Shenya raccontò. Tutto.
Prima di iniziare, Shenya aveva timidamente suggerito di andare a passeggiare nei giardini del Palazzo, così da prendere un po' d'aria e magari mangiare qualche pesca succosa raccolta direttamente dagli alberi da frutto che punteggiavano il parco.
Mariam, però, era stata irremovibile. Voleva parlare in camera e, dalla lunga occhiata che aveva mandato alla porta, sembrava quasi che volesse andare ad assicurarsi che fosse davvero chiusa. Alla fine era rimasta seduta ma Shenya aveva iniziato ad avere paura. Perché tanta segretezza?
Ma iniziò a parlare alla fine.
Il viaggio era andato bene, anche se era stato stancante passare tante ore a cavallo. Shenya le parlò del Traforo dei Compagni con le sue misteriose scritte, delle montagne alte di Lapis e della pietra onnipresente, di come aveva mancato la Regina Ellenore di un soffio. Raccontò della caldissima Solis, con i suoi incredibili guerrieri e della loro preziosa seta, della gentilezza di Re Calis e come la principessa Nasha avesse provato a insegnarle a combattere. Si fece esitante quando iniziò a parlare di Terraria, aveva passato tutta la sua visita lì troppo stanca per apprezzarla davvero ma non voleva ammettere la sua insolita debolezza. Ci provò comunque, descrivendo gli immensi boschi e il trono a forma di tronco.
Mariam ascoltò assorta, facendole una miriade di domande su tutto e, anche quando Shenya finì di parlare e prese un sorso d'acqua, la guardò aspettandosi altro.
Titubante quindi le raccontò del problema del grano a Lapis e della desertificazione di Solis. A sentire ciò gli occhi di Mariam si illuminarono di vivido interesse e annuì lievemente.
«A Terraria, invece? C'è qualcosa che non va?» le chiese Mariam alla fine.
Shenya iniziò a sentirsi a disagio ma scosse la testa: «Niente che io abbia scoperto, almeno»
Mariam mormorò qualcosa sottovoce, troppo piano perché Shenya potesse capirla, e aggrottò la fronte. Sembrava contrariata, ma da cosa? Dal fatto che Shenya non fosse riuscita a riportarle le informazioni che voleva o dall'apparente prosperità di Terraria?
Shenya si ritrovò a sperare che fosse sua la colpa del malumore di Mariam; preferiva prendersi la colpa, anche se non capiva bene di cosa, al pensiero che Mariam provasse talmente tanto rancore per un popolo che non aveva nemmeno mai incontrato da essere delusa dalla mancanza delle loro sofferenze, per quanto minime.
Mariam si alzò, con le braccia incrociate al petto, e iniziò a camminare avanti e indietro per la stanza, l'espressione pensierosa. La catenella d'argento tempestata di diamanti che portava intrecciata nei capelli tintinnava a ogni passo e stava iniziando a darle sui nervi. Voleva chiederle cosa esattamente c'era che non andava ma rimase in silenzio, conosceva sua cugina abbastanza bene da sapere di non dover interromperla quando era di quell'umore.
Alla fine Mariam si fermò davanti a Shenya, una mano serrata sulle labbra e gli occhi che irradiavano preoccupazione. Shenya si mosse a disagio sulla panca e fece per alzarsi, ma mariam la bloccò scuotendo la testa. Altri tintinnii che le fecero rivoltare lo stomaco.
Aveva visto Mariam preoccupata in passato, quando era ancora una principessa che stava guardando suo padre morire. L'aveva vista terrorizzata quando, nei brevi momenti che si era presa per star da sola con Shenya, doveva prepararsi per la sua ascesa al trono come Regina.
Questo era simile. Non completamente uguale, ma abbastanza simile da crearle un nodo allo stomaco. Perché significava che la questione fosse seria, preoccupante e spaventosa.
Mariam prese un tremolante respiro profondo e chiuse gli occhi, poi con voce fredda iniziò a parlare: «Tu sei l'unica persona di cui mi fidi realmente, ho bisogno della tua fedeltà più che mai»
«Se hai messo la mia lealtà in dubbio anche solo per un secondo, ti chiedo scusa per le mie mancanze» disse Shenya con sincerità, perché se sua cugina, sua sorella, la sua Regina aveva dubitato allora doveva aver fatto qualcosa di male.
