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Kuran no Sekai (Italiano)

EPISODIO 19 — Nessun Nome, Nessun Volto

EPISODIO 19 — Nessun Nome, Nessun Volto

Mar 08, 2026

Nuovo alleato.
Nuovi nemici.
Hellington si sta chiudendo attorno a loro

—
L’alba si avvicinava. 

La notte non aveva chiarito nulla — aveva solo complicato tutto.

Sharlok camminava solo nella viuzza. Il fumo del sigaro si disperdeva nella nebbia di Hellington mentre lo sguardo restava immobile, perso tra pensieri sempre meno nitidi.

Tre pedine. Tutte nello stesso posto.

Non c’era irritazione nei suoi occhi. Solo interesse.

Attivò l’auricolare.

«Surez. Mi ricevi?»

«Forte e chiaro, Capitano. Sto ultimando il rapporto sull’operazione di Hellington.»

«Lascia perdere il rapporto.»
La risposta arrivò secca, senza esitazioni.
«All’alba ci incontreremo sulla spiaggia dove è stata trovata la barca imperiale. Verrai da solo.»

Dall’altra parte calò un breve silenzio, quasi contrariato… poi la voce tornò disciplinata.

«…Ricevuto.»

Una pausa appena percettibile, poi Sharlok continuò, il tono più basso.

«Voglio osservatori in borghese ai confini della città. Niente uniformi. Niente movimenti ufficiali. Occhi silenziosi… non dobbiamo insospettire la base di Hellington.»

Un respiro trattenuto.

«Ricevuto, Capitano.»

Sharlok inspirò lentamente dal sigaro.

«Due reclute non arrivano fin qui senza un aiuto esterno. E questo bastardo… voglio vederlo uscire allo scoperto.»

Chiuse la comunicazione.

Il mozzicone cadde a terra, schiacciato sotto lo stivale.

Poi si mosse, con calma assoluta.

La scacchiera era pronta.

All’alba, la caccia avrebbe cambiato forma.

—

Una luce pallida filtrava tra i palazzi di Grey Wall, riflessa dalle finestre e spezzata dalle scale antincendio di ferro.
Entrava nella stanza di Steven senza scaldarla davvero.
Sul tavolo, due tazze fumavano piano accanto a dei cornetti ancora chiusi nella carta.

Sky aprì gli occhi a metà, ancora intrappolato nel dormiveglia.
Dietro le lenti scure dei suoi occhiali, lo sguardo era ancora appannato dal sonno.

Un odore caldo e dolce galleggiava nell’aria.

Il suo cervello non ebbe nemmeno il tempo di pensarci.

Il corpo reagì da solo.

Scattò dal letto come un proiettile, le braccia già tese in avanti, convinto di afferrare una brioche appena sfornata.

Il pavimento lo accolse con un tonfo secco.

«Ah!»

Sky rimase steso qualche secondo, dolorante, la guancia schiacciata contro il pavimento freddo. Gli occhiali erano ancora al loro posto.

Inspirò.

L’odore dolce era ancora lì.

Aprì lentamente un occhio.

«…Allora non stavo sognando.»

Steven si muoveva tra i fornelli con movimenti precisi, la sedia a rotelle che scivolava silenziosa sul pavimento della cucina.

Sistemava tazze e piatti senza fretta, mentre ogni tanto lo sguardo tornava al portatile aperto sul tavolo.

Sembrava seguire qualcosa che solo lui riusciva a percepire.

Sky comparve sulla soglia della cucina, ancora spettinato e mezzo addormentato.

Poi vide il tavolo.

Le tazze fumanti.

I cornetti ancora caldi.

Per qualche secondo rimase immobile.

Dalle sue labbra scese lentamente un filo di bava.

«Cornetti e latte caldo», disse Steven senza voltarsi. «Mangiate finché potete. Non so quanto resterete qui.»

Shark stava in piedi accanto alla finestra, le braccia incrociate.

Non toccò subito il cibo.

Prima controllò la strada sottostante, lo sguardo duro che cercava movimenti sospetti tra le prime attività del mattino.

«Dannazione…» borbottò a bassa voce. «Ho questa costante sensazione di essere osservato.»

Sky prese il primo morso con entusiasmo, e gli occhi si illuminarono subito.

Per qualche istante tutto il resto smise di esistere: niente pensieri, niente preoccupazioni… solo il sapore del cibo che finalmente gli strappava un sorriso soddisfatto.

Non era un momento di tranquillità.

Era solo una pausa prima della tempesta.

Eppure l’armonia istintiva di Sky riusciva a renderlo meno pesante… almeno per un attimo.

«Grazie per averci fatto restare qui, Steven!» disse Sky a voce alta, parlando quasi sopra un altro morso.

Masticava in fretta, rischiando di strozzarsi pur di continuare a mangiare, mentre Shark lo fissava con un’espressione a metà tra lo sconsolato e l’imbarazzato.

