Era passata una settimana da quando aveva mandato le lettere.
Si considerava una persona paziente, ma l'attesa la stava logorando. La parte razionale in lei sapeva che una settimana sarebbe stato il tempo minimo per ricevere una risposta: il colombo sarebbe dovuto arrivare nelle mani del Sovrano, che avrebbe dovuto discutere della richiesta con i suoi consiglieri e poi avrebbe dovuto mandare la risposta indietro.
Lo sapeva, razionalmente.
Ma.
Aveva continuato a compiere i suoi doveri, tenendo corte e presenziando a consigli, assicurandosi che tutto andasse bene. Che tutti stessero bene.
Ma l'attesa era stata uno dei due tarli che le aveva rosicchiato il cervello.
L'altro aveva l'aspetto di una giovane donna dai lunghi capelli biondi.
Era passata una settimana anche da quando aveva parlato a Shenya.
L'aveva vista, continuamente, in quanto sua Prima Dama aveva il diritto e l'obbligo di presenziare ai consigli insieme agli altri membri del suo Concilio. Eppure era stata ben attenta a ignorarla, evitandola ogni volta che Mariam avesse provato ad iniziare un contatto.
Si era arrabbiata molto, sentendosi ferita e umiliata, considerando che l'aveva elusa in pubblico, davanti ai nobili della corte.
Che avevano iniziato a spettegolare e fin troppe lady avevano iniziato a farsi avanti, in un vano tentativo di farsi vedere. Per prendere il posto di Shenya.
Perché, a quanto pareva, un semplice litigio significava che l'avrebbe rimpiazzata.
Non c'è niente di semplice in tutto questo, rosicchiò il tarlo divertito, non sai neanche se è una cosa passeggera.
No, non lo sapeva. Erano molte le cose che non sapeva.
Non sapeva se Shenya le avrebbe parlato di nuovo, se i tre Re avrebbero risposto alla sua lettera in modo positivo, se stesse facendo la scelta giusta andando avanti con quella storia.
Se, se, se. Il suo mondo sembrava essersi fissato su quella parola.
La cosa peggiore, doveva ammetterlo anche se faceva male, era la consapevolezza che non aveva nessuno con cui parlare e confrontare le idee. Aveva sperato che Shenya l'avrebbe aiutata in questo, ma era rimasta amaramente delusa.
E se anche lei non è d'accordo con le tue azioni, chi mai potrebbe esserlo?
No, non poteva guardare indietro ora.
Poteva trovare qualcun altro. Yola per esempio, era stata una sua idea infondo.
Ma il solo pensiero le fece venire la nausea e poteva pensare che fosse perché non si fidava di quella donna, ma sapeva la verità. Shenya l'avrebbe odiata se l'avesse sostituita con sua madre.
«Maestà?» la richiamò Mivra con espressione preoccupata.
Mariam sbatté le palpebre cercando di mettere a fuoco il viso della lady. Il viso pallido della donna era corrucciato, gli occhi blu turbati, ricci scuri le incorniciavano il viso.
Da quando provava ad attirare la sua attenzione? Mariam si sentì invasa dall'imbarazzo nell'essersi estraniata in quel modo. Si raddrizzò sulla panca di pietra e puntò gli occhi su Mivra, facendole segno che la stava ascoltando.
Mivra si sistemò una piega invisibile sull'abito azzurro e si mordicchiò il labbro, come se fosse alla ricerca delle parole giuste. Mariam aspettò, vagamente impaziente, ma senza metterle fretta. In fondo Mivra era una delle lady fidate di Shenya e si era sempre dimostrata leale e cortese verso Mariam. Forse Shenya l'aveva mandata per mandarle un messaggio?
Il pensiero che mandasse qualcun altra al suo posto la infastidì, ma spazzò via il sentimento. Avrebbe accettato qualsiasi vittoria, per quanto piccola.
«Volevo solo...» si interruppe brevemente per prendere un respiro profondo «Io e le altre lady abbiamo notato la separazione tra Lei e Lady Shenya. Se possiamo...»
«Non desidero parlarne» la fermò subito con tono gelido, spostando lo sguardo dal volto della donna a un albero lì vicino.
