Il foglio di carta era riccamente decorato con la filigrana dello stemma della Casa Reale Whitmune: le due lune d'argento incrociate.
La carta, una volta di un intonso color crema, adesso era scritta con la miglior grafia di cui Mariam era capace. Aveva dibattuto tra sé se non fosse il caso di chiamare un'esperta, per rendere le parole le più chiare possibile, poi aveva scelto di scrivere di suo pugno: aveva avuto l'improvviso terrore che gli altri Regnanti si sarebbero offesi se una richiesta del genere fosse arrivata dalla mano di chiunque altro.
Probabilmente si sarebbero offesi ugualmente, sospirò Mariam e soffiò lievemente sull'inchiostro per farlo asciugare anche se probabilmente era inutile in quanto già secco.
Ma doveva essere tutto perfetto, non poteva permettersi nessuna sbavatura.
Pensò a chi mandare quella prima lettera. Ovviamente le lettere sarebbero state spedite tutte insieme, per evitare che un Sovrano pensasse che lei facesse favoritismi, ma le era venuta quella superstizione. Che la prima lettera che avesse scritto sarebbe dovuta essere mandata al Re giusto, per fare in modo che tutto andasse bene.
Ma chi poteva scegliere?
La sua prima idea fu la Regina Ellenore di Lapis: una donna, come lei, che forse sarebbe riuscita a capire meglio il suo punto di vista. Ma subito l'idea le sembrò sciocca, non sapeva nulla di quella donna, se non che fosse più grande di lei e che aveva un pugno duro come la roccia che governava.
Ma questo era vero anche per gli altri due restanti. Re Calis e Re Arik le erano sconosciuti.
Si rimproverò per quella grave svista, avrebbe dovuto assicurarsi di conoscere meglio le persone a cui stava chiedendo una cosa così tanto... Particolare. Per modo di dire.
Forse sarebbe dovuta partire lei, invece di mandare Shenya...
Scrollò la testa, come se fisicamente avesse potuto scacciare quell'idea. Non avrebbe pensato a Shenya, ora.
Provò un altro approccio, spostando la lettera e scoprendo la mappa del continente che si celava sotto.
A chi sarebbe convenuto quel patto?
Si sentì di escludere Terraria, ricca di boschi che vendeva anche agli altri regni, era inoltre il regno più grande dei quattro regni, estendendosi dal Mare Assolato al Fiume Indaris. Era grande quanto Orios e Lapis insieme.
Re Arik sarebbe stato il più difficile da convincere, aveva da perdere più degli altri, pensò e conservò quel pensiero per un secondo momento.
Lapis, montuosa e piena di miniere. A primo acchito sembrava la più idonea e ripensò alla sua idea iniziale di mandare la lettera a Ellenore. Ma più ripassava le dita su quella porzione di mappa più si ricredeva. Era vero che Lapis era una terra di sassi, come l'aveva chiamata suo padre il Re prima di morire, e che dipendeva quasi totalmente da Terraria per il legno e da Orios per le coltivazioni, ma le sue non erano semplici pietre: erano oro, argento, pietre preziose e ferro. Quasi indispensabili quanto il cibo, quanto il riscaldarsi. Mariam era più che sicura che l'oro della sua corona fosse fatta con l'oro di Lapis.
Per un attimo si sentì prendere dallo sconforto, passando le dita sull'ultimo regno rimasto.
E così che muore la mia Rivoluzione, pensò e gli occhi iniziarono a bruciarle di lacrime.
Uno schiocco secco risuonò nell'aria e la guancia iniziò a bruciarle ed arrossarsi.
Con la testa schiarita dal dolore dello schiaffo che si era auto inflitta, si infilò una ciocca di capelli scuri dietro l'orecchio e tornò a concentrarsi. Doveva riflettere e non c'era tempo di commiserarsi, doveva agire al più presto se voleva che il suo piano avesse una possibilità di riuscita.
Rimaneva solo Solis, la piccola striscia di sabbia che si estendeva lungo le sponde sud del fiume Indaris. Era il più piccolo tra i regni e ed quasi completamente sconosciuto a Mariam, se non per quel che aveva letto a riguardo. Oh, aveva visto i famigerati mercenari di Solis, uomini e donne alti e con la pelle scura, i capelli lunghi intrecciati che indossavano quasi solamente armature. Ed era tutto ciò che potevano fare, i mercenari: tranne qualche fattoria sulle sponde del fiume e qualche tessitore Solis era largamente desolata, c'era poco con cui vivere e in qualche modo gli abitanti dovevano pur mangiare. Quindi, aveva letto, il popolo si esercitava intensamente sotto il sole rovente fino a modellarsi in soldati perfetti, senza difetti. E lo aveva visto con i propri occhi, quando qualche nobile si era portato a corte uno o due di quei mercenari.
Questo poteva essere un inizio, rifletté Mariam. Poteva offrire al loro Re di far muovere il suo popolo in terre più ospitali e lui poteva darle l'esercito di cui lei aveva bisogno. Anche se avevano dei soldati, ad Orios erano più contadini che guerrieri, infondo.
Riprese in mano la lettere e la lesse di nuovo, in fretta. Sarebbe andata bene per questo Re ignoto, di cui non conosceva neanche l'aspetto?
Certamente poteva immaginarlo: alto, spalle larghe, lunghi capelli intrecciati e liscia pelle scura.
Era anche lui un guerriero, come gli altri del suo popolo?
Era bello, aveva detto Shenya.
Non che importasse, non voleva corteggiarlo.
Rilesse la lettera, l'invito a presentarsi al Concilio Illuminato, il castello dove, fin dalla Grande Guerra, Re e Regine si riunivano in un unico posto per parlare.
Si chiese se avrebbero accettato.
