Mariam rimase a cavallo, facendolo avanzare di qualche passo verso il gruppo di persone che proveniva da Solis. Con un rapido sguardo si assicurò che non ci fossero altre tende di qualche altro Regno. Sembrava di no.
I soliani si erano fermati al confine invisibile che delimitava la zona di pianura scelta dagli oriosiani, guardandoli circospetti. Quando Mariam si ritrovò a poca distanza da loro alzarono gli occhi su di lei, guardandola incuriositi.
Non sembravano ostili o sospettosi, solo intrigati.
Avrebbe dovuto chiedere loro qualcosa, magari dove fosse il loro Re?
Uno di loro raddrizzò le spalle e, dopo aver fatto cenno agli altri di rimanere indietro, si avvicinò a lei. Quando la raggiunse le si inginocchiò accanto, rimanendo con la testa bassa e un pegno serrato sul petto.
«Vostra Maestà» disse con voce profonda, il tono più simile a una domanda.
Mariam gli fece un cenno di assenso con il capo e si mise più diritta sul cavallo. L'uomo davanti a lei sembrava avere qualche anno in più rispetto a Mariam, aveva i capelli scuri intrecciati lunghi fino alle spalle, la mascella squadrata e il naso grosso. Era affascinante più che di una bellezza classica, ma Mariam suppose che non avesse difficoltà a trovare una donna.
«Sono uno dei Fratelli del Sole del mio Re Calis» proseguì «Ho l'onore di essere ser Sekou»
Mariam, annuì nuovamente indecisa su cosa dirgli, poi gli indicò le altre persone del suo gruppo che erano rimaste indietro, tre donne e un uomo.
«Potresti presentarmi i tuoi compagni?» gli chiese alla fine.
Sekou sembrò rimanere interdetto per un secondo prima di rivolgerle un piccolo sorriso, alzandosi.
«Lei» iniziò indicando la donna più bassa delle tre, con della stoffa verde legata intorno alla vita «è Ayo, la mia splendida futura moglie. Le altre due sono Zahra e Aza, due Sorelle del Sole come me» loro avevano della stoffa gialla come, adesso lo notò, la aveva Sekou.
«Infine lui è Kamili, un semplice soldato» la stoffa questa volta era rossa.
Kamili guardò storto Sekou senza dirgli però niente, facendogli allargare il sorriso.
«Onorata di fare la vostra conoscenza» mormorò Mariam.
Fu ricambiata da un coro di "L'onore è nostro" e iniziarono ad inginocchiarsi nel modo in cui aveva fatto Sekou.
Mariam rimase a corto di parole, insicura di cosa dire senza offenderli. Non era mai stata brava nelle conversazioni che non comprendessero questioni di corte. Avrebbe dovuto dire qualcosa in fretta però, il silenzio stava diventando imbarazzante.
«Siete arrivati da molto?» chiese titubante dopo essersi schiarita la gola.
Era ancora a cavallo, sarebbe dovuta scendere?
«Da due giorni, eravamo impazienti» rispose una delle donne, forse Aza, sistemando l'arco che portava sulle spalle.
Perché? Voleva chiedere Mariam, ma non voleva sembrare troppo diretta e maleducata. La conversazione si fermò nuovamente, per sua grande mortificazione.
Stava per scusarsi e tornare a supervisionare il proprio accampamento, qualsiasi cosa pur di mettere fine all'imbarazzo, quando una voce parlò dietro di lei.
«Vostrà Maestà, che onore» il tono leggero e quasi scherzoso non fece nulla per mitigare l'improvviso spavento che le fece prendere.
Mariam sobbalzò sulla sella, presa alla sprovvista, facendo impaurire anche Silvermoon, che sgroppò facendola quasi cadere dalla sella. Si aggrappò forte alle redini cercando di mantenere l'equilibrio e pregò la Madre Luna di risparmiarle quella figuraccia.
Iniziare la conoscenza con un altro popolo, e con persone così vicine al loro Re, non sarebbe stato un avvio promettente.
Avvertì un braccio raddrizzarla sulla sella e una mano prendere il controllo delle redini, la voce di prima mormorò delle rassicurazioni nell'orecchio di Silvermoon, facendola calmare.
La situazione tornò sotto controllo e Mariam cercò di calmare il cuore che le martellava nel petto prendendo un respiro profondo. La mano rilasciò le redini, ma il braccio rimase al sicuro intorno ai sui fianchi.
Mariam si girò inviperita verso l'uomo che era stato quasi responsabile della sua umiliazione. Era alto, con i lunghi capelli intrecciati che gli ricadevano sulla schiena, la pelle liscia e scura, i zigomi alti, la barba ben curata e le labbra piene. Era l'uomo più bello che Mariam avesse mai visto.
Ma ciò che fermò la sua lingua furono gli occhi, così scuri da sembrare quasi neri, ma così caldi. La guardavano di sottecchi con quello che sembrava sincero dispiacere.
«Mi dispiace, non era mia intenzione spaventarla» disse l'uomo prima di offrirle una mano «La aiuto a scendere»
Mariam annuì silenziosa, deglutendo, prendendo la mano dell'uomo. La presa era salda ma delicata, la pelle calda e ruvida per i calli.
Il braccio attorno ai fianchi strinse la presa, sollevandola dalla sella, e per un secondo fu premuta contro il petto di lui, e sentì il profumo di cuoio e rosa, ma aveva qualcosa di strano. Mariam arricciò il naso confusa.
