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ICHIGO ICHIE いちごいちえ

Una notte da dimenticare 2

Una notte da dimenticare 2

Jun 29, 2017

A scuola non potei fare a meno di pensare al mio sogno per tutto il tempo. Quel ragazzo con i suoi occhi e le sue mani fredde mi aveva riportato alla mente quella notte d’estate. Portai le mani alla testa, era impossibile dimenticare non ci sarei mai riuscito.

A pranzo ci incontrammo con Rei, e prendemmo posto nel cortile sotto un albero. «Oggi ho il pranzo più schifoso», osservò Kazu mentre guardava i nostri cestini.

«Prendi il mio», glielo porsi.

«Davvero?»

Glielo lasciai sotto il naso, «Non ho nemmeno fame», guardai verso il campo sportivo.

Mi alzai in piedi raccogliendo l’attenzione di tutti, «Dove vai?», mi domandò Kazu con la bocca piena.

«Un attimo in bagno torno subito». Avevo bisogno di schiarirmi le idee e un po’ d’acqua in faccia fu l’ideale. Guardai la mia immagine allo specchio per qualche minuto e cercai qualcosa che potesse farmi pensare ad altro. In cinque anni non ero cambiato per niente. Stessa faccia, stessi pensieri. Non ero male ma non potevo certo paragonarmi ad uno come Hikaru che poteva avere chiunque ai suoi piedi. Persino il suo ragazzo sembrava un modello. E fu in quel momento che pensai nuovamente al bambino mascherato.

Avevo gli occhi chiusi ed ero poggiato al lavandino quando all’improvviso sentii un colpo. Mi girai immediatamente ma non c’era nessuno. Pensai che fosse la mia immaginazione e lasciai perdere, poi un altro colpo e un mugolio. Mi guardai in giro e l’unica cosa che notai fu la porta di un bagno chiusa. Pensai subito che qualcuno avesse bisogno di aiuto o che non si sentisse bene. Bussai alla porta ma nessuno rispose, «Ehi tutto bene?», ancora niente.

Sentii un altro lamento mozzato e cominciai a preoccuparmi. Così corsi nella cabina accanto e salii sul water cercando di fare attenzione a non cadere. Poggiai le mani sul muro vicino e mi sollevai per guardare dall’altra parte, la scena che mi si presentò davanti mi lasciò esterrefatto. Nel bagno dove pensavo che ci fosse qualcuno che non si sentiva bene c’erano in realtà due ragazzi che ci stavano dando dentro. I lamenti erano di quello che stava come dire “subendo”.

Il ragazzo più grande lo teneva a gambe aperte sul proprio membro e dava spinte regolare facendolo gemere. Non riuscivo proprio a capire se provasse piacere o stesse soffrendo.

Per un istante smisi di respirare e quando cercai di tornare giù scivolai andando a sbattere contro la parete. «Chi è?!», sentii una voce agitata. Dovevo assolutamente andare via.

Restai immobile dov’ero, smisi di respirare tappandomi bocca e naso e rimasi accovacciato sul water mentre la porta del mio bagno sera socchiusa.

L’altra porta si aprì e vi uscì chi meno mi aspettavo, era il ragazzo che avevo visto con Hikaru che si guardava in giro, non fece caso a me per fortuna e si chiuse la porta alle spalle tornando dall’altro.

Lasciai andare un sospiro di sollievo e corsi via sconvolto. Cosa dovevo fare? Quel tipo non stava con Hikaru? E allora perché stava facendo quelle cose con un altro ragazzo?

La campanella suonò e potemmo tutti tornare a casa. «Aspetta Haru», mi disse Kazu fermandomi, «Hikaru mi ha chiesto di aspettarlo». Il nome si suo fratello mi fece sussultare.

Aspettammo Hikaru vicino al cancello e quando lo vedemmo arrivare in compagnia di quel Natsume la rabbia cominciò a crescermi dentro come una pianta. Stavano insieme e quel tipo lo tradiva.

«Scusate il ritardo ragazzi! Ma ho dovuto cercare questo idiota per tutta la scuola», Hikaru indicò Natsume alle sue spalle che con nonchalance aveva le mani nelle tasche e guardava altrove.

