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Bonded - edizione novel

Introduzione (parte 1)

Introduzione (parte 1)

May 26, 2026

This content is intended for mature audiences for the following reasons.

  • •  Abuse - Physical and/or Emotional
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Nota: Bonded contiene tematiche sensibili e contenuti forti, tra cui abusi, violenza sessuale (SA/CSA), autolesionismo, salute mentale. I capitoli più pesanti avranno dei TW scritti all'inizio e un riassunto alla fine per poter saltare le scene in questione e proseguire la lettura senza il rischio di trigger. Tuttavia, se pensate che la storia sia troppo per voi, fate un passo indietro. La vostra salute mentale viene prima. 

Buona lettura!


***

Introduzione


La notte prima, Jacob aveva sognato di vedersi morto.
Il suo cadavere galleggiava nella corrente di un fosso fuori città, nascosto tra le piante. Lo osservava dall'alto, sotto la pioggia e sentiva di aver dimenticato come si respirasse.

Era una visione raccapricciante.


Aveva un colorito pallido e grigiastro, consumato dall'acqua; i capelli bagnati e sporchi di fango e foglie secche. Dalla bocca, irrigidita in un'espressione di sofferenza, uscivano piccoli vermi; dalle spalle in giù, il corpo spariva nell'acqua scura. Era troppo buio per vedere il fondo

Accanto al suo cadavere ne ondeggiava un altro, a testa in giù nell'acqua. I capelli biondi brillavano sotto la luce lunare e accarezzavano la corrente, dolcemente.
Sembrava fossero stati abbandonati lì da giorni, nudi, freddi, ormai preda di parassiti.


Un flash improvviso lo fece saltare un passo indietro dallo spavento, le sue scarpe affondarono nel fango.


Dall'altro lato del canale, nell'erba alta, un ragazzo incappucciato nascondeva il volto dietro una fotocamera. Il flash di un altro scatto si riflesse sulla corrente e sulla pelle pallida dei cadaveri, rendendo per un istante ogni dettaglio più nitido.

Jacob rimase pietrificato, con il volto rigato dalla pioggia e le caviglie zuppe di acqua e fango. Non sapeva più se il suo corpo stesse tremando per il freddo o lo shock. Conosceva quel ragazzo e, cosa ancor peggiore, non era realmente sorpreso di vederlo lì. Revie scattò altre due foto, prima di alzare lo sguardo e sorridere crudelmente.


"Che spreco..." commentò, con la stessa superficialità che avrebbe rivolto a della spazzatura sul ciglio della strada, neanche un accenno di rimorso a rovinargli il viso.


"Oh, dio..." Jacob si piegò in avanti, scosso da un conato che trattenne a fatica. Emise un grido straziante, che echeggiò insieme ai tuoni. "Che cosa hai fatto?!"

Le lacrime iniziarono a mischiarsi alle gocce di pioggia sulle sue guance. Si sentiva male.


Revie lasciò scivolare via il sorriso, irrigidendosi in un'espressione cupa. Il vento gli sfiorava i lunghi capelli ricci che spuntavano dal cappuccio. La tempesta e il buio gli donavano.


"Avevamo un patto" sussurrò con freddezza, "ricordi?"


Jacob scosse la testa, perché tutto quello era troppo. Non era possibile. Revie non avrebbe mai- No, non era possibile.


"Non avresti dovuto lasciarmi, Jacob", continuò, "mai. Eppure, eccoci qui." Stese un braccio, indicando il fosso. "Guarda a cosa ci ha portato la tua scelta."


Con orrore, Jacob notò i tagli insanguinati che gli rigavano l'avambraccio, le gocce rosse che scivolavano sull'erba. Guardò un'ultima volta il proprio cadavere, con gli occhi offuscati dalle lacrime.    

Un forte tuono si intromise, oscurando il grido disperato che Jacob cercò di emettere, che non lasciò mai la sua gola. Poi, in un violento sussulto e la spaventosa sensazione di cadere nel vuoto, si svegliò avvolto nelle coperte.


Ci mise qualche secondo a processare tutto, pietrificato, mentre cercava di calmare il respiro. Si appoggiò una mano al petto, come se il cuore potesse scoppiargli.

