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Bonded (ITA)

2. Stai lontano da lui (parte 1)

2. Stai lontano da lui (parte 1)

Aug 20, 2026


Quel venerdì sera, Jacob aveva lasciato un bigliettino sul frigo in cucina per suo padre, incastrato sotto una calamita. 

Si era infilato le sue scarpe migliori - delle semplici vans nere - ed era corso fuori di casa con le chiavi dell’auto di Evan strette tra le dita. Nelle condizioni in cui era suo padre, steso sul letto incosciente, era comunque meglio che non si mettesse alla guida.

In qualunque momento, possiamo andarcene.

Jacob continuava a ripetersi le parole di Dodger come una preghiera, mentre guidava verso il centro di Rainhill. Il tragitto verso il Red Hat Pub l’aveva passato con la mascella serrata così forte che temeva gli sarebbe rimasto un dolore acuto ai denti fino al mattino successivo. Dodger aveva requisito la radio non appena era salito a bordo, sintonizzandosi su una stazione che trasmetteva pop commerciale. Dalla spalliera dei sedili posteriori, Kathleen si era sporta due volte per alzare al massimo le casse, fino a far vibrare i finestrini, prima che Jacob la mandasse a fanculo.

In realtà, Jacob non riusciva a smettere di pensare a suo padre e a quanto fosse stato stupido a lasciarsi convincere ad uscire.

"Grazie per la maglia, Bod" gli sorrise Dodger a metà strada, incurvato verso lo specchietto del parasole. Con una matita nera e l'assistenza della lucina dell'auto, stava improvvisando un look smokey eyes. 

Aveva tenuto il finestrino aperto di una spanna per far uscire il fumo della sigaretta che reggeva tra le labbra; il vento freddo della notte gli spettinava appena le ciocche bianche sulla fronte. Stranamente, fuori non pioveva.

"Non c’è di che…" esitò Jacob per qualche secondo, distogliendo per un istante lo sguardo dalla strada per posarlo sulla t-shirt a righe che aveva prestato all'amicə, semi nascosta dietro la sua solita giacca di jeans tappezzata di spille e toppe colorate.

Lui, invece, si era infilato il primo maglione autunnale che aveva trovato nell'armadio e aveva cercato di sistemare quel cespuglio color nocciola che sembravano i suoi capelli. Dodger gli aveva detto che il maglione gli donava, che sembrava adorabile, ma Jacob era abituato a respingere ogni accenno di complimento con un sorriso nervoso, scuotendo la testa.

Jacob strinse il volante fino a far sbiancare le nocche pensando alla serata che lo attendeva. Forse avrebbe bevuto qualcosa per pensare meno. Avrebbe dovuto essere a casa. Avrebbe dovuto controllare se Evan si fosse svegliato o se avesse vomitato di nuovo. Era possibile soffocare nel proprio vomito? L'aveva visto in un paio di film. Ma a suo padre non sarebbe successo niente di simile, giusto? Era sopravvissuto altre volte, a casa da solo, in condizioni ben peggiori.

Rimuginò sulle parole che stava per pronunciare, chiedendosi quale fosse il modo migliore di far passare una supplica per una proposta con aria disinvolta. Si mordicchiò il labbro inferiore, trovando finalmente il coraggio: "Se non vuoi tornare a casa tua stasera... Puoi dormire da me. C'è un po' di casino, ma questo lo sai già…" 

Jacob cercava di ignorare che sotto sotto, era un po’ arrabbiato con Dodger. Ma l’idea di passare la notte da solo lo deprimeva.

Dodger ridacchiò piano, spegnendo la cicca nel posacenere dell'auto. "Grazie, Bod… Mi piacerebbe. Ah, rallenta, qui devi girare a destra". E mentre Jacob svoltava con cautela, aggiunse con voce più profonda: "Ascolta… Prima dicevo sul serio. Se ti senti al limite, in qualunque momento, ce ne andiamo. Chiaro?"

"Cazzo, prendetevi una stanza" si intromise Kathleen dal sedile posteriore, senza staccare nemmeno per un secondo gli occhi dallo schermo luminoso del telefono, su cui picchiettava le dita senza sosta. Jacob si era quasi dimenticato di lei.

