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ICHIGO ICHIE いちごいちえ

La coppia

La coppia

Jun 29, 2017

«Questo è sicuramente il posto migliore per guardare i fuochi d‘artificio non trovi?» Oh no ancora il suo sorriso e quegli occhi, dannazione. «Dovremmo farlo ogni anno non ti pare?»

Quante volte avevo già sentito la stessa frase nella mia mente, era inquietante. Poi però il sogno alcune volte cambiava e mi trovavo su quella collina solo, su quel piccolo burrone dal quale mi sporgevo. Lo facevo tutte le volte tutte le dannate volte.

Non so cosa esattamente vi volessi trovare ma continuavo a sporgermi fino a caderci dentro e poi partiva un dolore allucinante per tutto il corpo. Era fuoco, e il corpo mi bruciava.

Aprii di scatto gli occhi. Notai subito che avevo il fiato corto e il cuore che mi batteva a mille, mi accorsi pure che era notte fonda. Non potevo andare avanti così per sempre, era un tormento.

«Uao Haru che faccia orribile hai anche oggi». Commentò mia sorella Mari mentre entravo in bagno.

Preferii ignorare le sue parole andai a lavarmi i denti, ma quando mi specchiai notai che le occhiaie erano ancora più profonde di come potevano esserlo il giorno prima.

Mia madre addirittura tirò un urlo vedendomi. «Oddio cos’hai combinato!» Esclamò.

«Ho solo dormito male tutto qui, non facciamone un dramma.»

Il mio pessimo umore stonava davvero troppo quel giorno, principalmente perchè fuori c’era una bella giornata e gli uccillini cinguettavano allegri. Avrei voluto sentirmi meglio ma non ci riuscivo. Prima di uscire mi ero imbottito di caffè per non crollare durante le lezioni ma era un eventualità quella.

Raggiunsi come il giorno prima, Kazu e Rei alla stazione e entrambi non smisero di fissarmi per tutto il tragitto. «Dateci un taglio!» gridai esasperato.

«Hai l’aspetto di uno zombie devi credermi». Ovversò Kazu ridacchiando sotto i baffi.

Rei mi venne più vicino per guardare meglio. «Strano, sembravi stare meglio negli ultimi tempi».

Mi allontanai da lui e proseguii per la mia strada. «Lo credevo anch’io ma non è così. A proposito ma non dobbiamo aspettare tuo fratello?» domandai ricordandomi di Hikaru. Avevo completamente rimosso la questioni di quel bastardo di fidanzato che aveva.

«Non più tanto adesso verrà a scuola sempre con quel tipo».

Guardai Kazu stranito. «E a te va bene così? Cioè che esca con lui?»

«Ehi sei stato tu a dirmi che dovevo accettare la cosa ora non farmi avere ripensamenti o potrei picchiare seriamente Hikaru per questi suoi gusti strambi».

Peccato che gli avessi detto di lasciarlo in pace, ma forse avrei dovuto dire qualcosa a lui infondo chi meglio di suo fratello poteva metterlo in guardia riguardo Natsume. Dirlo però a Kazu significava creare un macello e quella storia sarebbe diventata il pettegolezzo preferito dell’intera scuola, il solo pensiero mi fece cambiare immediatamente idea.

«Io trovo che Natsume sia un bravo ragazzo, sembra tenerci molto al nostro amico». Si intromise Rei.

Il suo pessimo metro di giudizio era sempre sorprendente, infatti nè io e nè Kazu tenemmo considerazione di quella sua osservazione e facevamo bene.

Ero davvero combatutto dentro di me. Natsume aveva in pugno Hikaru, e con facili paroline avrebbe potuto benissimamente smentire la mia accusa. Infondo Hikaru diventava completamente cieco quando si invaghiva di qualcuno quindi parlarne avrebbe solo creato una discussione e sarei passato per bugiardo, molto probabile.

“Che hai?” domandò di punto in bianco Kazu vedendomi molto pensieroso.

