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Kuran no Sekai (Italiano)

EPISODIO 8 — Ombre su Castel Rock

EPISODIO 8 — Ombre su Castel Rock

Jan 28, 2026

This content is intended for mature audiences for the following reasons.

  • •  Blood/Gore
  • •  Physical violence
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Il mattino dopo, la luce dell’alba filtrò nella sala comandi di Castel Rock, rivelando volti provati e uniformi ancora sporche di fumo. L’aria era satura di polvere da sparo.

In piedi dietro la grande mappa, il Capitano Sharlok scrutava i suoi ufficiali con la mascella serrata. Poi ruppe il silenzio con voce glaciale.

«Comandante Surez, voglio un rapporto completo. Danni, feriti, morti. Non tralasciare nulla.»

Il comandante, stanco ma controllato, inspirò e cominciò a elencare i dati con la precisione di chi conta l’irreparabile.

«L’attacco è iniziato intorno alla mezzanotte. Le sentinelle sulle torri sono state neutralizzate dall’interno del castello; per questo l’allarme è scattato in ritardo. I pirati hanno mantenuto la distanza: bombardamento con cannoni di eolite, nessun tentativo di sbarco. Riteniamo sia stato un diversivo per coprire un’azione interna alla roccaforte. Al momento non risultano furti, ma i controlli a depositi e magazzini sono ancora in corso.»

Fece una breve pausa, le dita che tamburellavano sul registro mentre pronunciava i numeri.

«Morti: quattro. Feriti gravi: una dozzina. Una nave da guerra sta perlustrando la costa alla ricerca della nave pirata. All’interno della fortezza non abbiamo ancora individuato sospetti certi.»

Sharlok strinse i pugni, la rabbia che ribolliva sotto la superficie.

Il comandante Surez esitò, come se stesse per comunicare qualcosa di peggiore.

«C’è un’altra cosa…»

Sharlok lo fissò, freddo.

«Cos’altro? Già giustificare tutto questo è impossibile.»

«Le due reclute in punizione sono scomparse. Abbiamo trovato le corde tagliate: qualcuno le ha liberate e ha coperto la fuga durante il caos. È sparita anche una barca da pesca; probabilmente l’hanno usata per scappare. Non abbiamo dati sulla direzione presa. Portano ancora i bracciali di eolite, quindi — in teoria — dovrebbero essere inermi.»

Per un istante la stanza si congelò.

Poi Sharlok si mosse. Ogni parola era una lama.

«Voglio che quei due vengano trovati, vivi o morti. Sono disertori e saranno processati dalla corte marziale. Se avrò fortuna, li ammazzo con le mie mani. Non permetterò che questa fortezza diventi lo zimbello dell’Impero.»

«Sì, signore.»

Un silenzio pesante calò sulla sala. Fuori, il martellare dei lavori di riparazione ricordava a tutti che la notte appena passata aveva lasciato una ferita profonda — non solo nelle mura di Castel Rock, ma nell’onore stesso dell’Impero.

La nave pirata ondeggiava lieve al largo del Mare Centrale, il legno cigolante e l’odore di sale e catrame che saturavano l’aria. L’equipaggio attendeva che le acque si calmassero per sparire nella notte, i volti segnati dalla vita in mare e dagli affari sporchi.

Il Capitano, massiccio e dall’espressione feroce, avanzò sul ponte con voce roca.

«Contattate quel bastardo del Doc! Abbiamo fatto la nostra parte, ora voglio la metà pattuita. Se prova a sparire senza pagare, lo rincorrerò fino ai confini del mondo.»

Dalle ombre emerse un uomo dall’andatura calma. Portava una borsa pesante a tracolla e il volto ostentava una freddezza assoluta.

Quando si avvicinò, il Capitano lo squadrò con astio e sollievo insieme.

«Doc. Finalmente. Pensavo di averti perso.»

«Non sono fuggito.»

L’uomo aprì la sacca e dispose il denaro sul tavolaccio.

«Ecco la vostra parte.»

Il primo ufficiale contò le banconote una a una. Il rumore si mescolava al vento e al respiro teso dei presenti.
Doc rimase in silenzio, osservando i volti attorno a sé: una trentina di pirati con le sciabole allacciate, diffidenti e pronti a tutto.

Quando il conteggio terminò, il Capitano annuì con un ghigno.

«Direi che c’è tutto. Salutiamoci e facciamo finta di non esserci mai visti.»