"Stai zitta" tagliò corto. Non l’avrebbe mai ammesso ad alta voce con nessuno, ma la verità era che una piccola, segreta cotta per Dodger l'aveva avuta fin dal primo giorno in cui si erano conosciuti. 

Dodger era tutto ciò che lui non riusciva a essere: liberə , sfacciatə , attraente.

Jacob parcheggiò sul lato opposto della strada, lungo un viale ombreggiato da piccoli alberi e illuminato dai lampioni giallastri. Una grossa insegna al neon, "Robin Red Hat", macchiava l'aria d'un rosso vivo, riflettendosi sulle chiazze d'acqua dell'asfalto bagnato.

Jacob si bloccò sul marciapiede, affondando le mani nelle tasche dei jeans oversize. L'odore del locale lo colpì prima ancora che potessero varcare la soglia: una miscela densa di birra rovesciata, cenere di sigarette e sudore. Da fuori, i vetri appannati lasciavano intravedere luci led e una folla di ragazzi ammucchiati attorno ai tavoli di legno.

"C’è un buttafuori" notò Jacob, arrestandosi di colpo, ma nessuno sembrava curarsi di quel dettaglio. "Ti fanno entrare senza storie?"

"Guarda che la serata non è vietata ai minori" rispose Kathleen con tono di superiorità. "E poi io vengo sempre qui con i miei amici."

Dodger, intanto, fece una giravolta in mezzo alla strada e camminando all’indietro di fronte a Jacob, sfilò un sacchettino di plastica trasparente dalla tasca dei pantaloni. Glielo sventolò in faccia, facendo una linguaccia provocante.

Jacob capì subito di cosa si trattasse. Sentì un’ondata immediata di panico attraversargli la spina dorsale. "Sei pazzo? E se quel tipo enorme ti perquisisce? Io non ti conosco, Dodger, non starmi vicino."

"Chillati, Jacob" lo sbeffeggiò Kathleen, alzando gli occhi al cielo.

"Ma come cazzo parli?"

"Stai tranquillo, Bod" lo rassicurò Dodger con calma, riponendo la bustina nel pugno chiuso. "Basta pagare la tassa al ratto. Ehi, Kathleen, aspettaci!"

La ragazzina, che stava già sgattaiolando verso la fila, li guardò da sopra la spalla. "Divertitevi, coglioni!" rise sguaiatamente, prima di girare loro le spalle e infilarsi con disinvoltura in un gruppetto di persone in attesa. Un paio di ragazzi più grandi - individui che potevano avere tranquillamente la stessa età di Jacob - la salutarono con entusiasmo, cingendole le spalle.

Dodger lanciò a Jacob una strana occhiata, come per verificare quanto fosse agitato. Jacob si sentì di nuovo inchiodato all'asfalto, come se le sue gambe avessero dimenticato come camminare. Dodger gli afferrò delicatamente il polso.

"È tutto okay" sorrise. Jacob si lasciò trascinare verso l'ingresso, tenendo lo sguardo basso. Kathleen era già sparita dentro.

"Ehi, Nicodemus, come va?" lo salutò Dodger con una confidenza che l’uomo non sembrava ricambiare. "Siamo io e il mio amico."

L’uomo, appoggiato con le spalle massicce contro la cornice del portone, li squadrò dall'alto con uno sguardo pesante contornato da occhiaie scure. "Avete un biglietto?"

Jacob deglutì a vuoto. Biglietto? La guardia sembrava terribilmente annoiata, ma Jacob non poteva biasimarlo: chi avrebbe voluto passare il venerdì sera al freddo, in piedi, di fronte ad un locale pieno di giovani ubriachi?

"No, però abbiamo un’amica con noi…", fece l’occhiolino Dodger.

Il sorriso timido di Jacob sparì del tutto. Si girò a guardare Dodger molto lentamente. La guardia li fissò per un secondo interminabile e Jacob cominciò a chiedersi in quale direzione avrebbero dovuto correre se l'uomo avesse deciso di chiamare la polizia. Sentiva i palmi delle mani completamente sudati.

L'uomo tirò un lungo sospiro. "Mary non entra… gratis".