Mivra trasalì sbigottita e spalancò gli occhi. Una piccola parte di Mariam si sentì in colpa, ma non abbastanza da cercare di rimediare. Credeva di non essersi mai rivolta in modo così scortese a Mivra o a qualsiasi altro delle lady di Shenya prima d'ora. Non ne aveva mai avuto il motivo.
Ma qualcosa nel fatto che fosse venuta da lei a cercare di pacificarle invece di andare da Shenya la faceva infuriare. Chi erano queste donne da pensare che dovesse essere la Regina a fare il primo passo, a scusarsi?
Quando vide Mivra aprire bocca la interruppe prima di poter sentire quello che aveva da dire: «Puoi andare»
Mivra rimase nuovamente scioccata e per un secondo Mariam ebbe paura che si sarebbe rifiutata di andarsene e avrebbe continuato a provare a parlarle. Cosa avrebbe dovuto fare a quel punto? Non voleva essere la cattiva.
Ma Mivra annuì, mormorò un «Maestà» e con un inchino si congedò.
Mariam avvertì una stretta allo stomaco e temette di stare per vomitare. Non voleva...
Non voleva.
Si alzò di scatto e a passi veloci si diresse verso l'entrata del castello, finendo quasi per scontrarsi con qualche lord di cui non ricordava il nome nella fretta di andarsene.
Era andata nel parco del castello per prendere un po' d'aria, passeggiare tra gli alberi e mangiare qualche frutto, cercare di pensare. Ma doveva andarsene, ora. Se doveva stare male, voleva assicurarsi che non sarebbe successo davanti a tutti.
Avvertì gli occhi di tutti su di lei, che la giudicavano, e sapeva che altri pettegolezzi avrebbero riempito le bocche di tutti in poco tempo. Si portò una mano alla bocca quando sentì la bile risalirle nella gola.
Svoltò in un corridoio a caso, solo perché sembrava deserto, sperando che nessuno la seguisse. Riuscì a malapena ad accostarsi a un muro prima di iniziare a dare di stomaco.
La bile sembrava acido, bruciandole la gola mentre cercava di uscire. Si sentì soffocare mentre rigettava una boccata dopo l'altra e sperò che non durasse a lungo, che si sarebbe fermata presto.
Invece le sembrò andasse avanti all'infinito e si chiese come fosse possibile, considerando che non aveva mangiato quella mattina.
Quando finalmente finì, si allontanò di qualche passo dalla pozza che aveva creato, disgustata, e si appoggiò ansimante al muro. La voglia di scivolare lungo la pietra e sedersi per terra a riprendere fiato fu forte, ma riuscì a trattenersi. Non potevano vederla in quello stato.
Sbirciò le uscite del corridoio ma, e ringraziò la Madre Luna per questo, nessuno sembrava essere stato testimone a quello spettacolo umiliante.
Appena si sentì meglio prese un respiro profondo e si raddrizzò, decidendo di andare a cercare dell'acqua per togliersi quell'orribile sapore dalla bocca.
Lanciò una rapida occhiata al sozzume per terra e si appuntò mentalmente di mandare una serva a pulire al più presto.
Fece qualche passo tremante verso l'uscita, sperando di riuscire ad arrivare alle sue stanze senza che nessuno richiedesse la sua attenzione. Ovviamente qualcuno l'avrebbe vista, non poteva essere tanto fortunata da rimanere inosservata, ma le bastava avere un minuto di pace. Solo fino a che non fosse rientrata nelle sue stanze per ricomporsi.
Fu fortunata invece, riuscì a prendere ogni corridoio più isolato e a lanciare abbastanza occhiatacce da tenere lontani i più. Era arrivata davanti alla sua porta, mancava solo qualche passo.
«Vostra Maestà!» la richiamò una voce.
Mariam pensò che sarebbe scoppiata a piangere. Invece si girò lentamente, pronta a mandare agli inferi chiunque fosse. Con calma e grazia, naturalmente.
Vide Maestro Brewin cercare di correrle incontro, il respiro affannato e le guance paonazze.
Tra le mani stringeva una lettera che le premette frettolosamente tra le mani, poi la guardò con fare cospiratorio e le sussurrò a voce quasi inaudibile: «Da Terraria»
La prima risposta era arrivata.

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