Era vivo. Era stato solo un sogno. E Revie...

Un braccio lo strinse al petto, trascinandolo in un caldo abbraccio, che non riuscì a consolarlo.


"Tutto a posto?" chiese Revie, assonnato, appoggiando il viso contro la sua spalla. Jacob ebbe paura che potesse sentire quanto forte batteva il suo cuore, come se potesse raccontare al posto suo cosa era successo.


"Sì. Scusami. Stavo solo... ho fatto un incubo" spiegò Jacob, in un sussurro tremante. Un incubo in cui tu mi avevi ucciso e gettato in un fosso.


Era solo un sogno, solo un sogno. Revie non sarebbe mai stato capace di fargli del male, pensò. Non era sicuro di chi stesse rassicurando. Strizzò gli occhi, abbracciando il cuscino e Revie lo strinse più forte a sé. Gli lasciò un bacio sulla schiena, prima di riaddormentarsi.


Scivolò nel sonno anche lui, diversi minuti dopo, cercando di dimenticarsi di quell'incubo. Ma il giorno dopo, Jacob non riuscì a pensare ad altro. Specialmente la sera, in macchina con il suo ragazzo, mentre erano diretti a casa della sua famiglia.


Revie non gli rivolgeva la parola da quasi un'ora e in quel silenzio era difficile non pensare. Si sentiva schiacciato contro il sedile dal peso dell'ansia.


Dovrei scusarmi di nuovo?, pensò. La pioggia che picchiettava sui finestrini continuava a richiamare nella sua testa il sogno che aveva fatto.


                                                                                          Le scarpe bagnate, il fango,

                                                  il tanfo nauseabondo,  


i vermi, gli occhi sbiaditi senza vita.


Goccia. Goccia. Goccia. Goccia.


Abbassò il finestrino di qualche centimetro, perché si sentiva soffocare, nonostante dal lato del guidatore fosse già abbassato. L’aria fredda accarezzava i capelli corvini di Revie, senza spettinarli. Revie teneva il polso sinistro piegato all'esterno, con la sigaretta tra le dita. Dalle labbra gli sfuggì un sospiro grigiastro.

Revie era sempre affascinante, quella sera ancora di più, per l'occasione. Ogni dettaglio del suo aspetto era stato pensato e curato davanti allo specchio, con attenzione. Questo faceva sentire Jacob ancora più in colpa, nel sentirsi sempre inadatto, mai all'altezza e, soprattutto, perché stava rimpiangendo così tanto di aver accettato quell'invito.

Aveva pensato di rimandare la cena fino all'ultimo, trovare una scusa, convincere il suo ragazzo a passare la serata da soli. Ma ormai era troppo tardi, erano in macchina e in pochi minuti sarebbero arrivati a destinazione. Non poteva annullare tutto così. Se lo avesse fatto, avrebbe fatto fare brutta figura a Revie e lui odiava fare brutte figure. Andava tutto bene, sarebbe andato tutto bene: questo continuava a ripetersi nella testa.  


Jacob non era agitato all'idea di far incontrare Revie e la sua famiglia; si conoscevano già. Lo aveva presentato settimane prima e loro lo avevano adorato e accolto subito. Sua sorella più piccola, Kathleen, già lo vedeva come un secondo fratello, mentre suo padre gli chiedeva continuamente come stesse e come andasse tra di loro e di salutarglielo. A volte, però, si dimenticava che avrebbe dovuto chiedere anche a Jacob come stava.

Insomma, Revie non ne falliva una quando si trattava di farsi piacere agli altri e di far passare del tempo piacevole a chi era in sua compagnia. Eppure Jacob si sentiva così in ansia a portarlo nella propria casa quella sera, ancora più in ansia di quando l'aveva presentato a suo padre la prima volta. Quella giornata lo stava prosciugando.


Il ding del suo telefono lo trascinò fuori da quel vortice di pensieri.

Notò subito le dita di Revie irrigidirsi attorno al volante,  la mascella stringersi. Lo vide prendere un lungo, lento respiro dalle narici, mentre Jacob lo trattenne qualche secondo. Prese il telefono tra le mani tremanti.


