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Bonded (ITA)

2. Stai lontano da lui (parte 3)

2. Stai lontano da lui (parte 3)

Aug 20, 2026

  

Stai lontano da lui.


Il cuore di Jacob fece un balzo spaventoso contro le costole. Sbirciò subito verso il barista, ma Bastian si era già allontanato per servire un cliente all'altro capo del banco. In preda alla confusione e a una strana morsa d'angoscia, Jacob stropicciò il foglietto e lo infilò in fretta nella tasca dei jeans, facendo finta di nulla quando Revie tornò verso di lui, afferrando il proprio drink sul bancone.

Ma ormai il danno era fatto. Tra l'effetto dell'alcol, il caldo asfissiante del pub, il sapore amaro di quel messaggio misterioso e la presenza magnetica di Revie accanto a lui, la testa di Jacob ricominciò a girare vorticosamente. Il respiro gli si fece corto, sibilante.

Revie se ne accorse immediatamente. La sua espressione si incupì.

"Ehi, Jacob… respira piano" gli sussurrò con dolcezza. Ma vedendolo sprofondare nel panico ogni secondo che passava, prese iniziativa. "Dai, vieni con me."

Guidandolo con premura, tenendogli una mano ferma sulla schiena, Revie lo accompagnò verso la porta di servizio sul retro, sormontata dalla scritta EXIT illuminata di verde.

L'aria fredda della notte lo investì non appena la pesante porta di metallo si chiuse alle loro spalle, smorzando il frastuono della festa. Si ritrovarono nel retro del locale, in un giardinetto illuminato solo da una fioca lanterna sul muro accanto alla porta. Jacob si accasciò contro il muro di mattoni a lato, portandosi le mani al petto e premendole forte contro il torace.

"Soffri di attacchi di panico?" gli chiese Revie con voce calma, mettendosi di fronte a lui, mantenendo una certa distanza per non soffocarlo.

Jacob riuscì solo ad annuire, scosso da un singhiozzo. Si stava sforzando di non piangere.

Revie prese la sua mano destra e la posò sul proprio torace, un gesto avventato a cui Jacob non riuscì ad opporsi.

Guidò il suo ritmo respiratorio con una pazienza quasi ipnotica, attraverso il proprio. La sua voce era profonda, rassicurante e pian piano riuscì a stabilizzare il battito cardiaco di Jacob.

La porta si aprì all'improvviso con un cigolio e Jacob lo spinse via d'istinto, bruscamente. Dodger fece capolino nel vicolo, con un drink in mano e la faccia tesa dalla preoccupazione.

"Bod! Tutto okay? Mi sono girato ed eri sparito!"

"Sto bene, Dodger" lo rassicurò Jacob, con la voce ancora debole. Cercò in tutti i modi di trattenere il respiro e non mostrarsi tremante. "Volevamo solo un po’ di aria fresca."

Dodger corrugò la fronte, poi si ricompose. "Oh, okay, scusate. Però se hai bisogno, sono dentro e ho il telefono acceso, okay?"

Poi si rivolse a Revie, in francese: "posso fidarmi, vero?"

Lui si limitò ad annuire, pazientemente. Ma il suo sguardo sottile tradì un certo fastidio, mentre fissava Dodger rientrare.

Sentendo nominare il telefono, Jacob si ricordò improvvisamente di controllare se suo padre lo avesse chiamato. Vide il proprio riflesso sconvolto sullo schermo nero per mezzo secondo, prima di accenderlo: niente notifiche.

Improvvisamente, gli tornò in mente Evan svenuto a casa, il vomito per terra e la puzza di…

Era stanco.

Fanculo, pensò. Suo padre non sarebbe morto se avesse smesso di guardare il telefono per dieci minuti. Lo ricacciò in tasca, sospirando.

Revie, che lo stava studiando silenziosamente, ruppe il silenzio: "Sei arrabbiato con il tuo amico?"

Jacob tornò alla realtà, alzando lo sguardo. "No, io… forse, non lo so. Si vedeva? Pensi che ci sia rimasto male? Oddio, scusa se ti ho spinto via, prima." Si coprì il viso con le mani, soffiando un sospiro attraverso le dita. Si appoggiò alla parete e si lasciò scivolare a terra.

