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Kuran no Sekai (Italiano)

EPISODIO 15 — Senza Direzione

EPISODIO 15 — Senza Direzione

Feb 22, 2026


Il porto di Grey Wall brulicava di attività: gru che spostavano casse, operai che gridavano ordini e navi militari che scaricavano uomini e materiali.

Dallo scafo imperiale scesero in massa i soldati di Castel Rock: reclute e veterani, tra cui Luna e Fasten.

A dirigere quella squadra di ricerca — in assenza di un comandante sul posto — c’era il soldato speciale Jolly Back, un uomo nervoso ma esperto, l’unico con l’autorità per tenere insieme il gruppo.

Jolly Back batté il pugno contro il fianco della nave per richiamare l’attenzione.
«Forza, muoversi. Iniziamo le ricerche. Ordine diretto del capitano Sharlok: nessuno deve sapere perché siamo qui.»

Le reclute scesero in fila ordinata, aspettando disposizioni.

Jolly parlò con voce ferma. «Squadre da cinque. Non attirate attenzione. Sparpagliatevi per la città e controllate ogni vicolo. Evitate contatti inutili con la popolazione.»

I gruppi si dispersero lungo le strade affollate.

La presenza di truppe così numerose non passò inosservata: in breve la guarnigione di Hellington inviò alcuni uomini a verificare.

Luna e Fasten marciavano insieme ad altri tre soldati diretti verso Grey Wall. Appena oltre il porto, una pattuglia locale sbarrò loro la strada.

«Fermi! Che succede qui?» ringhiò un soldato di Hellington.

Uno dei militari di Castel Rock fece un sorriso tirato. «Addestramento di ronda. Stiamo mostrando alle reclute come controllare il territorio.»

L’uomo non sembrava convinto. «Non è arrivato nessun avviso ufficiale. E abbiamo segnalazioni di altri vostri gruppi in giro.»

«Ordini del capitano Sharlok,» rispose freddamente il capo squadra. «Se volete chiarimenti, parlate con lui quando arriverà.»

Il soldato locale incrociò le braccia. «Allora voglio vedere le matricole.»

Un sospiro appena accennato. «Avete sentito. Mostrate i distintivi.»

Uno a uno i soldati estrassero le tessere. Gli uomini di Hellington le scrutarono con attenzione, poi annuirono. «Va bene. Procedete pure. Ma informeremo la base.»

«Fate come ritenete opportuno,» rispose il capo gruppo. «Noi continuiamo.»

La pattuglia si fece da parte. «Aspetteremo il capitano. Proseguite.»

I gruppi ripresero il movimento e si infiltrarono nei vicoli, scandagliando cortili e banchine. Nessuna traccia dei fuggiaschi. Nessuna voce affidabile. Solo caos.

Luna si avvicinò a Fasten, parlando piano. «Pensi davvero che siano qui?»

Fasten si guardò attorno, nervoso. «Hanno lasciato una barca in spiaggia… non possono essere andati lontano.»

Esitò un istante. «E se li troviamo? Li arresteremo davvero? Sky è mio amico.»

Luna lo fissò con calma. «Segui ciò che senti. Io ho promesso che, se potrò, mi unirò a loro. Non so come… ma li aiuterò.»

Fasten sbiancò. «Qui non perdonano. Così ti metti in pericolo.»

Lei accennò un sorriso lieve, deciso. Bastò quello a farlo tacere.

Un soldato li richiamò seccato. «Tu! Basta parlare. Sfrutta la tua velocità e amplia il raggio di ricerca. Non voglio civili feriti. Auricolare sempre attivo.»

Fasten sfiorò l’auricolare già fissato all’orecchio e lo attivò con un leggero tocco. Deglutì piano. Correre non gli faceva paura… ma non in mezzo a tutta quella gente. Strade strette, civili ovunque, sguardi distratti che potevano trasformarsi in un incidente nel giro di un secondo. L’idea di travolgere qualcuno gli serrò lo stomaco.
«…Sì, signore.»

