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La Grande Unione

La speranza della fine

La speranza della fine

Apr 26, 2026

Cavalcare fuori le mure di Firstfall fu l'esperienza più assurda che avesse mai vissuto.

Fu anche la più ordinaria.

Un minuto prima attraversava la barriera invisibile che le era stata posta davanti per tutta la sua vita, quello dopo invece guardava i campi coltivati fuori la città.

Era eccitante. Era anche spaventoso.

Con lei cavalcavano un piccolo esercito di guardie, capitanate da Brach, e un altrettanto piccolo esercito di nobili. Per quanto si fossero lamentati, nessuno voleva perdersi un incontro tra Re che non si era tenuto in generazioni.

Il capitano Brach avrebbe voluto che la Regina si spostasse in una carrozza chiusa, ben protetta da guardie e con il minimo accesso dall'esterno. Mariam però aveva optato per andare a cavallo: non voleva che, per la sua prima volta fuori il Palazzo, fosse segregata in un carro strampalato dove non sarebbe riuscita a vedere niente.

E lei voleva guardare, assorbire ciò che la circondava il più possibile. Voleva ammirare il suo Regno per la prima volta nella sua vita, memorizzando i dettagli così da aver i suoi ricordi una volta tornata a Palazzo.

Probabilmente se ne sarebbe pentita, per quanto amasse cavalcare non aveva avuto molto possibilità di farlo, non ci era abituata.

Qualcosa le diceva che sarebbe stata molto dolorante alla fine del suo viaggio.  


Sentiva dolore in posti in cui nemmeno pensava si potesse sentire dolore.

Ma non si pentiva di niente, anzi. Era l'esperienza migliore della sua vita.

Avevano cavalcato oltre i dorati campi di grano e i verdi frutteti, i contadini che guardavano rapiti la sfilata di nobili e guardie che li oltrepassavano; alcuni erano stati abbastanza coraggiosi da portare in dono alla Regina della frutta del loro raccolto. Pesche succose, mele croccanti e pere dolci erano solo alcune dei regali che Mariam aveva accettato con una grande sorriso e aveva ringraziato di cuore l'offerta.

Il capitano Brach aveva tentato di farle buttare la frutta, preoccupato che potesse essere avvelenata, ma Mariam si era rifiutata con una risata: che ci provassero pure, con la piccola schiera di sacerdotesse che si erano portati dietro. Un po' di veleno l'avrebbe solo resa più forte.

Brach non era sembrato convinto, ma non l'aveva nemmeno contraddetta, si era solo assicurato che nel piccolo gruppo della Regina, che avanzava alla testa della marcia, ci fosse sempre una sacerdotessa che aveva scelto lui personalmente.

Alyssanne era il nome della giovane donna, dai lunghi capelli rosso scuro e gli occhi verdi. Il viso pallido era punteggiato dalle lentiggini che la facevano sembrare ancora più giovane. Ma di carattere era schiva, poco propensa a parlare e più portata a parlare nei versi che le erano state impartiti al Tempio. Provò a fare conversazione i primi giorni, ma si arrese dopo l'ennesima arringa sulla Madre Luna, quando le aveva chiesto della sua famiglia.

«La Luna è la mia unica Madre, la madre di tutti noi» aveva iniziato Alyssanne.

Mariam aveva sorriso e annuito, poi l'aveva ascoltata con poca attenzione. Lei era, come tutto il popolo di Orios, una credente della loro Dea, ma c'era un limite ai sermoni che fosse disposta ad ascoltare. E Alyssanne suonava sospettosamente simile a Yola quando le aveva insegnata da piccola sulle fondamenta della loro religione, che aveva senso visto che era la Grande Sacerdotessa che istruiva le iniziate.

Il suo tentativo di fare amicizia fallì miseramente, ma non le dispiacque molto. Il tempo era troppo bello per essere tristi. Il cielo era di un bel azzurro limpido con solo qualche nuvola bianca a costellarlo, il sole brillava alto e caldo ma c'era una leggera brezza a mitigare il calore.

Il bel tempo non portava il buon umore solo a lei: alcuni nobili avevano portato i loro figli maggiori ad assistere e i giovani improvvisavano gare di velocità, cacciavano qualche animale da arrostire per i pasti, assicurandosi sempre di darne la parte migliore alla Regina, e in generale si chiacchierava e rideva come se stessero facendo una gita di piacere invecere di affrontare un viaggio molto più importante.

A Mariam andava bene così finché non tardassero troppo sul programma, Erano partiti qualche giorno prima del previsto perché era stata sua specifica intenzione passare attraverso il Traforo dei Compagni invece che andare per nave, dove avrebbero fatto prima. Il suo era stato un desiderio forse infantile, ma genuino. Era una delle cose che avrebbe sempre voluto vedere, ma pensava che non le sarebbe mai successo. Ne sarebbe valuta la pena se il prezzo era solo qualche giorno in più di viaggio.