Sussultai per quella domanda, e che avesse notato tutto ciò. “Nulla, ho solo dormito male quindi faccio un pò fatica a carburare oggi.” Nonera affatto quello il motivo ma che altro potevo fare.

Una volta a scuola la giornata proseguì molto più lentamente di quanto pensassi al punto che rimasi non so quanto a guardare fuori dalla finestra, così imbambolato. Ad un certo punto decidi di andarmene in infermeria per riposare almeno un pò o non sarei arrivato all’ultima ora.

Lungo il corridoio però incrociai proprio Natsume che se ne stava tutto solo affacciato alla finestra come se nulla fosse, come se quel luogo non fosse affatto la scuola.

Non tardò ad accorgersi della mia presenza e mi rifilò il suo solito sorrisetto. Essere fissato da quegli occhi era snervante, mi agitava per qualche motivo eppure lui era il bastardo che stava tradendo il mio caro amico.

Mi avvicinai quanto bastava per fargli la mia domanda. “Ci sono tanti ragazzi in questa scuola, se non ci tieni perchè continui a stare con Hikaru?” domandai senza troppo problemi.

Il suo sorriso sparì e divenne improvvisamente serio, mi fissò con un espressione indecifrabile quasi come se la domanda fosse inopportuna ma cercai di mantenere la mia posizione. “Chi ti dice che non mi piaccia, scusa.”

“Allora esci solo con lui. Non dirò a Hikaru ciò che ho visto ma voglio che tu gli porti rispetto.”

Di nuovo quel sorriso compiaciuto e distolse lo sguardo da me chiudendo gli occhi e scoppiando una grossa risata, cosa avevo detto di così divertente. “Non gliel’hai detto perchè sai che sarò capace di smontare il tuo racconto. Non sono nato ieri, e non ho affatto intenzione di dare la mia priorità solo a lui. Mi piacciono i ragazzi, e se trovo qualcuno di carino voglio farci sesso, fine della questione.”

Era sorprendente come avesse chiarito la faccenda senza troppi giri di parola. “Almeno diglielo, lascia che sia lui a scegliere se stare con uno come te o meno, Hikaru è un bravo ragazzo.”

“Oh ma lui lo sa, non sono stato io a chiedergli di uscire.” Sorrise ancora sfoggiando un ghigno. Sgranai gli occhi, rimasi perplesso per quella rivelazione. Se Hikaru sapeva e gli andava bene, voleva sul serio stare con una persona che non provava nulla per lui? Che non lo rispettava minimamente? “Che c’è, sei sorpreso Haru?” scandì a chiare lettere il mio nome come a volerlo enfatizzare, o magari semplicemente deriderlo con un tono particolare.

“Affatto. Beh spero vi divertiate e spero di non vederti più nei bagni come l’ultima volta.” Mi passai una mano tra i capelli. La mia era solo apparenza, ero turbato e preoccupato ma darglielo a vedere significava dimostrare che aveva vinto, che mi ero lasciato colpire dalle sue rivelazioni. Mi fissò attentamente e cercai di non vacillare, anzi presi la palla al balzo: “Beh addio, divertiti.”

Feci per andarmene ma fui bloccato dalla sua mano, non mi ero aspettato una cosa del genere. La sua presa fu forte, e la mano che al primo tocca era stata gelida ora era misteriosamente calda. “Ci vediamo in giro invece.”

La nostra piccola conversazione terminò così: il mio addio era stato soppiantato da un ‘ci vediamo in giro’, ciò significava che li avrei ancora visti in giro insieme. Dannazione.

Quella notte feci ancora lo stesso sogno, lo stesso momento. Mi addentravo nel solito bosco che ormai conoscevo a memoria, ormai quegli alberi e i loro rami erano così familiari, così come anche il vento che ne faceva ondeggiare le foglie. Dentro di me sapevo perfettamente dove portasse quel sentiero che stavo seguendo, eppure, sapendolo volevo comunque andarci perchè era l’unico momento, l’unico luogo che avevo per poterlo vedere.