«Bene possiamo andare», disse Kazu e ci incamminammo. Noi due avanti e la coppietta alle nostre spalle, non potevo fare a meno di guardarli di sottecchi. Pensavo a quanto ci sarebbe rimasto male Hikaru, sembrava tenerci parecchio a quel tipo, gli sorrideva in modo così affettuoso.

«Haru», mi sentii chiamare da Hikaru e mi voltai a guardarlo, «Cos‘hai sulla gamba?»

«Eh?», diedi un’occhiata anch’io e vidi una macchia scura sui pantaloni. Accidenti l’acqua del bagno aveva lasciato un alone scuro proprio lì. «Ah niente. E‘ solo una macchia che non sono riuscito a togliere».

«Strano questa mattina non c‘era», osservò Kazu.

«Si che c‘era», chiarii ancora una volta.

Hikaru parve rifletterci, «Anche ad un mio amico apparve una macchia simile ma lui era caduto nel water cercando di spiare una ragazza mentre la faceva».

Accidenti!, pensai. «Che stupido», dissi ridacchiando. Incrociai lo sguardo gelido di Natsume per un istante che mi fissava, «dai muoviamoci ho una fame da lupi!», dissi trascinando Kazu.

Al piccolo locale dove di solito mangiavamo un gelato andai dritto in bagno cercando di eliminare la macchia. Non potevo buttare nel cesso un paio di pantaloni in quel modo, «Cazzo!», dissi ma la macchia non voleva andare via e preso dalla rabbia diedi un pugno al lavandino. Perchè ero così agitato?

«La punizione dei ficcanaso», sentii dire alle mie spalle. Mi voltai e Natsume era dietro di me con le braccia incrociate contro il petto. Mi fissava con un ghigno dipinto in faccia, «Non fare quella faccia», disse.

«Quale faccia?»

«Quella del finto tonto», spiegò avvicinandosi a me, «l‘ho capito che eri tu quello nel bagno oggi, ho riconosciuto la tua voce. Beh hai visto tutto vero?»

Mi allontanai immediatamente, «Che cazzo stai dicendo!?»

«Vuoi dirlo a Hikaru per caso?»

Strinsi i pugni, «Penso proprio che lo farò. Non merita di essere ferito per colpa tua».

Natsume rilassò le braccia e sospirò seccato, «Perché non ti fai semplicemente gli affari tuoi? Hikaru è felice non sa niente. Sei tu che non dovevi trovarti in quel bagno proprio in quel momento».

«Ti sbagli sei tu che non fare una cosa del genere se tieni ad Hikaru».

«Mmmh» sorrise ancora. Quel Natsume cominciò a camminare avanti e indietro nel bagno e non sembrava affatto preoccupato che potessi portare spiare di ciò che aveva fatto. «Allora va su. Diglielo io non ho nulla da perdere ma Hikaru si, e vuoi davvero ferirlo in questo modo?» sorrise bieco.

Non gli importava affatto del mio amico questo era chiaro. «Brutto stronzo», gli andai contro furioso e l’afferrai per il colletto della divisa e portandolo a un palmo da me. Lo guardai con odio e continuava a rispondere con sufficienza. «Vuoi picchiarmi eh?»

«Oh mi piacerebbe molto ma non ne vale la pena con uno come te. Te lo ripeterò solo una volta lascia il mio amico e non farti più vedere». E lo lasciai andare abbandonando quel bagno dandogli completamente le spalle. Persino toccarlo mi aveva fatto venire i conati di vomito, che tipo, ma dove l’aveva beccato Hikaru.

Tornai dagli altri, e questi stavano serenamente gustando alcune coppe di gelato guarnite di decorazioni e canditi. Mi misi a sedere e notai che davanti a me c’era una coppa ancora piena. «E questa?»

Hikaru mi guardò e sorrise. «Ho ordinato la tua preferita così non devi aspettare». Che gesto carino pensai, come si poteva trattare uno come Hikaru in quel modo. Era bello, gentile e divertente e il suo ragazzo non gli portava il minimo rispetto. Che squallore.