«Non hai fatto niente che mi abbia fatto mancare di fiducia nei tuoi confronti» la voce di Mariam si addolcì e abbozzò brevemente un sorriso, poi il suo viso si trasformò in una lastra di pietra.
A Lapis si divertirebbero a scolpirci un'espressione vera, pensò istericamente Shenya e dovette trattenersi dallo scoppiare a ridere.
«Sono io quella che sta per fare qualcosa che tu non approveresti»
«Non potrei mai...»
«Ho intenzione di convocare il Concilio Illuminato»
Il Concilio Illuminato.
Il primo pensiero di Shenya fu: tutto qui?
Voleva lasciare il Palazzo d'Argento per incontrare persone che erano sue pari, che potevano capire il peso che portava e condividere la loro esperienza? Ma ben venga!
Stava per tirare un sospiro di sollievo e scherzare su quanto le sarebbe piaciuto Re Calis, su come le avrebbe fatto bene prendere un po' di sole e lasciare Orios per qualche giorno, ma le parole le si bloccarono in gola.
Mariam sembrava anche più pallida di prima anche se il viso continuava a rimanere senza espressioni.
Non era il cosa, allora. Rimaneva solo il perché.
«Per fare cosa?» mormorò piano Shenya. Non era sicura di voler sapere la risposta.
Mariam prese un altro respiro profondo e la guardò di sottecchi, come a voler prevedere la sua reazione. Poi scrollò le spalle, quasi a voler togliersi un peso.
«Io e... Io credo di sapere come risvegliare la Magia, ma ho bisogno del loro aiuto per farlo» ammise infine.
Shenya sbatté le palpebre un paio di volte, certa di aver capito male. Sicuramente le stava facendo uno scherzo, pensò, ma il sorriso divertito che le si stava formando sul volto le si gelò quando vide quanto seria Mariam fosse.
«Va bene» farfugliò Shenya dopo qualche secondo «Meraviglioso, anche. Quindi riunisci tutti i Sovrani e chiedi loro di aiutarti. A risvegliare la Magia. Qual è il problema?» si sentì una sciocca anche solo a dirlo.
Non aveva ancora completamente escluso la possibilità di uno scherzo elaborato.
Anche se non sarebbe stato da Mariam.
«Non tutti potrebbero essere d'accordo nel condividere i loro segreti»
Shenya corrugò la fronte, ora confusa.
«Va bene» niente andava bene «ma cosa hai intenzione di fare? Non puoi obbligarli!»
Mariam non rispose, le fece solo cenno di abbassare la voce.
La cosa stizzì Shenya che si alzò e strinse le braccia al petto, non era sicura se per rabbia o per non cadere a pezzi.
Cosa sta succedendo? Pensò Shenya, dovevamo parlare del mio viaggio, di come ho...
Di come ho raccolto informazioni per mesi, per lei.
«È per questo che sono stata via per tutto questo tempo? Per trovare qualcosa per cui ricattarli?» esplose improvvisamente, avvertendo il bisogno repentino di vomitare.
«Qualcosa del genere, sì» commentò Mariam posata, come se stessero parlando del tempo e non di qualcosa che avrebbe portato a una...
«Guerra. Ti stai preparando a una guerra» sibilò velenosa.
Si sentì piena di furia inaspettatamente. Aspettò che il dolore per ciò che sua sorella stesse progettando la colpisse, ma invece la vista le si annebbiò sì di lacrime, ma di rabbia.
Pensò alla soleggiata Solis, che aveva amato e dove avrebbe voluto ritornare, distrutta da una guerra evitabile, una guerra iniziata per una motivazione così futile, ed ebbe voglia di urlare.
Non pensò a come lo stesso destino di rovina potesse abbattersi anche su Orios, non ne aveva né il coraggio né la forza.
Una vocina dentro di lei le ricordò che aveva appena promesso fedeltà eterna alla sua Regina e provò a controllare la tempesta che la stava sconvolgendo dentro.
Sarebbe stato più facile se Mariam avesse mostrato una qualche emozione.
Invece rimase lì, il viso inespressivo e senza emettere fiato, aspettando cosa? Che Shenya si calmasse?
Doveva andarsene da lì prima di dire qualcosa di cui si sarebbe pentita.
Soffocando l'urgenza di urlare si precipitò fuori dalla porta.

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