Steven lasciò affiorare un sorriso lieve.

«Non è un problema. Qui dentro non siete soldati dell’Impero… siete solo persone.»

Fece una breve pausa, lo sguardo freddo ma sincero.

«E poi siete Level Up. Non capita spesso di poterne osservare due da vicino.»

Shark sollevò lo sguardo, più incuriosito che sospettoso. «Lo dici come se fosse qualcosa di speciale.»

Steven si appoggiò allo schienale della sedia.

«In un certo senso. Non perché siate criminali... o eroi.»

Fece scorrere lo sguardo su di loro, con calma analitica.

«Solo… perché siete diversi. Il mondo gira attorno ai Level Up, nel bene e nel male.»

Le dita tamburellarono piano sul bracciolo della sedia.

«Alcuni distruggono. Altri tengono in piedi ciò che resta.»

Per un attimo nessuno parlò. Dalla finestra arrivava il rumore lontano di Hellington che si svegliava, metallico e incessante.

Shark sbuffò piano, ma senza interrompere davvero il discorso. «Mh… detta così sembra quasi una responsabilità.»

Steven accennò un sorriso appena visibile.

«Lo è. Un Level Up non resta neutrale a lungo. O entri nell’Impero… o in un clan. Chi prova a restare nel mezzo, prima o poi viene schiacciato.»

Shark abbassò lo sguardo per un istante.

«Responsabilità, eh… come se non ne avessimo già abbastanza. In questo momento ci stanno sommergendo.»

Steven si fermò.

Per un attimo restò immobile, come se qualcosa avesse catturato la sua attenzione.

Poi le dita corsero rapide sulla tastiera del computer accanto alla sedia a rotelle.

Lo schermo rifletté una sequenza di dati imperiali che scorrevano veloci davanti ai suoi occhi.

«Se siete fuggitivi, puoi starne certo: vi stanno già cercando…» mormorò, mentre una scheda si apriva con un clic secco.

Si bloccò.

Le pupille si strinsero.

«…Guarda un po'.»

Shark sollevò un sopracciglio. «Che succede?»

Steven deglutì piano.

«Castel Rock è sotto il comando del Capitano Sharlok.»

Alzò lo sguardo verso di loro.

«È da lui che fuggite?»

Sky e Shark annuirono senza esitazione.

Steven trasalì appena.

Le dita si fermarono sulla tastiera.

Per un istante restò immobile, poi iniziarono a tamburellare lentamente sul bordo del tavolo.

Lo sguardo si fece più cupo.

La sua voce si abbassò, quasi istintivamente.

«Quell’uomo è un problema. Se vi trovaste faccia a faccia… non avreste alcuna possibilità.»

Sky non arretrò.

Le parole di Steven gli scivolarono addosso senza incrinare la sua calma.

«Non so quanto sia forte.»

Sollevò appena il mento, gli occhi nascosti dietro le lenti scure.

«Ma forse io e Shark insieme possiamo batterlo.»

Steven spalancò gli occhi.

Rimase muto per alcuni secondi, come se stesse rivedendo mentalmente ogni possibilità.

Quando parlò, la sua voce era più bassa, tagliente.

«Pensate davvero che a un capitano dell’Impero interessi misurarsi in uno scontro? È molto più probabile che preferisca concludere la cattura nel minor tempo possibile.»

Le dita si strinsero sul bordo della tastiera.

«Tra una recluta e Sharlok c’è un abisso. Con lui non sarebbe nemmeno una battaglia.»

Shark strinse i denti, lo sguardo duro.

«Allora dovremmo solo stargli alla larga. Evitarlo e basta.»

Steven non rispose subito.

Gli occhi scorrevano rapidi tra i dati sullo schermo.

«Un capitano imperiale non opera da solo.»

Fece scorrere una nuova scheda, il volto illuminato dalla luce fredda del monitor.

«Dalle informazioni che vedo… il suo secondo è il Comandante Surez.»

Inspirò lentamente.

«Un altro uomo fuori dalla vostra portata.»

Shark strinse i pugni.

Lo sguardo si fece più duro.

«Parli come se sapessi già come andrà a finire. Ma non hai la minima idea di quanto siamo forti.»

Il silenzio calò nella stanza.

Steven sollevò lo sguardo verso di loro, freddo e lucido.

«È vero. Non lo so.»

Gli occhi tornarono sullo schermo.

«Io posso solo leggere i dati. Le statistiche però sono piuttosto chiare.»

Fece scorrere lentamente una schermata sul monitor.

«Inoltre, Hellington è sotto il comando del capitano Benjamin. Per vostra fortuna… al momento è fuori città in missione. Al suo posto opera il comandante Rione. E anche lui non è un avversario da sottovalutare. In poche parole… reclute contro ufficiali imperiali.»

Steven inspirò lentamente.

«Non è uno scontro equilibrato.»

Per un attimo restò in silenzio, lo sguardo perso sullo schermo.