Ne valse la pena.

Shenya ne aveva parlato in modo entusiasta, ma comunque non gli aveva reso giustizia. Il Traforo era enorme, molto più alto di una persona a cavallo e largo almeno tre. Le mura di pietra levigate erano incise di parole antiche di cui Mariam riconobbe solo alcune come "Unione" e "Fratelli".  Avrebbe voluto tanto potersi fermare per trascrivere alcune scritte, in modo da poterle tradurre una volta a casa, ma non c'era tempo. Aggiunse questo alle altre cose da fare al ritorno.

Il viaggio nel Traforo fu silenzioso, a parte il rumore di zoccoli. Tutti sembravano intimiditi dal tunnel di pietra e i pochi bisbiglii morirono all'istante. Fu quasi inquietante tutto quel silenzio quando poco prima c'erano state urla e risate.

Mariam inoltre sembrò avvertire qualcosa, una strana sensazione, che aveva provato anche in presenzia del Grimorio. Anche Alyssanne sembrò sentirla, si fece pallida in volto e iniziò a roteare gli occhi da una scritta all'altra quasi spaventata, mormorando benedizioni e stringendo la sua collana con la piccola pietra di luna che portava al collo.

Il Traforo dei Compagni doveva essere un luogo ancora pregno di Magia.

Mariam se lo impresse nella memoria, ne avrebbe parlato a Yola.


Qualche giorno dopo che misero piede a Lapis molte cose cambiarono.

Il tempo, per iniziare, iniziò ad essere più freddo e il cielo si ingrigì con pesanti nuvole scure. 

Anche l'umore ne fu influenzato, le risa allegre non tornarono, tutti sembravano guardarsi intorno spaesati come se si fossero appena resi conto di ciò che stavano facendo. Cavalcarono in silenzio o in bassi sussurri, sembravano tutti stanchi e infelici del viaggio.

Causa del malumore fu anche il panorama: erano spariti i campi dorati e i villaggi vivaci, ora dominavano le alte montagne grige e il duro terreno roccioso. Miniere di vari minerali erano le attrazioni più frequenti, i villaggi piccoli e sporadici. La gente del posto li guardava passare con occhi spalancati, fissando Mariam come se vedessero una donna a cavallo per la prima volta. Probabilmente la stavano comparando alla Regina Ellenore, pensò Mariam divertita e sorrise loro amabilmente.

Alcuni ricambiavano, inchinandosi, altri continuarono a fissarla.

I giorni passarono lentamente, l'unica cosa che sembrava portare eccitazione nella loro schiera sembrava essere la quasi fine del viaggio.

Quando passarono fuori dalle mura di Deepsvale, rimasero tutti a bocca aperta di fronte l'enorme montagna alle cui pendici era situata la città, Godhaven.

Mariam si chiese pigramente se Ellenore fosse già in viaggio verso il Concilio illuminato o se fosse ancora in città. Da Deepsvale dovevano essere solo alcuni giorni di marcia fino alla loro meta.

Da Deepsvale il panorama cambiò di nuovo, alcuni prati verdi fecero capolino davanti a loro e sempre più villaggi apparvero ora che il terreno era meno impervio.

Alcuni dei giovani scambiarono qualche parola con i paesani e comprarono spiedini di carne di montone e dolci fatti con latte di pecora e miele. Anche Mariam ne assaggiò uno e lo trovò talmente dolce da farle male ai denti. Era squisito.

All'ultimo giorno di viaggio l'eccitazione era alle stelle, i più ricominciarono a scherzare e parlottare tra loro e il loro piccolo esercito ritornò in vita.

Anche in Mariam si riaccese l'euforia per ciò che stava per fare.

Quando, infine arrivarono alla grande vallata dove si trovava l'antica torre del Concilio Illuminato, esplose il caos. Molti si lanciarono alla rinfusa verso la torre, urlando e schiamazzando, inseguiti da alcune guardie che cercavano di riportare l'ordine e Mariam rise divertita.

C'era già qualcuno accampato alla base della torre. Un nugolo di tende punteggiavano la pianura, e poteva vedere a malapena delle persone che ne uscivano fuori per vedere cosa fosse tutto quel chiasso.

Uno dei Re era già arrivato, Mariam si chiese chi fosse.

Diede una pacca alla sua giumenta bianca, Silvermoon, e la condusse al passo giù nella valle, il capitano Brach era la sua ombra. Chi era corso prima stava già cercando un posto dove piantare le proprie tende e occhieggiava le persone che si avvicinavano piano a quello che sarebbe stato il loro accampamento.

Mariam vide un gruppo di uomini e donne dalla pelle scura e i lunghi capelli intrecciati, vestiti in armature di cuio.

Solis.

Re Calis era arrivato.

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