Proprio come avevo previsto, una volta lasciato il bosco e raggiunto la sommità di quella piccola collina vi trovai proprio lui, il ragazzo mascherato dei miei sogni. La persona che affollava le mie notti continuamente.

“Ti piacciono i fuochi?”, eccola la solita domanda ma questa volta il ragazzino la pronunciò dandomi le spalle e fissando il cielo dipinto di blu che si estendeva davanti a noi. “Non avere paura..”

Ascoltavo sempre la stessa conversazione eppure non me ne stancavo mai. Anzi, ne ero felice quasi come aspettassi la notte per poter ascoltare il suono melodioso della sua voce.

Mi diedi dello sciocco però, quello era un incubo altro che sogno. Era per colpa sua e di quel dannato luogo se ormai non riuscivo più a dormire come una persona normale, il mio subconscio stava impazzendo e mi faceva rivivere sempre lo stesso momento; come un film che riparte da capo.

“E’ un bel posto.” Dissi come mio solito in quella scena vissuta anche troppe volte.

Poi però mi accorsi che qualcosa di strano c’era: il ragazzo non aveva ancora aperto le braccia al cielo mostrandomi la sua figura persa nel blu della notte. Anzi, ora che lo fissava meglio notai che non indossava neppure il solito kimono blu, no. Piuttosto era vestito in borghese e lo ero anch’io, come mai un cambio del genere?

Mi stupì molto tutto ciò e notai anche di avere l’attuale età e no quella di allora, come mai c’era questa particolarità adesso? Perchè proprio ora. In parte ero felice, significava che stavo sul serio sognando qualcosa di diverso dal solito.

Continuai a fissare il ragazzo davanti a me, che continuava a darmi le spalle mentre il vento gli scompigliava i capelli color corvino. Notai che questi si perdevano nella notte come aveva già fatto il suo bel kimono, fu in quel momento che notai un piccolo particolare, non indossava la maschera. Me ne accorsi perchè non era visibile il laccio dietro al capo che la teneva su, così mi portai in avanti era la mia occasione per vedergli il volto.

Gli afferrai bruscamente il braccio e lo voltai verso di me, il cuore cominciò a battermi forte contro il petto quasi a farmi mancare in respiro ma non feci in tempo a guardarlo negli occhi che udii il suono della sveglia.

“Dannazione...” ero disteso nel mio letto, viso rivolto al soffitto. Seccato di aver fallito ancora una volta, di aver perso un importante occasione che probabilmente non sarebbe tornata tanto presto.

Mi voltai verso la sveglia poggiata sul piccolo comodino alla mia destra e la spensi dandole un colpo secco. A quel punto mi misi a sedere e mi diedi dello stupido, perchè ci tenevo così tanto a vogliergli vedere il volto? Avevano ragione gli altri, stavo lentamente sprofondando nella mia stessa pazzia.

Cos’era la lezione di educazione fisica? Mi resi conto di essere completamente stranito, quasi come se percepissi il mondo da una bolla. Ascoltavo ciò che mi era intorno senza capirne appieno il senso.

La mia mancanza di sonno stava diventando sul serio preoccupante.

«Guarda le tette della Kidori» fu questo il commento idiota di Kazu mentre da bordo campo aspettavamo il nostro turno per fare sport.

Nel frattempo in campo c’era un altra squadra che correva intorno al perimetro ed era proprio quella di Natsume. Ovviamente la notizia rese felice solo Hikaru, che imbambolato non distoglieva gli occhi dal proprio ragazzo, manco fosse un quadro da ammirare.

«Non la fissare troppo, potrebbe capirlo», Rei sgridò Kazu, che ovviamente ignorò completamente quell’avvertimento. Fissava la ragazza dalle tette grandi costantemente, e quest’ultima correva insieme alla sua classe facendole rimbalzare ancora di più. Tale scena non passò inosservata per nessuno dei ragazzi li presenti quel giorno.

L’unico a fregarsene altamente era proprio Hikaru che non avevi occhi che per Natsume. Beh, mi sembrava anche giusto chi altro doveva osservare?