"È Kathleen", sorrise, "voleva solo... sapere se stiamo arrivando. Le scrivo che siamo lì tra cinque minuti, okay?"


Jacob sentiva l'impulso di giustificare ogni chiamata, messaggio, notifica dal suo telefono. Aveva imparato a notare i segnali sul volto di Revie. E quella serata stava già andando male, era meglio che non desse altri motivi a Revie di arrabbiarsi.

Non ricevette alcuna risposta, così inviò quel messaggio e si affrettò a mettere via il telefono nel tascone della felpa.


Revie lo ignorava da quella che sembrava un'eternità e questo lo preoccupava. La verità era che avevano avuto un litigio quel pomeriggio tardi, a casa di Revie. Per Jacob non era stato niente di serio, per cui non capiva il motivo di quel silenzio punitivo. Forse non si era comportato bene, sì, era vero, aveva esagerato, ma gli dispiaceva e gli aveva chiesto scusa, e anche Revie gli aveva chiesto scusa, quindi... Cazzo, parlami, per favore! Avrebbe voluto dirgli quanto lo amasse, che sperava fosse tutto a posto dopo quello che era successo, ma aveva paura di usare le parole sbagliate. Revie gli sembrava irraggiungibile in quel momento. E non voleva farlo arrabbiare.


Soprattutto, Jacob non voleva perderlo. Perché Revie era perfetto e lui lo amava. Stavano insieme da poco, non lo negava, ma il loro legame era speciale. Jacob poteva già affermare, senza dubbio, che lui fosse quello giusto. Non avrebbe mai voluto allontanarlo per una stupida litigata, perché di quello si era trattato: una stupida litigata. Niente di più. Lo avrebbe perdonato. Revie lo faceva sentire speciale, apprezzato. Così dovrebbero sentirsi le persone in una coppia, giusto?
Ma Jacob un dubbio ce l'aveva: di non essere lui la persona giusta per Revie. Ogni giorno di più, Jacob vedeva Revie così perfetto da essere troppo per lui. 


Revie appoggiò la sigaretta tra le labbra, aspirando e mentre buttava fuori il fumo, domandò:

"Cosa dirai a tuo padre, Jacob?" Non distolse un secondo lo sguardo dalla strada, mantenendo quell'atteggiamento ostile ed evitante che aveva da un'ora.


Si girò verso Revie, quasi di scatto, incredulo di averlo sentito parlare dopo tanto agonizzante silenzio. Gli aveva rivolto la parola. Ci mise un secondo buono a elaborare le parole, confuso da quella domanda.

"Ehm... cosa gli dovrei dire?" esitò, sorridendo nervosamente. Si sistemò meglio sul sedile, accorgendosi di quanto i suoi muscoli fossero stati contratti tutto quel tempo. "Non ho capito di cosa stai parlando." 


Revie si girò per qualche secondo a fissarlo, approfittando di un semaforo. La luce rossa li avvolse, riflettendosi in ogni goccia che scivolava sul vetro. Revie lo guardava come se si stesse chiedendo se la domanda di Jacob fosse seria, oppure come se lo stesse per insultare. A volte era difficile leggere i suoi lineamenti.
Ti prego, non arrabbiarti, pensò, rimpiangendo ogni parola che aveva detto senza riflettere su come potessero suonare fuori dalla sua testa. Perché a Revie bastava veramente poco, a volte, per esplodere. Deglutì appena, sforzandosi di mantenere un sorriso. Gli stava venendo mal di stomaco dall'ansia.


Revie tornò a voltarsi verso la strada, scuotendo la testa e infilò la mano fuori dal finestrino per picchiettare via la cenere della sigaretta. Aspirò un ultimo tiro, per poi lanciarla in strada. Con il pulsante sulla portiera, chiuse il finestrino, entrambi i finestrini, come per evitare che qualcuno potesse sentirli. Il silenzio si fece terribilmente più pesante.


Finalmente rispose, seccamente: "Sto parlando del livido".



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littleblackpan
Olza LittleBlackPan

Creator

AAAHHHHH primo capitolo introduttivo! Sono emozionata. Fatemi sapere cosa ne pensate c:
p.s. ho dovuto dividere in due parti perché ho superato i caratteri consentiti lol
-Olza

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