"Hey, hey, stai tranquillo. Non è successo niente. Intendevo solo… sono sicuro che normalmente preferiresti stare con il tuo amico e non con un mezzo sconosciuto" disse Revie, con un sorriso amaro, indicandosi con una mano al petto. “In questa situazione.”

"Tu sei un completo sconosciuto, Revie…", replicò Jacob, con tono serio, abbassando le mani.

"Eppure sai il mio nome, hai accettato che ti offrissi un drink" replicò Revie con un tono morbido, stuzzicandolo appena. “E sei qui con me.”

"Oh, cazzo", realizzò Jacob. "Abbiamo lasciato i drink dentro."

"Pensa a tranquillizzarti ora", lo rassicurò. 

Si allontanò un secondo per raccogliere da un muretto quello che sembrava un portacenere. Si appoggiò anche lui al muro, sedendosi per terra a una spanna da Jacob.

Jacob lo osservò con la coda dell’occhio, mordicchiandosi il labbro inferiore. L’aria fredda li accarezzò.

"Fumi?", domandò Revie, tirando fuori una sigaretta da un pacchetto, offrendogliene una. 

"A volte, ma… non ora, ti ringrazio."

"Va un po’ meglio?" Si accese una sigaretta tra le labbra, proteggendo la fiamma dell’accendino dal vento con una mano a cupola. Jacob annuì, si stava bene lì. Erano da soli in quello che sembrava un giardinetto privato del pub, dove forse in estate avrebbero offerto dei posti a sedere all’aperto. C'erano delle statue, delle panchine in legno e una struttura esagonale al centro, una specie di romantico gazebo, ricoperto di edera rampicante.

“Più o meno. Vorrei solo smettere di pensare, tipo, per sempre”, rise amaramente. “Ma mi accontenterei anche solo di cinque minuti.”

“So che forse non mi crederai, ma ti capisco”, sussurrò Revie tra un tiro e l’altro. “Ho sofferto di attacchi di panico per anni. È una merda.” Fece una pausa, come se stesse valutando le prossime parole. “Per questo ho preferito allontanarmi dopo averti salutato, prima. Ho visto i segnali e… era meglio che ti aiutasse il tuo amico, in quel momento. Spero di non essere stata la causa.”

Jacob gli offrì un sorriso. “È stato l'insieme di tutto. Sarebbe successo comunque.”

Poi senza riflettere troppo, tirò fuori dalla tasca dei jeans il biglietto stropicciato e lo allungò a Revie. "Me l'ha dato il barista… prima" mormorò.

Revie appoggiò il posacenere a terra, tenendo la sigaretta tra le labbra. La cenere che bruciava gli illuminò il volto. Prese il foglietto con gentilezza, stendendolo con cura tra le dita affusolate. Per un microsecondo, un frammento impercettibile, la sua espressione si indurì. Ma il cambiamento fu così rapido che Jacob non fece in tempo ad accorgersene. Un istante dopo, Revie lasciò scappare un lungo sospiro e un sorriso rammaricato, girandosi il foglietto tra le dita.

"Lo sta facendo di nuovo…" scosse la testa Revie, soffiando del fumo. "Mio Dio, scusami, Jacob. È il mio ex… il barista. È sempre stato incredibilmente geloso e… suppongo non abbia ancora capito che è finita. E pensare che sono passati due anni."

Jacob si guardò attorno, come se qualcuno potesse essere lì a confermare quello che aveva appena sentito. Il suo ex? 

"Wow. Rancoroso" mormorò Jacob, sentendosi alleggerito. "Quel tipo fa paura, comunque."

E tu ci stavi insieme?, avrebbe voluto aggiungere. Non era un giudizio, era solo… genuinamente curioso. Per un paio di secondi, la sua fantasia viaggiò, immaginando i due ragazzi insieme. Non poteva negare che fossero entrambi… bellissimi, a modo loro. Revie era stato con quello lì e ora offriva da bere a un ragazzo come Jacob? Era completamente il contrario di Bastian! Basso, timido, impacciato…

"Mi dispiace, è così imbarazzante che tu ti sia ritrovato in mezzo" commentò Revie, guardandolo negli occhi con apparente fragilità. Ma c’era qualcosa di più nella sua espressione, che Jacob non riusciva a interpretare. Rabbia, forse? "Sono mortificato."