«Eccovi qui» l'uomo la posò a terra e le lasciò la mano.
«Maestà!» gridarono i cinque inginocchiandosi nuovamente.
Sentendosi vagamente stordita Mariam pensò che si stessero riferendo nuovamente a lei, ma notò l'uomo che annuì e fece loro segno di alzarsi.
Lo guardò di nuovo con un improvviso nodo in gola, l'uomo indossava sì un'armatura, ma il pettorale era di acciaio invece di cuoio come gli altri. Legata alla vita la stoffa era azzurra.
Lo stesso azzurro dello stemma araldico della casa regnante di Solis.
Era stata messa in pericolo e poi salvata da Re Calis Sunrider.
Calis le porse il braccio e la condusse verso la torre. Non portò nessuno con sé quindi Mariam decise di impedire a Brach di seguirla. Il capitano aveva strabuzzato gli occhi e sembrava sul punto di obiettare, ma alla fine annuì e si mise di guardia all'entrata della torre.
All'esterno l'edificio era alto e stretto, le finestre erano delle feritoie utilizzabili dagli arcieri in caso di attacco, i mattoni in pietra sembravano dover cadere da un momento all'altro. Era totalmente anonima ma facile da difendere. Una buona scelta per un incontro tra Re.
All'interno la sala era piccola e buia, con le quattro bandiere dei quattro Regni e alcune panche e tavolini con delle brocche e calici.
«La sala del Concilio è al piano di sopra» le sussurrò Calis all'orecchio facendole strada sulla schala a chiocciola a nord della stanza.
I gradini erano vecchi e consunti e Calis le passò nuovamente un braccio sulla vita per aiutarla a salire. Non le chiese il permesso di toccarla e Mariam si domandò quando fosse stata l'ultima volta che qualcuno l'avesse anche solo sfiorata in modo così naturale. Forse avrebbe dovuto arrabbiarsi o almeno infastidirsi, invece si sentì quasi contenta al contatto.
Il secondo piano era molto simile al primo, alcune feritoie facevano entrare poca luce illuminando la stanza di chiaroscuro, le bandiere erano presenti anche lì. La differenza era fatta dal grande tavolo quadrato con su incisa la mappa del continente. Un lato per uno dei Regni.
Lì si fermarono, avvicinandosi al tavolo, e passarono le dita sulle incisioni dei propri regni.
«Sapete, quando ho ricevuto la vostra lettera non riuscivo a crederci» disse Calis spezzando il silenzio e abbandonando la porzione di Solis per tracciare il confine tra Lapis e Orios, avvicinandosi a lei.
«Posso chiedervi il perché?» Mariam sentì nuovamente il profumo di cuoio e rose sbagliate. Era un buon odore, quasi dolce ma più selvatico quasi. Diverso dalle rose che aveva a Firstfall.
«Avevo incontrato la vostra lady Shenya poco tempo prima» continuò lui.
«Spero che la mia Prima Dama si sia comportata al meglio» mormorò, sentendosi stringere un nodo allo stomaco alla menzione di Shenya.
«Lady Shenya è stata incantevole, non avete di che preoccuparvi» Calis si fermò un secondo a riflettere «L'avete mandata da noi per raccogliere informazioni» non era una domanda.
Mariam pensò di mentirgli, su come fosse stato tutto una grossa coincidenza ma decise di non farlo. Non che importasse, qualunque risposta rischiava di raffreddare, se non distruggere, i neonati rapporti con Solis.
«Potete biasimarmi?» gli chiese.
Per sua sorpresa e sollievo Calis scosse la testa ridendo, gli occhi scintillarono in un modo che rendeva chiaro che non stesse fingendo.
Mariam sorrise e tirò un sospiro di sollievo. Si girò verso di lui e appoggiò un fianco contro il tavolo, incrociando le braccia al petto.
«Posso confidarvi un segreto?» chiese Mariam con un piccolo sorriso.
Calis la guardò divertito e le fece cenno di continuare.
«Lady Shenya non sapeva delle mie intenzioni. Ha provato autentico piacere nella vostra corte. Mi ha parlato benissimo di voi e della principessa vostra sorella. Vi sono grata per la vostra ospitalità»
Il sorriso di Calis si addolcì e le si avvicinò a sua volta, appoggiandosi al tavolo con la schiena ma girando la testa per guardarla negli occhi.
«Anche per noi è stato un piacere avere lady Shenya a corte, soprattutto per Nasha» si mordicchiò il labbro inferiore pensieroso poi i suoi occhi si fecero gentili «Ci ha parlato di voi. Pensavo avesse esagerato nel descrivere la vostra bellezza, ora posso vedere che non ci è andata neanche vicina» sussurrò con voce calda e profonda.
Mariam sentì il suo cuore prenderle a martellare nel petto, non riusciva a distogliere lo sguardo da quello di lui. Lo vide sorridere lievemente prima che distogliesse lo sguardo e battesse le mani.
«Andiamo, ci sono altri quattro piani che devo mostrarle» disse Calis allegro porgendole nuovamente il braccio
Mariam lo prese, cercando di calmarsi ma ogni tentativo di prendere un respiro profondo le faceva sentire il profumo di lui.
«Sono le camere da letto per noi comunque, avremo un piano a testa. Come pensi decideremo come dividercele, giocando a dadi?» Calis rise alla propria battuta.
Mariam si ritrovò a ridacchiare con lui.

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