Nel frattempo io me ne stavo seduto su una panca a bordo campo, tra i miei compagni. Fissavo Kazu e Rei da lontano mentre facevano commenti inopportuni sulle ragazze; magari se fossi stato in condizioni fisiche migliore l’avrei fatto anch’io perchè non ero certo migliore di loro, ma quel giorno ero spossato, senza forze.

Senza accorgermene però avevo portato anch’io il mio sguardo in direzione di Natsume. Perchè. Fu la domanda che arrivò poco dopo, nel frattempo però mi fermai anch’io per qualche istante a fissare la sua sagoma sudata e stanca che correva intorno al campo. La maglietta sudata gli si era attaccata al corpo mostrando un torace asciutto e definito, si intravedevano dei muscoli.

Nonostante fosse uno stronzo non si poteva negare la sua bellezza. E in parte potevo anche comprendere perchè Hikaru non gli togliesse un attimo gli occhi di dosso, doveva essere davvero preso da quel tipo. Eppure non aveva nulla da invidiare, insieme erano i ragazzi più carini che c’erano quel giorno al campo sportivo.

«Haru vieni hanno finito!» gridò Kazu attirando la mia attenzione. Mi diedi dello stupido per aver pensato ancora a quella coppia devastata. Avevo altre cose per la testa ma avevo ancora il tempo di mettermi a giudicare l’aspetto del prossimo.

Raggiunsi Kazu e Rei sul bordo del campo, e osservai l’altra classe tornare verso di noi per darci il cambio. Erano chiaramente stremati e sudati, il professore non aveva avuto pietà visto che a parer suo durante le vacanze avevamo tutti battuto la fiacca. «Natsu!» lo chiamò Hikaru per attirare la sua attenzione ma quest’ultimo parve non sentirlo affatto e ridacchiavo con due suoi compagni di classe. Che fossero altri suoi amici di letto? Finalmente però parve accorgersi della presenza del proprio ragazzo e ricambiò le sue attenzioni con un sorriso a trentadue denti.

«Ti prego non dirmi che stanno per fare i fidanzatini in pubblico», anche Kazu si era reso conto delle loro occhiate di intesa.

«Non voglio mentirti ma penso proprio di si», risposi.

E infatti Hikaru e Natsume si incontrarono scambiandosi parole che non riuscii a percepire. Erano un pò lontani per sentirli, ma dalla faccia da ebete che aveva Hikaru non dovevano essere discorsi molto particolari. «Però sono carini a vederli così» commentò la situazione Rei.

Io e Kazu gli lanciammo delle occhiatacce, ognuno per motivazioni differenti. Rei si sentì minacciato dalle nostre reazioni e non disse altro. Kazu invece sospirò frustrato, si lasciò cadere verso di me poggiando il suo testone sulla mia spalle e stritolandomi con le sue immense braccia. «Haru aiutami. Che devo fare affinchè mio fratello torni sulla retta via?»

Roteai gli occhi per la sciocca domanda. Sperai addirittura di non averla sentita «Lo sai vero che anche gli abbracci sono da gay?» dissi e immediatamente Kazu si scostò spaventato. Mi fissò schifato, e in parte turbato per la cosa.

Ricambiai la sua occhiata, e scoppiai a ridere «Sei un bastardo!» esclamò offeso.

Se solo Kazu avesse saputo del modo di fare di Natsume avrebbe dato di matto, era meglio non dirgli nulla per evitare altro caos. Quella storia non sol doveva essere segreta in un ambiente come la scuola, ma non doveva neppure diventare fonte di pettegolezzi. Purtroppo però quando mi voltai in direzione della coppietta notai che Natsume stava accarezzando la guancia di Hikaru, sgranai gli occhi per una scena del genere. Sembrava proprio che a quel tipo non importasse che tutti sapessero del suo orientamente sessuale, che assurda sicurezza esternava. Provai immediatamente odio. Un odio che si triplicò ancora di più quando quest’ultimo si rese conto che li stavo fissando, mi lanciò un occhiata seria e poi come un bambino fece una linguaccia. Era serio?

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