"Questo è imbarazzante? Io ho letteralmente quasi avuto un attacco di panico dopo che mi hai offerto da bere. Non capisco" ammise Jacob a bassa voce, cercando di nascondere quanto realmente si sentisse stupido, dietro a quei commenti scherzosi. "Non capisco perché mi stai intorno e tutto il resto, sono patetico. Non lo vedi?"

"Io vedo solo un ragazzo dolce e sensibile che non voleva davvero essere a questa festa." Jacob guardò altrove, imbarazzato. "Che posso dire… c’è qualcosa di te che mi incuriosisce", continuò. “Forse siamo più simili di quanto tu possa immaginare. E questa è una cosa che mi attrae.”

Un rombo basso e lontano annunciò il ritorno del maltempo. Jacob osservò la luna sparire dietro una nuvola grigia.

"Anche dopo quello che è successo?"

"Non sta andando così male la serata, dai. Potrebbe andare peggio: potrebbe piovere" scherzò, mentre le prime gocce bagnavano l'asfalto. Spense la sigaretta nel posacenere.

Jacob scoppiò nella risata più genuina che lo aveva scosso da quando si era trasferito a Rainhill. Scemò in un sorriso.

Poi successe qualcosa, gli occhi verdi di Revie per un secondo gli fecero dimenticare tutto, un po’ come aveva fatto l’alcool. Non c’era più suo padre, sua sorella, Dodger, i pensieri, l’ansia, c’erano solo i loro occhi che si guardavano.

Non era sicuro di quanto potesse ancora incolpare l’alcool, perché ormai l’effetto stava scivolando via, ma con un movimento goffo si ritrovò a girare il corpo verso Revie, avvicinandosi pericolosamente a lui. Gli tremavano le gambe.

Strinse gli occhi. Non aveva idea di cosa stesse facendo o perché, ma voleva farlo. Temeva che Revie si sarebbe allontanato, ma accadde il contrario. I loro visi erano così vicini che poteva sentire il suo respiro sulle labbra, l'odore della cenere. Lo sentì sibilare attraverso i denti. Revie si avvicinò appena. Sentì le sue dita sfiorargli il collo e la punta del naso accarezzargli la guancia.

Revie sembrava impaziente, ma non intenzionato a prendere iniziativa. Passarono vari secondi, senza che nessuno dei due osasse superare quei pochi millimetri tra le loro labbra.

Il suo cuore tamburellava impazzito, per la prima volta in quella serata, per un motivo che non gli dispiaceva.

Poi finalmente si decise: prese il viso di Revie e catturò le sue labbra contro le sue.

Fu un bacio incasinato e affamato, senza un ritmo preciso e non tardò a scoprire che Revie aveva un piercing anche sulla lingua. Lasciò andare un lamento, sentendo una mano accarezzargli una mano e premergli la nuca, come per tenerlo imprigionato in quel bacio. Non che avesse particolarmente intenzione di smettere. Si sentiva di nuovo caldo, ubriaco.

Si ritrasse solo quando una voce lo spaventò, prima di realizzare che non c'era nessuno e i rumori provenivano dalla strada oltre la siepe alta.

Aveva il respiro affannato, come se durante il bacio si fosse dimenticato di poter respirare dal naso.

Revie lo guardò, leccandosi le labbra. Aveva le pupille dilatate. Non poteva negare che l’ultima cosa che si sarebbe aspettato da quella serata fosse che Revie gli mettesse la lingua in bocca, dopo che lui lo aveva baciato per primo. 

“Oddio”, esclamò Jacob. Appoggiò le spalle al muro, sopraffatto. “Io non so cosa mi sia preso.”

Avrebbe voluto alzarsi, trovare una scusa per tornare dentro, ma non poteva ignorare il fatto di essere visivamente molto eccitato. Si avvicinò le gambe al petto, cercando di ignorare quella sensazione.

Sarebbe passato in un paio di minuti… se solo fosse stato capace di togliersi dalla testa quel bacio. Si sfiorò le labbra con l’indice, mentre i pensieri tornavano ad affollargli la testa.

La verità è che Jacob non voleva davvero tornarci là dentro. Era combattuto.

"Sei riuscito a smettere di pensare, solo per un minuto?" Revie gli sorrise, dolcemente. Jacob si nascose di nuovo dietro ad una mano. Sì e lo rifarei, ma non ebbe il coraggio di dirlo.