Fasten espirò lentamente. Le voci attorno a lui si fecero ovattate, come spinte lontano dal vento. Le persone, i movimenti, perfino la polvere sospesa nell’aria sembrarono rallentare davanti ai suoi occhi mentre si piegava sulle gambe, concentrando ogni pensiero in un unico punto. Un battito. Poi un altro.

Il suolo cedette sotto i suoi piedi.
Poi sparì.

Partì in un lampo, e l’aria si piegò dietro di lui come un’onda invisibile, investendo i soldati più vicini e costringendoli a fare un passo indietro. Mantelli e capelli frustarono nel vortice lasciato dalla sua scia.

Luna seguì quel bagliore con lo sguardo, le labbra appena mosse.
«Conto su di te, Fasten…»

La città non gli venne addosso.
Fu lui a scivolare dentro un mondo che sembrava rallentare.

Le persone avanzavano come immerse nell’acqua, i gesti dilatati, le voci lontane e profonde. Solo ai margini della sua vista i colori tremavano in scie instabili, segno che stava spingendo troppo. Le vie strette gli si aprivano davanti una dopo l’altra, e ogni passo diventava un calcolo preciso: spalla da evitare, bambino da aggirare, una cassa lasciata in mezzo alla strada da superare con un salto minimo.

Il vento gli frustava il viso, gli occhi bruciavano per lo sforzo. Non era la velocità a spaventarlo… erano le persone.

Un uomo girò la testa proprio mentre lui passava accanto. Fasten trattenne il respiro e piegò leggermente la traiettoria, lasciando dietro di sé solo un soffio d’aria che fece tremare le insegne appese.

Non posso sbagliare.

Accelerò ancora.

Dannazione… così non vedo niente.

Attraversò un mercato all’aperto e l’aria si spezzò come una frustata. Tende sollevate, frutta che volava, sacchi di farina che esplodevano in nuvole bianche. Urla confuse alle sue spalle.

Sbucò su una strada principale. Clacson, motori, incroci impazziti. Un’auto inchiodò davanti a lui. Fasten si chinò d’istinto e scivolò sotto il cofano mentre le gomme stridettero sull’asfalto. Un battito dopo era già dall’altra parte, il cuore fuori controllo.
—
«Dannazione… così rischio di colpire qualcuno.»

La nausea gli serrò lo stomaco. Le gambe tremarono.

Devo rallentare… o perderò il controllo.

Dopo minuti che parvero interminabili si fermò in un vicolo appartato, piegato in avanti con le mani sulle ginocchia. Il petto ansimava senza ritmo. Estrasse la borraccia e bevve a lunghi sorsi; l’acqua fredda gli scivolò in gola come una salvezza.

Si lasciò scivolare lungo il muro umido di un vecchio deposito.
«Niente… troppa gente, troppi volti… ma non loro,» mormorò. «Come faccio a trovare Sky e Shark in questa giungla?»

Chiuse gli occhi, cercando di calmare il cuore. Hellington non taceva mai: sirene, passi, voci sovrapposte. Un mostro vivo che respirava tensione.

L’auricolare gracchiò. «Fasten! Rapporto immediato! Hai trovato qualcosa?»

Si schiarì la voce, ancora senza fiato. 
«Negativo. Ho controllato… ma in mezzo a tutta questa gente non ho trovato Sky e Shark. Devo riprendere fiato.»

Lasciò l’auricolare penzolare e si passò una mano tra i capelli fradici di sudore. Guardò la strada: auto che correvano, gente che spingeva, luci intermittenti. Hellington lo stava inghiottendo.

Dannazione… ma che ci faccio io qui?

La domanda gli tremò dentro. Luna voleva unirsi a loro. Sky era suo amico. L’Impero gli aveva dato un ordine. Sharlok contava su di lui. Due direzioni opposte. Nessun rifugio.

Strinse la borraccia tra le mani.
«Non sono fatto per queste cose… Non sono un soldato. Non davvero. Sono solo uno che sa correre veloce… e basta.»

Inspirò lentamente. Poi rialzò la testa.
Avrebbe corso di nuovo. 

Ma non per obbedire.

Per decidere.

—
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