«Se volete sopravvivere qui, dovrete muovervi con estrema cautela.»

Sky sollevò lentamente lo sguardo.

La sua voce era calma, ma qualcosa nel tono cambiò.

«Sharlok… Surez… o come diavolo si chiama l’altro.»

Steven lo fissò.

Il cervello impiegò un secondo intero a rimettere ordine nelle parole.

«Intendi… Rione?»

Sky si alzò del tutto, sistemando gli occhiali con un gesto tranquillo.

«I nomi non contano.»

Inspirò piano.

«L’importante è non arrendersi mai. Qualunque sia l’ostacolo.»

Fu allora che Shark scattò come punto da un istinto animale.

«Sky, dobbiamo muoverci. Sharlok potrebbe già essere in città. Restare qui non è sicuro… né per noi né per Steven. Se ci trovano, trascineranno via anche lui.»

Sky annuì, serio come non era mai apparso quella mattina.

«Hai ragione.»

Steven fece ruotare lentamente la sedia verso di loro.

«Non preoccupatevi per me.»

Poi tornò verso il computer, già concentrato.

«Per ora questa resta la nostra base.»

Le dita sfiorarono la tastiera.

«Ma dovete cambiare subito il vostro abbigliamento. Così come siete… durereste cinque minuti.»

Indicò con un cenno la porta della sua stanza.

«Il mio armadio. Scegliete i vestiti che volete.»

Sollevò appena lo sguardo.

«E magari lavatevi anche… perché puzzate.»

Poco dopo, Sky e Shark uscirono dal bagno avvolti dal vapore caldo.

Davanti all’armadio, Sky scelse subito il suo abbigliamento.

Per Shark fu più complicato… finché Steven non tirò fuori una scatola dall’armadio inferiore.

«I vestiti di mio padre. Dovrebbero andarti bene.»

Questa volta la misura era perfetta.

Steven li osservò per un istante, poi lanciò loro due sottili cuffie nere.

«Restiamo in contatto ventiquattr’ore su ventiquattro.»

Gli occhi tornarono al computer.

«Non posso combattere… ma posso guidarvi. Gli auricolari hanno un GPS integrato. Posso vedere sempre la vostra posizione.»

Sky sorrise appena.

«Sapevo che eri il compagno giusto.»

Steven annuì leggermente.

«L’Impero userà le videocamere di Hellington per cercarvi. Prima che accada… cancellerò le registrazioni degli ultimi due giorni. Sperando che non lo abbiano già fatto.»

Shark incrociò le braccia, ancora diffidente.

«Geniale. Ma entrare nei sistemi imperiali è pericoloso.»

Steven non alzò nemmeno lo sguardo.

«Tranquilli. È da anni che mi diverto a far impazzire la divisione tecnica imperiale.»

Sembrò quasi infastidito dall’idea stessa di doverlo spiegare.

«Non voglio vantarmi… ma la maggior parte dei loro informatici segue protocolli senza capire davvero cosa stanno facendo.»

Un mezzo sorriso appena accennato.

«Per me sono solo ostacoli prevedibili.»


Shark socchiuse gli occhi, come se qualcosa gli fosse appena scattato in testa.

«Aspetta…»

Fece un mezzo passo avanti.

«Per questo ci hai sparato appena siamo entrati nella tua stanza con addosso la divisa imperiale.»

Lo fissò con più attenzione.

«Non eri solo prudente… anche tu sei un ricercato, vero?»

Steven rimase in silenzio per un istante.

Poi inclinò appena la testa, come se la risposta fosse ovvia.

«Sì.»

Sollevò lo sguardo verso Shark, impassibile.

«Con una differenza.»

Un’ombra di sorriso gli attraversò le labbra.

«L’Impero non conosce né il mio nome… né il mio volto.»

Per un secondo calò il silenzio.

Gli occhi di Sky si illuminarono.

«Sul serio?!»

Fece mezzo passo avanti, quasi raggiante.

«Sei ancora più incredibile di quanto pensassi!»

Un sorriso largo gli attraversò il volto.

«Un genio fantasma che prende in giro l’Impero… sei perfetto per il nostro clan!»

Shark si passò una mano sul viso, esasperato.

«Solo tu riesci a esaltarti perché qualcuno è ricercato.»

Ma un mezzo sorriso gli sfuggì dalle labbra.

Steven osservò la scena in silenzio, poi abbassò lo sguardo verso lo schermo.

«Se avete finito di festeggiare… è meglio che vi muoviate. Hellington non resterà cieca ancora per molto.»

Sky annuì. L’entusiasmo si trasformò in determinazione.

Si sistemò gli occhiali e si voltò verso la porta.
Lo sguardo era già puntato verso l’esterno.

«Andiamo a scoprire che succede là fuori.»

La porta si aprì con un lieve cigolio.

Senza voltarsi indietro, Sky e Shark uscirono dall’appartamento in una città pronta a divorarli.


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