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La Grande Unione

L'acqua è più dolce

L'acqua è più dolce

Apr 22, 2026

Virtholm era seduto allo scrittoio della sua stanza, la penna che graffiava leggermente la carta. Era stato lì tutta la mattinata e gli doleva la testa, mentre cercava di mettere in nero su bianco le proposte di legge da presentare alla Regina alla prossima seduta di corte.

Di tanto in tanto lanciava occhiate verso il ragazzo che tentava di piegarli i vestiti. Ven sembrava star perdendo miseramente contro gli indumenti, rivoltandoli da una parte all'altra e finendo per appallottolarli scompostamente quando si arrendeva.

Avrebbe dovuto dirgli qualcosa, lo sapeva. Ma era stranamente divertito dall'intera situazione e preferiva quel bizzarro spettacolo alle mezze frasi cancellate che riempivano il suo foglio.

Eri bravo in questo una volta, pensò tristemente accartocciando l'ennesimo foglio e prendendone uno pulito.

La porta si spalancò di colpo, aperta con tanta foga da sbattere con violenza contro il muro, e sua moglie entrò nella stanza come una furia. Ignorando tutti con ampie falcate andò verso la finestra, i lunghi capelli biondi che le svolazzavano dietro la schiena, e posò i gomiti sul davanzale fissando ostinatamente fuori.

Virtholm era talmente sorpreso da tale scena che, nel suo stupore misto a costernazione, si girò verso Ven cercando di incrociarne lo sguardo, come a chiedergli se anche lui avesse assistito e Virtholm non fosse completamente impazzito.

Ven, probabilmente dimenticatosi qual era il suo posto e incoraggiato dal comportamento del suo Lord, fece spallucce altrettanto sbigottito. Quando i loro sguardi si incontrarono, sembrarono quasi sul punto di ridere entrambi in modo isterico. Qualcosa negli occhi di  Ven fece stringere lo stomaco di Virtholm, in modo piacevole. Forse lo scintillio di divertimento che gli illuminava, forse il modo in cui non abbassò lo sguardo quando si rese conto di essere osservato dal suo Lord. Per un attimo Virtholm si perse nel momento di quel cameratismo così spontaneo, si perse in quei luminosi occhi azzurri e permise agli angoli della sua bocca di arricciarsi in un cenno di sorriso.

Quel sorriso gli morì sulle labbra quando sentì, e se non fosse ci fosse stato un silenzio assordante in quegli attimi probabilmente non lo avrebbe colto, un leggero mugugnare. Come qualcuno che si sforzasse di non produrre nessun suono, di soffocare il lamento che artigliava fuori dalla gola.

Come se qualcuno si sforzasse di piangere in silenzio.

Virtholm si girò in direzione di quel rumore così specifico ma allo stesso tempo quasi del tutto estraneo. Raramente aveva udito Shenya piangere.

Come inebetito si rese conto di star per deridere sua moglie, chiaramente completamente sconvolta al punto di fare una sceneggiata, con un servo. Sua moglie che stava piangendo.

Con un servo.

«Vattene» disse freddo, facendo un segno di congedo verso la porta.

      

Ven sembrò essere colto di sorpresa dall'improvviso cambio di tono e umore del Lord, e la sua faccia si aggrottò rimanendo immobile. Per un secondo Virtholm si chiese se avrebbe dovuto buttarlo fuori di peso, la connessione che aveva sentito prima con lui annegata nella vergogna di ciò che aveva quasi fatto. Poi però Ven si diresse verso la porta, quasi sbattendo i piedi, e uscì chiudendosela alle spalle.

Avrebbe dovuto fare qualcosa, se il giovane continuava a mostrarsi così... Inadeguato, pensò tra sé girandosi verso Shenya.

 

La donna continuava caparbiamente a guardare fuori dalla finestra, dando le spalle alla stanza, come se fosse l'unica all'interno. Quando Virtholm fece qualche passo verso di lei, fiancheggiandola piuttosto che starle dietro, lo ignorò anche se certamente aveva sentito i suoi passi, che lui aveva strascicato di proposito per non prenderla di sorpresa. Notò che Shenya aveva una mano sulle labbra, la presa stretta a tal punto da far impallidire le nocche, e capì perché oltre a quel singolo singhiozzo non aveva udito alcun gemito provenire da lei.

Si passò le mani tra i capelli, incerto su cosa fare. Raramente Shenya aveva espresso quel tipo di emozioni davanti a lui. Di solito, nelle rare occasioni in cui accadeva, era nei fumi dell'alcool, dopo una cena particolarmente noiosa, quando perdeva la presa di ferro sui suoi sentimenti. Ed erano bazzecole, piccoli rimpianti che scordava il mattino dopo una volta sobria. 

L'unica volta in cui l'aveva vista così genuinamente sconvolta era stato la prima notte insieme, dopo le loro nozze.

