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Blood Bite - Ita

Capitolo 9.2: Invito

Capitolo 9.2: Invito

Feb 17, 2019

Sollevai quel corpo delicato lentamente, afferrandolo per le spalle, e lo feci sdraiare sul letto, poggiandogli la testa sul cuscino.

Mi alzai dal letto ma non staccai nemmeno per un secondo gli occhi da Rei.

Oscar aveva ragione!

Il suo viso ero ancora più pallido del solito e il suo petto si muoveva irregolarmente e il respiro era affannato, come se avesse corso fino a quel memento.

Perché era il quel modo? Cosa aveva?

«Gli hai già bevuto del sangue?» chiese Oscar avvicinandosi anche lui.

Annuii senza staccare gli occhi da Rei, come se avesse potuto perdermi qualcosa.

Aveva gli occhi chiusi e il suo viso era contratto in un espressione di dolore, no, non era dolore, era più che altro paura.

«Gli hai dai qualcosa da mangiare?» chiese di nuovo Oscar.

Mi voltai vero di lui perplesso, ma poi, finalmente capii.

Troppo preso a pensare al suo corpo e ai miei desideri, mi ero completamente dimenticato quanto gli esseri umani fossero deboli e che dovessero nutrirsi per poter sopravvivere.

Non potevo permettergli di morire dopo poco più di un giorno che l’avevo preso con me: non avrei rinunciato a lui così facilmente!

«Margaret!» tuonai richiamando la servitrice.

Non ci vollero altro che pochi secondo e la porta si aprì mostrando una donna di mezza età vestita di bianco e nero, con il capo ricoperto da lunghi capelli grigi raccolto in un chignon. Aveva il capo leggermente piegato in avanti.

Dietro di lei c’erano altre ragazze, anch’esse vestite di bianco e nero.

Margaret era colei che gestiva il lavoro di tutte le domestiche e da quel momento in poi si sarebbe presa cura di Rei.

Mi fidavo di lei, era al mio servizio da quando era solo un ingenuo spettro di una bambina, anche suo padre era al mio sevizio. Era cresciuto nella mia casa, le diedi un lavoro, un tetto sopra la testa e protezione assoluta da qualunque altra creatura. Conosceva tutti i segreti di quella casa e qualcuno dei miei e, per gratitudine, li manteneva. Ma soprattutto lavorava diligentemente.

Era la persona giusta a cui potevo affidare Rei.

«Margaret, da oggi in poi ti prenderai cura di Rei! Portagli subito qualcosa da mangiare!» ordinai autoritario.

«Come lei desidera» rispose la donna abbassando il capo in segno di rispetto per poi essere seguita anche dalle altre ragazze

Sparì dietro la porta, ma dopo solo pochi minuti tornò con in mano un vassoio di argento con sopra una cloche che copriva quello che sarebbe stato il pasto di Rei, dietro di lei un’altra ragazza portava un picchiere di cristallo pieno d’acqua.

Margaret posò il vassoio sul letto e si sedette, proprio accanto a rei. Lo prese delicatamente per la nuca e lo sollevò, appoggiandolo sul suo petto accarezzandogli i capelli e cullandolo come se fosse un bambino.

Anche se conoscevo quella donna più di chiunque altro, provavo non poco fastidio del fatto che toccasse Rei in quel modo così confidenziale e senza nemmeno chiedermi il permesso, ma la lasciai fare, era per il suo bene.

Infatti Rei sembrava essersi calmato, non tremava più e quell’espressione si era dissolta dal suo volto.

«Di’ a Surugul che ci penserò» Oscar sembrò allietarsi a quella notizia «Però non ho ancora deciso e digli anche che se andrò a quella stupida festa rimarrò solo per poco tempo: non ho intenzioni di farmi ridicolizzare da tutti!»

Detto questo, lo congedai, ma proprio mentre stava per chiudere la porta lo fermai e gli diedi l’ultimo avvertimento.

«Oscar, sappi che se tutto quello che stai facendo mi getterà ancora più fango addosso giuro che t’inseguirò fino al più profondo e oscuro dei mari o alla più alta delle vette e ti staccherò la testa!»

Questi sorrise e inclinò il capo, come un bambino e rispose: «Non farei mai niente del genere ad un mio amico.»

Sembrava proprio una delle sue battute sarcastiche.

Spera per te che sia così! Avrei voluto dirgli, ma non lo feci e non per mancanza di coraggio, ma perché l’uomo a cui avrei dovuto rivolgere quella frase se n’era già andato.

Oscar era proprio come un falena che insegue una luce, ma con me si sarebbe presto bruciato se avesse azzardato ad avvicinarsi troppo.

Gettai un ultimo sguardo a Rei e mi ritirai nel mio studio: avevo ancora molte cose a cui lavorare e dovevano essere finite prima della festa.

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