"Io non sono così", puntualizzò, anche se una parte di lui si chiedeva se, nei fatti, avesse dato l'impressione opposta. Non sapeva che tipo fosse Revie, se fosse un ragazzo serio, non lo conosceva davvero! Ma che stavo pensando? Si sentiva in imbarazzo. “Avrai pensato che sono disperato.”

Forse un po' lo era? Jacob strinse le ginocchia al petto, cercando disperatamente di nascondere quanto fosse agitato e confuso. 

"Di questo hai paura? Che possa pensare che tu sia disperato e approfittarne?” Le parole dure contrastavano con il tono dolce e lento con cui il ragazzo gliele rivolgeva. Jacob si chiese se lo avesse offeso. ”Pensi che farei tutto questo solo per una scopata? Con tutta la gente arrapata che c’è stasera, là dentro?"

Jacob lo fissò, quasi turbato.

"Questo è un modo carino per dire che potresti scoparti chiunque e che non devo montarmi la testa?"

Revie sospirò. "Un modo carino per dire che stasera avevo occhi solo per te", lo corresse. Jacob non avrebbe saputo spiegare perché quelle risposte gli dessero così fastidio. Il punto non era che le trovava imbarazzanti, banali, semplicemente… non ci credeva davvero. “Non sono qui per approfittarmi di te.”

Revie frugò nelle proprie tasche e Jacob tenne lo sguardo fisso davanti a sé, facendo finta di non essere incuriosito. Sentì il click di una penna. Quando ebbe il coraggio di guardargli le mani, lo vide scarabocchiare sullo scontrino che gli aveva allungato prima. Aveva cancellato le parole lasciate dal barista, scrivendo sotto una serie di cifre.

"Questo è il mio numero" disse, porgendo il foglietto stretto tra l'indice e il medio. "Lascio a te la decisione se scrivermi dopo stasera, oppure no. Nessuna pressione, Jacob."

Jacob lo prese in mano, con le dita tremanti e sentì una morsa al petto, quando Revie si alzò da terra. Stava iniziando a piovere più intensamente, le gocce gli scivolavano sui capelli.

“Vuoi tornare dai tuoi amici?”

“Tu… vuoi?”

Revie scosse piano la testa.

“Potremmo stare un altro po' da soli?” domandò Jacob, quando trovò il coraggio di buttare fuori quelle parole.

Revie gli porse la mano e aiutò Jacob ad alzarsi. Lo condusse attraverso il giardinetto sotto la cupola di legno. La pioggia tamburellava sopra la struttura. 

Nessuno dei due sembrava avere intenzione di mollare la presa dalla mano dell’altro.

*

Un paio di ore dopo, Revie lasciò il locale da solo per tornare alla propria auto.

Attraversò il vicolo a lato del pub, illuminato soltanto da una fioca luce sopra una porta antincendio, la targhetta "Riservato al personale" attaccata ad essa.

Lì, appoggiati al muro di mattoni, Bastian e il buttafuori, Nicodemus, stavano fumando in silenzio.

Revie si fermò in mezzo alla strada, notando i due uomini solo in quel momento. Incontrò gli occhi di Bastian, che lo stavano già osservando. Per diversi secondi, nessuno dei due disse una sola parola né accennò un movimento; si fissarono nell'ombra come due predatori nel medesimo territorio.

Infine, Revie inclinò la testa e lasciò crescere sulle proprie labbra un sorriso lento, provocatorio. I suoi occhi tradivano una spietata trionfalità.

Bastian non scompose l'espressione, continuando a seguirlo con gli occhi mentre saliva in auto.

Nicodemus tossì piano, interrompendo quel silenzio pesante come un macigno.

Bastian si limitò a scuotere lentamente la testa, spegnendo la sigaretta sotto la suola delle scarpe.

“Non sai tutto”, si limitò a dire sottovoce, rientrando nel locale.


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littleblackpan
Olza LittleBlackPan

Creator

Ciao personacine, spero che Bonded in questa versione vi stia piacendo C: mi spiace se non posto spesso, ho la brutta abitudine di scrivere capitoli lunghi heheh
Se vi va lasciate un commentino, fa sempre piacere <3

Nota: Nicodemus è un personaggio originale della mia amica Ambra (ambr_uh su instagram), che oltretutto mi sta aiutando facendo da betareader!!! ily bro

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liz
liz

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I read the Italian version cause the cliffhanger from the English version was to good to resist!!! Amazing work I love how you wrote Ravies & Bastians dynamic 😋

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