Aveva pianto allora, sdraiata sul loro nuovo letto con indosso il suo vestito da sposa riccamente decorato; le lacrime erano scivolate lentamente sul suo viso silenziose, non emettendo alcun suono, negli occhi una paura così grande che mai più avrebbe rivisto. Anche se si conoscevano appena e solo di nome, per lui era stato straziante vederla lì, che tentava di farsi più piccola di come già era, mentre tentava di trattenere le lacrime inutilmente.

Non sono un mostro, aveva voluto dirle allora, non ti farò del male. Ma le parole gli si erano incastrate in gola, immaginando le storie dell'orrore che serve e amiche le avevano messo in testa su quella notte. Virtholm, steso su di lei, non aveva idea di dove mettere le mani, per non spaventarla ulteriormente. 

    

Per non spaventare sé stesso, che non toccava una donna da anni, da quando aveva dovuto da ragazzo.

Alla fine le aveva poggiato una mano sulla spalla, in modo quasi distaccato e freddo, poi si era messo dalla sua parte del letto e aveva chiuso gli occhi; aveva ascoltato il respiro di Shenya calmarsi gradualmente e aveva avvertito gli occhi di lei fissarlo con neonata curiosità prima che la stanchezza la cullasse nel sonno.

In fondo nessuno doveva sapere che il matrimonio non era stato consumato, l'antica usanza di mostrare le lenzuola sporche di sangue era andata ormai perduta da secoli. E poi lei non era vergine.

Ora, nel presente, le posò una mano sulla spalla, come aveva fatto anni fa. Lo fece lentamente, dandole la possibilità di sottrarsi al tocco, se avesse voluto, ma lei non si scostò. Anzi, sembrò quasi pendere verso la sua mano, come in cerca di un conforto che mai prima d'ora aveva voluto da lui.

  

Voleva chiederle qual era il problema, se le fosse successo qualcosa durante il viaggio, e per un attimo sentì un moto di rabbia verso la Regina, che l'aveva mandata all'avventura senza una minima ragione.

Ma rimase in silenzio, dandole il tempo di calmarsi. Dandole la scelta di condividere con lui il suo fardello, se avesse voluto.

Però il tempo passava e Shenya non apriva bocca, non faceva cenno di girarsi verso di lui, di giustificarsi. Il tempo sembrò dilatarsi a dismisura e Virtholm iniziò a provare un pizzico di inquietudine.

Al tempo, aveva capito le paure di Shenya. Ora non aveva idea di cosa le passasse per la testa.

«Parlami» chiese infine a voce bassa, stringendo lievemente la presa sulla spalla in un vago gesto di incoraggiamento.

    

Shenya sembrò mormorare qualcosa, ma le parole furono attutite dalla mano che teneva ancora premuta sulla bocca. Con gentilezza Virtholm le prese il polso e con fermezza le spostò la mano, insistendo quando Shenya fece resistenza.

La donna aveva le labbra rosse e gonfie, ma erano così dai morsi che si era inflitta piuttosto che dal trucco che usava abitualmente. Si passò la lingua sul labbro inferiore, più volte, e Virtholm realizzò che doveva aver la gola secca dopo aver pianto così disperatamente. E lui non aveva idea da quanto fosse in quelle condizioni.

Fece per dirigersi verso il suo scrittoio, era certo che ci fosse dell'acqua e un calice lì, ma Shenya si aggrappò alla mano che teneva ancora sulla sua stanza e strinse, non lasciandolo allontanare.

«Non farmelo dire» disse lei con voce lacrimosa, tirando su con il naso.

«È successo qualcosa durante il viaggio?» chiese allora Virtholm, cercando di riaggiustare la mano.

Lei lo teneva abbastanza stretto da affondargli le unghie nella carne e lui era abbastanza certo che una volta che lo avesse lasciato andare gli sarebbero rimasti i segni.

«No» mormorò lei abbassando lo sguardo.

Se non le era successo niente per strada, dove era stata solo una viandante, di sicuro non poteva esserle accaduto nulla a corte, dove come Prima Dama era rispettata e anche un po' temuta da tutti.

Pensò a cosa altro poteva sconvolgerla in quel modo, dentro la corte, a quell'ora del mattino. Fu proprio in quel momento che capì.

        

«Hai discusso con la Regina» non era una domanda.

Shenya inspirò bruscamente e si girò nuovamente a guardare i bellissimi cespugli fioriti che si intravedevano da quella finestra, che si affacciava sul cortile.

 

Rimase in silenzio per un lungo momento, poi disse con voce roca: «Non farmelo dire»

Virtholm annuì lentamente prima di rendersi conto che Shenya non avrebbe potuto vederlo.

«Va bene» le sussurrò invece, intrecciando le loro dita insieme «Abbiamo tempo»

Shenya si limitò a sospirare, stringendo la presa sulla sua mano.

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