Doc si voltò verso il fianco della nave, dove il suo scafo lo attendeva. Si fermò con una mano sulla murata. Parlò senza alzare la voce, ma ogni parola cadde pesante sul ponte.

«Ho pagato per il lavoro che avete svolto. Ma non ho mai detto che ci saremmo semplicemente salutati. Prima o poi l’Impero vi troverà. E se non saranno loro, verrà qualcuno di peggiore. Sotto tortura parlerete. E io non posso permettere che portiate via la verità con voi.»

Il ponte si gelò.

I pirati si scambiarono sguardi allarmati, poi sguainarono le sciabole all’unisono. Il metallo brillò sotto la luna.

Il Capitano ringhiò.

«Schifoso bastardo! Non vedi che sei circondato? Ecco cosa ho deciso: ti ammazzo e do la tua carcassa agli squali.»

Le lame si abbatterono su di lui come un’onda di ferro.

Doc si mosse con la rapidità studiata di chi conosce il pericolo. Evitò il primo attacco, parò il secondo col braccio, ma erano troppi. Le ferite si moltiplicarono. Il clangore delle armi e le urla riempirono l’aria mentre il combattimento si consumava sul ponte, crudele e veloce.

Solo la mattina seguente l’Impero rintracciò la nave dei pirati.
Era ferma in una baia isolata, incagliata come un cadavere dimenticato dal mare. Le vele a brandelli, lo scafo inclinato e in parte sommerso. Nessuna voce. Nessuno scontro. Solo il cigolio spettrale del legno e l’odore acre di sangue e salsedine.

L’abbordaggio fu inquietantemente semplice. Nessuna resistenza.

Corpi ovunque. Armi sparse, ancora intrise di sangue. Pozze rosso scuro filtravano tra le assi come vene aperte.

Un massacro improvviso, feroce, privo di logica.

Un messaggero partì verso Castel Rock. Poche ore dopo, il Capitano Sharlok giunse sul posto con uno scafo militare e una squadra scelta
.
Appena mise piede sul relitto, i suoi occhi gelidi scrutarono i cadaveri ammassati, le bocche spalancate in un urlo che nessuno aveva udito.

«Capitano,» riferì il comandante con tono grave. «La nave è stata trovata stamattina. Tutto l’equipaggio è morto… compreso il loro capitano.»

Sharlok si chinò su uno dei corpi, analizzandone le ferite con freddezza chirurgica. Il volto restò impassibile, ma le vene sulle tempie pulsavano di rabbia.

«La squadra di ricerca ha già fatto un’analisi?»

«Sì, signore. È sicuramente opera di un Level Up.»

Il comandante esitò. «Ma… a giudicare dalle ferite, sembra quasi che si siano massacrati tra di loro. Non ci sono indizi di un aggressore esterno. Zero tracce. Come se fosse successo… da dentro.»

Sharlok serrò la mascella.

«Chi ha fatto questo è lo stesso che ha neutralizzato le nostre sentinelle e coperto la fuga di quei due idioti. Sapeva che l’Impero avrebbe trovato questa nave. Ha eliminato i pirati per cancellare ogni traccia. E soprattutto… possiede un potere che non lascia prove.»

Il comandante deglutì.

«Potremmo informare il Quartiere Generale.»

Il silenzio si fece opprimente.

«Non informiamo un bel niente.»

La voce di Sharlok era un ordine definitivo.

«Inviate dei comandanti direttamente dalle famiglie dei fuggitivi. Voglio ogni dettaglio. Chi li ha visti per ultimo. Chi li ha coperti. Chi ha osato parlare con loro. Nessuna pista deve sfuggirci.»

Surez esitò appena.

«C’è un problema, Capitano. La zia di Sky… è Mia Light. Interrogarla forse non è il caso.»

Le nocche di Sharlok sbiancarono.

«Dannazione. Non mi interessa. Voglio informazioni.»

Una pausa gelida.

«Se dobbiamo farle delle domande… le faremo.»

«Eseguo immediatamente, signore.»

Mentre gli uomini lasciavano il relitto, Sharlok restò immobile a fissare l’orizzonte. Il mare era calmo. Troppo calmo.

Non era pace. Era una quiete costruita.

Una menzogna deliberata.

Qualcuno si stava muovendo nell’ombra. Qualcuno abbastanza astuto — e mostruosamente potente — da orchestrare tutto.

Sky e Shark non erano che l’inizio.

Il primo sasso che aveva smosso la valanga.


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G. Adam

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