingua, nel tentativo di reprimere una rispostaccia. Rifletté su cosa rispondere per prima e decise di andare con quella più innocua.

«Te l'ho già detto, per il vestito. Preferisco i colori accesi, mi donano di più»

«La casata regnante Whitmune per tradizione-»

«Oh, ma io sono una Freyrdt. O anche meglio, una Burg» rispose prontamente Shenya, prima di accorgersi dell'errore commesso.

Quando vide il sorrisetto di vittoria di Mariam realizzò l'errore commesso e sospirò tristemente, preparandosi mentalmente alla ramanzina che sarebbe certamente arrivata.

«Il lord tuo marito è una brava persona, Shenya, e-»

      

«So che Virtholm è un uomo buono, meraviglioso anche, ma conosci già la nostra situazione» disse di getto Shenya.

Mariam la guardò con espressione triste per qualche secondo, sembrando riflettere sulle proprie parole.

«Forza, fammi vedere questo tuo vestito. È nuovo vero? E la seta non mi sembra Oriosiana!» le disse la Regina infine battendo le mani e facendole segno di alzarsi.

Shenya prese la palese via d'uscita che le stava dando. Sapeva che non le avrebbe più chiesto di suo marito, per ora almeno.

Dopo essersi messa in piede, iniziò a girare su se stessa facendo alzare e ruotare la gonna con i suoi movimenti. La seta sembrava essere cangiante, rivelava a ogni movenza delle striature dorate che era difficile notare altrimenti. Sembrava fuoco liquido e la Regina rise deliziata, battendo nuovamente le mani, in incoraggiamento.

Sto ballando tra le fiamme, pensò Shenya con un sorriso prima di fermarsi senza fiato dando le spalle a Mariam, poi le ammiccò da sopra la spalle.

  

«Seta di Solis» disse semplicemente ritornando a sedere con un ultimo svolazzo del vestito.

«Solis! Ancora non ci credo che sei arrivata fino a lì! Com'era?»

«Oh, l'ho adorata. Il Regno è bellissimo, ma Re Calis anche di più!» ridacchiò Shenya, ridendo ancora più forte all'espressione scandalizzata di sua cugina.

«Shenya! Ti mando in missione per conto della Corona e tu pensi agli uomini!» gridò la Regina, palesemente divertita.

Shenya rise ancora più forte buttando la testa all'indietro. Mariam le era mancata così tanto.

«Mia Regina, ho così tante cose da raccontarvi» le sussurrò con fare cospiratorio e un'occhiata furba.

«Anche io, mia Dama, anche io» sussurrò Mariam improvvisamente pensierosa.

Shenya aggrottò la fronte perplessa e aprì la bocca per chiederle a cosa si stesse riferendo, ma la Regina ma fermò.

«Prima tu» le disse «Raccontami tutto»

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