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La Grande Unione

Come dirsi addio

Come dirsi addio

Apr 24, 2026

Mariam non era mai stata al di fuori di Firstfall. I Re e le Regine di Orios passavano la maggior parte della loro vita all'interno del Palazzo d'Argento, uscendo sporadicamente per presenziare alle funzioni al Grande Tempio. 

Quando era stata principessa, Mariam era sgattaiolata più volte fuori dal Palazzo, all'insaputa di suo padre, per dare un'occhiata alla città e alle persone sulle quali avrebbe dovuto regnare un giorno. Shenya era sempre stata al suo fianco, dandole la spinta a disubbidire al padre suo Re, alle regole, ai principi vecchi di secoli.

Non se ne era mai pentita, di quelle scappatelle.

Quando era diventata Regina e la sicurezza su di lei era aumentata, le sue piccole avventure erano finite. Shenya ci aveva provato, all'inizio, a convincerla a continuare ad uscire dal castello ma Mariam era stata decisa sul non farlo. 

Troppo rischioso e cosa avrebbe pensato il popolo vedendo la Regina scappare dal proprio castello?

A Mariam non piaceva pensare alle cose a cui aveva rinunciato quando era ascesa al trono, ma in quel momento si concesse quel momento di nostalgia.

Ripensò al cortile posteriore del castello, quello che si affacciava su una scogliera sul mare, con il roseto da cui amava prendere le rose per i suoi infusi. Ci aveva giocato per tutta la sua infanzia con Shenya, di nascosto perché era troppo pericoloso per una principessa. Aveva passato ore rincorrendo e rotolandosi nell'erba, spensierata e felice sotto il sole accecante. L'ultima volta che aveva visto il roseto era stato qualche ora prima che le mettessero la corona in testa.

Ripensò al modo in cui flirtava con nobili, uomini e donne, senza spingersi troppo oltre ma divertendosi a far girare la testa a qualcuno, eccitata dalla prospettiva che piacesse a qualcuno senza che fosse la principessa perfetta. Ovviamente non poteva più farlo, una Regina non può abbassarsi a intrattenersi con i suoi sudditi in quel modo. Mariam era vergine e molto probabilmente lo sarebbe stata fino a quando non avesse trovato un marito consono, un Re per il suo popolo, che probabilmente non avrebbe mai amato.

Ripensò infine a Shenya, sua cugina, sua sorella. Era stata al suo fianco per tutta la sua vita, condividendo le gioie e i dolori di Mariam. 

Shenya che non riusciva più neanche a guardarla negli occhi perché da Regina aveva dovuto fare una scelta.

Mariam sentì una lacrima rigarle la guancia e se l'asciugò senza pensarci.

Era ingiusta ed egoista, lo sapeva. Ed era assurdo lamentarsi del suo regnare quando aveva solo ventiquattro anni ed era Regina da quattro. Avrebbe solo dovuto abituarcisi.

Lo aveva sempre saputo che una Regina appartiene al suo popolo, mai a se stessa.

E poi stava per partire, no? Avrebbe visitato tutto ciò che non aveva visto di Orios. Stava andando a Lapis, avrebbe scoperto un intero nuovo Regno e, chissà, magari avrebbe potuto anche estendere il suo viaggio fino a Solis e Terraria se avesse voluto.

I preparativi per il viaggio erano quasi finiti, i messaggi tra le capitali ormai erano all'ordine del giorno nel tentativo di assicurarsi che tutto andasse per il meglio.

La sua vita e il suo regno erano solo all'inizio. C'era ancora tanto da provare.


Rimaneva l'unica questione di chi avrebbe governato Orios in assenza di Mariam.

Non era sposata, non aveva figli né fratelli. Era l'ultima Whitmune in vita al momento. Se non contavano sua zia Yola.

E la figlia di Yola, Shenya.

Lord Naris provò a portarle una lunga lista di lord o lady vagamente imparentati alla casata reale attraverso matrimoni di cugini o zii, ma Mariam lo zittì immediatamente. Per lei non c'erano mai stati dubbi a chi lasciare in custodia il trono.

Il problema era che avrebbe dovuto parlare con Shenya di persona e sua cugina continuava ad evitarla.

Il pensiero di doverle fare un agguato la feriva, ma lo avrebbe fatto se si fosse rivelato necessario. 

Alla fine non si arrivò a quello. Le voci, che sparlavano di come la Regina volesse lasciare il trono a Shenya, raggiunsero la Prima Dama di persona che mandò una delle sue lady a richiedere un'udienza a Mariam.