Prima che Dodger potesse replicare, un tonfo sordo li fece trasalire. Il buttafuori si scostò dall'ingresso come se già sapesse cosa stava per succedere e, un istante dopo, la porta si spalancò: un ragazzo volò sul marciapiede ad un metro da loro. Una bottiglia di birra si frantumò a terra con un rumore acuto, spargendo cocci di vetro fino in strada. Un gruppo di ragazze si allontanò da lì, ridacchiando dopo lo spavento. Sulla soglia apparve un uomo con un grembiule da barista cinto in vita, ansimante e con i capelli biondi incollati sulla fronte sudata.

"Figlio di puttana!" biascicò il ragazzo a terra, cercando a fatica di rialzarsi. "Non l’ho toccata, le ho solo offerto da bere!"

"Quello resta fuori" esclamò con tono imperativo l'uomo, rivolgendosi a Nicodemus. 

Per un secondo, il suo sguardo incrociò quello di Jacob. Lo guardò così male che il ragazzo temette di essere il prossimo a venire lanciato a terra.

Invece, senza aggiungere altro, l’uomo si girò e rientrò inghiottito dalla folla.

Il buttafuori tornò a bloccare l'ingresso con la sua stazza, lasciando andare un altro sospiro rassegnato. Nessuno, a parte Jacob, sembrava minimamente sconvolto dalla scena.

Dodger non perse tempo: "Un assaggio per il ratto", sorrise, allungando la mano e facendo scivolare con destrezza la bustina di erba nel taschino di un marsupio che l'uomo portava agganciato alla cintura. 

Il buttafuori si sistemò la divisa e, come se niente fosse accaduto, impugnò un timbro e lo premette con decisione sul dorso della mano di Jacob, ancora sconvolto, e poi su quella di Dodger. Lasciò sulla loro pelle l'impronta di un triangolo rosso, che ricordava un cappello appuntito da elfo.

Dodger si morse il labbro inferiore, rivolgendo alla guardia un ultimo sguardo malizioso: "Vuoi lasciarmi qualche altro segno addosso, più tardi?"

"Sarà meglio che faccia finta di non aver sentito" sussurrò l’uomo, assottigliando lo sguardo. Poi, scuotendo la testa, si fece da parte.

Dentro, il Robin Red Hat Pub era un'esplosione di calore, fumo e musica rock riprodotta dalle casse. Su un piccolo palco sulla sinistra, una band locale stava sistemando gli strumenti prima di iniziare a suonare. In realtà, non c’erano davvero tante persone, era il pub ad essere troppo stretto e soffocante per ospitare una serata del genere.

Jacob si affrettò a cercare Kathleen: intravide la sua felpa rossa e i lunghi capelli castani in mezzo a un gruppo di ragazze vicino al palco. Le amiche con cui si era unita erano tutte nettamente più grandi di lei, avvolte in abiti succinti e truccate. Kathleen non sembrava affatto una ragazzina sperduta; rideva a crepapelle mentre parlava con una ragazza dai capelli tinti di un rosa acceso.

Dodger lo chiamò a voce alta, provando a farsi sentire sopra la musica. Jacob stava per voltarsi e rassicurarlo, ma la sua attenzione venne catturata da una figura poco distante da loro.

Revie sembrava esattamente nel suo elemento. Avvolto nel suo abbigliamento scenografico, chiacchierava con un gruppo di coetanei sfoderando una disinvoltura magnetica. Indossava una camicetta bianca morbida, stretta in vita da una sorta di corsetto di pelle, e pantaloni aderenti infilati in un paio di pesanti anfibi scuri. I suoi piercing d'argento e i lunghi capelli neri catturavano i bagliori rossi dei led ad ogni movimento.

Quando i suoi occhi verdi intercettarono Jacob tra la folla, un sorriso lento e consapevole si fece strada sulle sue labbra. Sembrava genuinamente sorpreso. Con passi eleganti abbandonò completamente la conversazione e li raggiunse, salutando Jacob con un tono incredibilmente caldo:

"Hey. Sei venuto davvero."


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Creator

p.s. Nicodemus è un personaggio originale della mia amica Ambra (ambr_uh su instagram)

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