Sky condivise la stanza con Comaco Fasten fin dall’inizio.
Solo dopo qualche giorno di addestramento, però, iniziò a capire davvero che tipo di persona fosse.
Comaco proveniva da un piccolo villaggio chiamato Almora, nella regione centrale.
Era un tipo strano, incapace di stare in silenzio. Parlava continuamente, passando da un argomento all’altro senza una logica apparente. Sky, la maggior parte delle volte, non capiva metà delle cose che diceva e l’altra metà non la ascoltava nemmeno.
Eppure lo trovava divertente. Quella sua energia lo faceva ridere e, in un luogo cupo come Castel Rock, era esattamente ciò di cui aveva bisogno.
Fasten possedeva un’abilità particolare: una velocità sovrumana. Quando correva, sembrava un lampo.
Nell’Impero, chi aveva doti simili veniva impiegato come messaggero durante le guerre. Una comunicazione tempestiva poteva fare la differenza tra la vittoria e la sconfitta.
In uno dei rari momenti di silenzio, Sky si guardò attorno.
La stanza era piccola e spoglia. Le mura di pietra trasudavano umidità e un odore stantio di sudore e polvere riempiva l’aria. L’unica fonte di luce era una candela tremolante, posata su un tavolino sbilenco.
Fasten riempiva quella camera con il suo continuo andare avanti e indietro, incapace di stare fermo. Parlava a raffica, le parole uscivano tutte insieme, senza respiro.
«Ad Almora non succede mai niente, capisci? Campi di mele fin dove arriva lo sguardo, gente che si alza all’alba, terra sotto le unghie e silenzio ovunque. Non esiste caos, non esiste guerra…»
Sky, seduto sul letto, lo osservava in silenzio. La schiena curva, i gomiti sulle ginocchia. Dietro gli occhiali scuri, gli occhi erano nascosti. Imprendibili.
Fasten continuava a parlare, senza accorgersi di essere osservato.
«Ogni anno il festival delle mele, le bancarelle ovunque, tutti che sorridono… e io invece mi ritrovo in una base di addestramento dell’Impero. Dimmi tu se è normale.»
Sky rimase in silenzio per un istante.
«Fasten. Fuggiamo insieme.»
Fasten si fermò di colpo, come se qualcuno avesse tirato un freno invisibile.
«C-cosa?!»
In un attimo fu davanti a Sky, gli occhi sgranati.
«Aspetta… scappare dove, esattamente?!»
«Lontano da questo castello. Ovunque. Basta che sia via da qui.»
Fasten si passò una mano tra i capelli, agitato.
«Aspetta un attimo! Perché dovremmo scappare? Noi siamo soldati, questo è il nostro posto!»
Sky alzò lentamente lo sguardo. Un sorriso amaro gli increspò le labbra.
«Soldati? No, Fasten. Siamo solo servi con un nome diverso.»
Sky si alzò lentamente dal letto.
Fece un passo verso di lui, la voce che cresceva di intensità.
«Da quando siamo arrivati, cosa facciamo? Pulizie. Punizioni. Ordini senza senso.»
Alzò una mano, mimando un gesto di comando.
«Pulisci qui. Lucida là. Fai cento giri del castello.»
Fasten accennò un sorriso incerto.
«Beh… immagino che faccia parte dell’addestramento.»
«Addestramento?»
La parola gli uscì come un colpo secco.
«Addestramento è imparare a combattere, non lucidare pavimenti!»
Si voltò verso la finestra, stringendo i pugni.
«Non resterò qui a sprecare la mia vita.»
Fasten fece un passo indietro. La voce gli tremava.
«Quindi… vuoi disertare. Sky, è un crimine! Se ti prendono, ti giustiziano. E là fuori… là fuori è pieno di predoni, mostri e cose peggiori.»
Abbassò lo sguardo.
«Qui almeno siamo al sicuro.»
Sky rise, ma il suo era un sorriso amaro, privo di gioia.
«Al sicuro?»
Fece una pausa, lasciando che la parola restasse sospesa nell’aria.
«Il giorno in cui avranno bisogno di carne da macello, ci manderanno in prima linea senza pensarci due volte.»
Si avvicinò alla finestra, fissando la luna che galleggiava sul mare. La sua voce si fece più bassa, ma più intensa.
«Là fuori possiamo vivere davvero. Possiamo creare qualcosa di nostro.»
Si voltò lentamente verso Fasten.
«Un clan.»
Fasten rimase senza fiato, come se quella parola lo avesse colpito.
«Un clan?! Sky, non si crea un clan così, dal nulla! Servono compagni forti, alleati, soldi…»
Si interruppe, incapace di proseguire.
Sky annuì lentamente.
«Troveremo tutto strada facendo. I compagni li incontreremo nel nostro viaggio. Gli alleati si uniranno a noi quando vedranno la nostra forza. E i soldi… li guadagneremo lungo il cammino.»
Fasten si passò una mano sul viso, frustrato. Non sapeva nemmeno da dove cominciare a rispondergli.
«Mi dispiace, Sky. Davvero. Ma non posso. È troppo pericoloso. E scappare di qui non è semplice.»
Sky rimase impassibile, come se si aspettasse quella risposta.
«Al porto ci sono delle barche che i soldati usano per andare a pesca. Se creiamo un diversivo, possiamo prenderne una e andarcene senza far rumore.»
Fasten scoppiò a ridere, ma la sua risata era nervosa.
«Con una barchetta? Appena si accorgono della fuga, scatterebbe l’allarme. Ti inseguirebbero con navi da guerra e, in un’ora, saresti morto.»
Il silenzio calò nella stanza.
Il vento entrò dalla finestra, muovendo appena i capelli di Sky.
«Forse hai ragione.»
La sua voce era calma, quasi fredda.
«Ma se resto qui, so già come finirà.»
«Morirò come un cane per l’Impero… o marcirò in questa gabbia.»
Comments (0)
See all