Pochi minuti dopo di me tornò anche Natsume, il quale si mise a sedere accanto a Hikaru che aveva ordinato qualcosa anche per lui mostrandeglielo. Continui a fissarlo con aria torva e lui parve accorgersene ma preferì ignorare tutto e cominciò a parlare con Hikaru.

«Allora Natsume dimmi qualcosa di te se proprio devi stare con mio fratello», cominciò a dire Kazu stranamente interessato ma anche molto a disagio.

«Che cosa vuoi sapere?»

«Boh non saprei in verità. Che vogliamo sapere Haru?»

Fui sorpreso di sentirmi tirato in ballo e improvvisamente ebbi gli occhi di Hikaru e Natsume su di me, quest’ultimo gnignò divertito. «Come vi siete conosciuti?» chiesi infine. Era ciò che in genere si chiedeva alle coppie, ma forse con i ragazzi funzionava in maniera diversa? La verità è che non sapevo minimamente che cosa significasse essere una coppia, non avevo mai provato interesse per certe cose.

Hikaru per quella domanda si fece rosso in viso. «Beh ricordate il festival di due settimane fa?»

Kazu sollevò un sopracciglio e lo fissò confuso. «Accidenti per questo mi hai mollato di punto in bianco!», sbottò ricordando qualcosa in particolare.

Ricordavo qualcosa riguarda quella faccenda del festival e cioè che non ero voluto andare. Già fare lo stesso sogno era inquietante quindi avevo preferito tenermi alla larga da posti che potessero fomentare il mio squilibrio mentale. «Non ti ho affatto scaricato! Sei tu che te ne sai andato dietro quattro ragazze e mi hai abbandonato».

Fissai Rei seccato e quest’ultimo ricambiò la mia occhiata. «Ma non è vero!» continuò a dire Kazu.

«Ok a parte questo dettaglio, com’è andata a finire?» chiese Rei cercando di porre fine alla discussione e lo ringraziai dentro di me, quei due erano insopportabili quando cominciavano a litigare.

Hikaru lanciò un occhiata di intesa verso Natsume che gli sorrise. «Beh stavo cercando Kazu per la fiera quando poi ho incontrato lui che se ne stava tutto solo accanto a una bancarella di fuochi, vero?»

«Si, l’ho visto spaesato e gli ho chiesto se andasse tutto bene e così abbiamo iniziato a parlare», finì il suo discorso proprio Natsume che ricambiò lo sguardo d’intesa dell’altro. Sarebbe stata una cosa commovente se non mi fossi ritrovato davanti la scena di lui che scopava con un tizio nei bagni della scuola.

Kazu toccò il viso scioccato per quel racconto. «Non devo più lasciarti solo!», e dopo quelle parole ricevette un altra gomitata ben assestata da parte di Rei.

«Quindi adesso cosa siete. Fidanzati?» Continuò a chiedere proprio Rei mentre assaporava un altro cucchiaio del proprio gelato.

Ero proprio curioso di sentire che avrebbe risposto il casanova dei bagni. «Stiamo solamente uscendo insieme per ora». Rispose però Hikaru ridacchiando per quella domanda. Non era ciò che mi aspettavo ma almeno sentirglielo dire mi fece sperare che la cosa potesse troncare sul nascere.

«E’ agghiacciante...» borbottò ancora Kazu.

Natsume mi fissò ghignando apertamente senza alcuno scrupolo. Si, dovevo dire la verità a Hikaru non era giusto che la passasse liscia così, tanto non era l’amore della sua vita. Ma quel figlio di una buona donna afferrò la mano di Hikaru che era poggiata sul tavolo e la strinse forte. «Solo uscendo?»

Hikaru divenne un peperone scatenando reazioni diverse da parte nostra. Kazu sputò tutto il gelato che aveva in bocca, era sul punto di affogarsi e intervenne in suo aiuto Rei.

Io fissai la scena esterrefatto che bastasse così poco per far invaghire una persona. Lo fissai truce e Natsume ignorandomi completamente sussurò qualcosa all’orecchio di Hikaru e quest’ultimo sorrise.

Sarebbe stato più difficile del previsto dividere quei due senza far soffrire il mio amico.

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