Mariam lo considerò inutile e francamente insultante, ma concesse a lady Keira di riportare la sua approvazione a Shenya. Mariam provò a non notare come stavolta non fosse venuta lady Mivra, ma fu comunque difficile. Probabilmente era stato un caso, ma poteva anche essere rimasta offesa dal loro ultimo scambio. 

O forse la paranoia la stava facendo impazzire.

In ogni caso si incontrarono nel cortile interno, sotto l'albero di pesco più grande. All'ombra delle fronde si trovava una panca di pietra, perfetta per riposare al fresco e per raggiungere qualche frutto da mangiare. L'aria aveva un odore dolce e zuccherino di pesche mature.

Shenya la stava aspettando, già seduta sulla panca circondata dalle sue lady, tra cui Keira e Mivra, e stavano chiacchierando, ridacchiando a battutine che solo loro conoscevano.

Mariam era accompagnata dal capitano Brach, l'uomo taciturno e all'erta come sempre. Quando la videro le donne smisero di parlare, tornando serie.

Improvvisamente, dolorosamente, Mariam si sentì sola anche circondata da persone, mentre si preparava ad affrontare quella che era la sua migliore amica. 

La sua unica amica.

Gli occhi le bruciarono ma ricacciò indietro le lacrime, imponendosi di non cadere a pezzi davanti a loro.

La lady e Shenya si inchinarono, profondamente, in silenzio, rimanendo in attesa.

«Mie lady, apprezzerei se poteste lasciare Me e la Prima Dama da sole» disse Mariam con un sorriso affettato.

La lady annuirono, si inchinarono di nuovo e si allontanarono di qualche passo, abbastanza lontane da non poter ascoltare la conversazione.

Mariam aspettò qualche istante, per esserne sicura, poi si sedette sulla panca e fece segno a Shenya di sedersi accanto a lei quando sembrò che sarebbe rimasta in piedi.

«Io non capisco cosa ti abbia offesa così tanto di ciò che ti ho detto da allontanarti in questo modo» iniziò Mariam scegliendo accuratamente le parole.

Shenya girò la testa di scatto e socchiuse gli occhi, chiaramente arrabbiata. Che lo fosse, Mariam non avrebbe potuto far niente a riguardo ed era stanca di provarci. Ma la interruppe prima che potesse parlare.

«Oggi ascolterai soltanto ciò che ho da dire. Non ho intenzione di litigare. Mi capisci?»

Shenya la guardò negli occhi, finalmente, per un lungo minuto. Mariam si chiese cosa stesse cercando, esattamente, ma seppe che l'aveva trovato quando la vide annuire lentamente.

«Nonostante tutto sei ancora la persona di cui mi fidi di più. Sei ancora l'unica persona a cui potrei lasciare mai il mio trono. L'unica di cui so per certo che farà il suo meglio nel guidare e proteggere il nostro popolo»

Shenya voltò il viso nel tentativo di nasconderle come avesse gli occhi lucidi di pianto, ma Mariam notò comunque le lacrime che iniziarono a rigarle le gote. Shenya se le asciugò con un gesto rabbioso, prese un respiro tremante e si girò a guardarla nuovamente. Annuì.

Mariam annuì a sua volta e si alzò. 

Si girò verso Shenya e la guardò, la guardò per davvero. I lunghi capelli dorati raccolti su una spalla, il viso pallido, gli occhi lucidi, anche il vestito di seta rosa chiaro che indossava quel giorno.

Sarebbe partita in alcuni giorni e non sapeva quando l'avrebbe rivista di nuovo, non in quel modo. Tentò di imprimersi la sua figura nella mente.

Quando gli occhi iniziarono ad appannarsi nuovamente si girò, facendo qualche passo verso l'entrata del cortile. Brach, che aveva aspettato rispettosamente a qualche passo di distanza iniziò a seguirla.

Un pensiero la colpì come un fulmine. Aveva ancora una cosa da dirle, ora che ne aveva la possibilità. Si voltò a guardarla.

«Sei ancora mia sorella, anche se forse io non sono più la tua»

Non aspettò di vedere la reazione di Shenya, si diresse a grandi passi verso il castello, seguita fedelmente da Brach.

Credette di udire un singhiozzo, ma nessuno la richiamò o provò a fermarla e questo le spezzò il cuore più di ogni altra cosa.

Non capiva il perché le sembrò così tanto un addio.

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