Sperò di sì.
Quando uscì dalla propria stanza, lettere strette in pugno e sigillate, salutò con un gesto del capo il capitano Brach, che abbassò il capo e iniziò a seguirla. Per un secondo fu tentata di ordinargli di lasciarla sola, ma cambiò subito idea. Nei mesi passati aveva sviluppato una certa paranoia che le faceva credere di essere osservata da qualcuno. Pensava inoltre che quel qualcuno sapesse dei suoi piani e volesse ucciderla per fermarla.
Era stupido, era assurdo, nessuno sapeva. Oltre a Shenya ora, naturalmente.
Ma non poteva nemmeno pensare di averla fatta arrabbiare al punto di farle desiderare di farle del male. Anzi era sicura che una volta sbollita la rabbia le avrebbe permesso di spiegare e avrebbe capito.
Shenya la capiva sempre, era l'unica a farlo.
Ciò che divorava Mariam, per la verità, era il non averlo detto a nessun altro. Stava per cambiare la vita di tutti a Orios e non aveva neanche provato a cercare di parlarne con qualcuno dei suoi consiglieri.
Aveva paura che l'avrebbero fermata. Aveva paura che non l'avrebbero fatto.
Si disse che lei era la Regina. Era suo dovere prendere decisioni difficili per il bene del suo popolo.
Avanzò per il corridoio con passo deciso e si fermò solo brevemente davanti alla porta della stanza di Shenya. Lei era lì? Provò a convincersi che non le importasse e riprese a camminare.
Avrebbe potuto affidare le lettere a una serva, ma il pensiero di doversi fidare che non le leggessero era stato troppo da sopportare. Razionalmente sapeva che se avesse dato il compito a Selenna, l'anziana e leale capo della servitù della Regina, il problema non sarebbe esistito. Selenna era stata al suo servizio da quando Mariam era una bambina e non si sarebbe mai permessa di aprire la sua posta. Eppure il rischio c'era, anche se minimo.
Forse era davvero paranoica.
La strada per la torre colombaia non era particolarmente lunga, ma sembrò infinita con il numero di Lord e Lady che la fermarono per parlare o anche solo porgerle omaggio. La marea di inchini, «Sua Maestà» pronunciati e promesse di rubarle solo un secondo furono decisamente troppo.
Mariam sorrise a tutti graziosamente e declinò i loro inviti a conversare con una pazienza che non sentiva di avere per davvero, stringendo le lettere sempre più forte al petto.
Fu grata quando il capitano Brach, probabilmente avendo intuito la poca voglia di socializzare di Mariam, iniziò a comportarsi da scudo umano mettendosi tra lei e i nobili ogni volta che si avvicinavano.
Quando imboccò finalmente la scala a chiocciola per la torre sospirò di sollievo. La salita le sembrò più lunga di quanto avrebbe dovuto essere, ma alla fine entrò nella grande sala rotonda riempita da centinaia di gabbie contenenti colombi viaggiatori.
Il rumore di frullio di ali e il cattivo odore presente lì dentro le fecero girare lievemente la testa e dovette trattenere il bisogno di tapparsi naso e bocca con la mano. La colombaia veniva pulita regolarmente ma la puzza era comunque forte. Si guardò intorno alla ricerca dell'uomo, Maestro Brewin, che si occupava di ricevere e spedire le lettere. Quando non lo vide da nessuna parte si diresse verso la porticina che di sicuro conduceva allo studio e stanza da letto di Maestro Brewin; stava per bussare quando la porta si spalancò di colpo.
«Chi acc- oh, Vostra Maestà. Come posso aiutarvi?» chiese cambiando improvvisamente tono di voce e inchinandosi.
Maestro Brewin era un uomo basso e molto magro, dal viso senza barba e dai radi capelli grigi. A Mariam era sembrato vecchio anche quando era bambina, ora le sembrò poco più che un cadavere che si muoveva. Era vestito con la lunga tunica grigia chiara, stretta alla vita dalla catena d'argento con un pendente della Luna, simbolo del suo ordine.
«Devo spedire alcune lettere» disse Mariam mostrandogliele titubante.
«Ovviamente Maestà, ovviamente. Quale lord o Lady ha l'onore?» allungò la mano per prendere le lettere, ma Mariam allontanò la mano dalla sua presa.
«Nessun Lord e nessuna Lady, temo. Ciò che sto per dirle deve rimanere tra noi due» ordinò Mariam in tono serio.
Brewin chinò la testa in segno di sottomissione e annuì, rimanendo in attesa. Nei suoi occhi Mariam non scorse segno di confusione o curiosità, sembrava solo impaziente di fare il proprio dovere. Forse era davvero morto e non se ne era accorto.
«Questa devi spedirla a Scorchdenn, alla corte di Re Calis» titubante prese la prima delle lettere che aveva in mano e gliela porse.
Brewin si succhiò il labbro inferiore ma annuì e fece strada tra le gabbie, fino ad arrivare a quelle che contenevano i tre colombi più grossi e robusti che Mariam avesse mai visto.
I tre colombi addestrati al solo scopo di raggiungere gli altri Sovrani. Ne venivano sempre addestrati di nuovi quando i precedenti morivano, ma era da tempo che non venivano usati.
Aprì una delle gabbie e legò la lettera alla zampa dell'animale, prima di prenderlo sul braccio. Mariam lo vide avvicinarsi alla finestra e, in meno di un secondo, lanciare il colombo con inaspettata forza fuori la torre.
Il colombo prese subito il volo, sbattendo con forza le ali per prendere quota.
Mariam lo guardò allontanarsi finché non scomparve, sentendo nel petto il cuore stringersi in una morsa.
Era fatta e adesso non poteva più tornare indietro.

Comments (0)
See all