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Kuran no Sekai (Italiano)

EPISODIO 20 — Il Terzo tra le Onde

EPISODIO 20 — Il Terzo tra le Onde

Mar 11, 2026

Sulla spiaggia meridionale di Hellington i gabbiani gridavano sopra il mare, fendendo l’aria grigia dell’alba. Le onde si infrangevano lente contro la riva, lasciando sulla sabbia un odore denso di salsedine, ferro e catrame. L’aria del mattino pungeva la pelle, fredda come una lama.

Il capitano Sharlok rimaneva immobile davanti alla battigia.

Le impronte sulla sabbia erano già state cancellate dalla marea.

Non restava nulla.

Il sigaro tra le labbra ardeva lento, e il fumo saliva diritto nel cielo color acciaio, scandendo il tempo come un metronomo. Una linea perfetta che il vento non osava spezzare.

Davanti a lui, il rumore del mare copriva ogni cosa.

Ma non abbastanza da coprire un errore.

«Capitano! Sono qui.»

Il comandante Surez lo raggiunse con passo deciso, una cartellina stretta sotto il braccio.

«Hai completato il verbale?»

«Sì, signore. E il comandante di Hellington ha richiesto un incontro con lei.»

Sharlok non distolse lo sguardo dal mare. Il sigaro si inclinò appena tra le labbra.

«Ha richiesto… un incontro con me?»

«Sì, capitano.»

Per un istante il vento sembrò fermarsi.

«Chi è questo comandante?»

Surez esitò mezzo secondo.

«Rione, signore.»

Il nome rimase sospeso nell’aria salmastra.

Sharlok finalmente si voltò.

«Il capitano di Hellington dovrebbe essere quell'idiota di Benjamin.»

«Da quello che mi è stato riferito, il capitano Benjamin è in missione al nord. Non mi sono stati forniti altri dettagli.»

Il silenzio tornò a pesare tra loro.

«Capisco.»

Sharlok fissò l’orizzonte, lo sguardo duro.

«Le famiglie dei fuggiaschi sono state sentite?»

«Sì. Il comandante Abram ha parlato con la zia di Sky. Ha detto che incolpa noi per la fuga del nipote… e spera che non lo troviamo.»

Un accenno di sorriso freddo e chirurgico tagliò appena le labbra del capitano.

«Ovviamente.»

«La madre di Shark, invece… è svenuta appena lo ha saputo. Non ha detto nulla di rilevante.»

Surez abbassò lo sguardo sulle carte. Le pagine frusciarono appena nel vento salmastro.

«Negli archivi imperiali ho trovato un dettaglio interessante.»

Sharlok non si mosse.

«Il nonno di Shark era il capitano Fish Barron. Marina imperiale. Operativo durante la campagna delle Isole dell’Acqua e del Fuoco.»

Il nome sembrò cambiare la temperatura dell’aria.

Per un istante il mare non fece rumore.

Sharlok lasciò cadere il sigaro sulla spiaggia. Lo spense lentamente, lo sguardo sempre rivolto al mare.

La voce, quando parlò, era piatta. Ma qualcosa, sotto, era vivo.

«La mela è caduta molto lontano dall’albero.»

Surez capì che quel nome aveva lasciato un’ombra invisibile nell’aria. Ma non commentò.

«Fish Barron venne ucciso da Merser Fearwather la notte in cui la città imperiale di Watermill bruciò.
All’epoca quel demone non aveva ancora formato il suo clan.»

Per un istante lo sguardo di Sharlok si perse sull’orizzonte del mare.

I ricordi riaffiorarono come un colpo di cannone.

«È successo trent’anni fa.»

La sua voce era calma, ma distante.

«Ero una recluta al primo anno di servizio nella base di addestramento del continente tropicale. Nel cuore della notte le campane iniziarono a suonare.»

Il vento del mare passò tra loro, carico di salsedine.

«Watermill era stata attaccata.»

Sharlok rimase immobile.

«Il nostro ordine era semplice: supportare le squadre operative e mettere in salvo i civili.»

Surez lo osservò con attenzione.

«Quindi lei, capitano… lo ha visto?»

Sharlok non rispose subito.

Il rumore delle onde si infrangeva lento contro la riva.

Quando parlò, la sua voce era bassa.

«Quella notte…»

Fece una breve pausa.

«Chi lo ha visto non è sopravvissuto per raccontarlo.»

Nessun sussulto nel volto del capitano. Nessun gesto superfluo. Solo quella calma che non apparteneva agli uomini comuni.

«Merser è morto da tempo. E Shark non ha mai dato segni di vendetta. Strano che non provi odio. Aveva più senso per lui servire l’Impero.»

Surez inspirò profondamente.

«Questo è vero, però… quello che mi preoccupa è Sky. È un Light. Non sappiamo se gode della stessa protezione di sua zia. Se lo arrestassimo e lo rinchiudessimo a Nova Aquila… la questione finirebbe davvero lì?»

Sharlok lo fissò. E in quello sguardo c’era una sentenza, non un’opinione.

«Pensiamo a catturarli. Poi deciderà la corte imperiale il loro destino.»

Surez annuì.

«Immagino che se siamo qui, un piano d’azione lo ha già in mente, capitano.»

«Ieri notte ho interrogato due pezzenti nei vicoli di Purple Street. Li hanno visti a Grey Wall. In tre. Il terzo… teneva la distanza. E gli idioti non avevano più le manette di eolite.»

«Ma se è stato lui a liberarli… perché seguirli da lontano?» domandò Surez.

«Per non farsi associare. O per proteggerli. In ogni caso, si parte da qui.» rispose Sharlok.

Indicò un punto nella spiaggia.

«È lì che la barca è stata trovata. In quel punto preciso. La via più ovvia è il Varco Sud. Porta alla città bassa.»

«Niente Middle Town, quindi. Sono entrati da sud. Grey Wall è a due passi dai magazzini portuali.»

«E hanno evitato il porto.» disse Sharlok con uno sguardo tagliente.

«Era troppo sorvegliato. Hanno preso i vicoli verso Grey Wall.»

«O hanno costeggiato la spiaggia fino agli scarichi. Da lì non avrebbero incontrato alcun posto di blocco.» disse Surez.

«Però quei due sono troppo stupidi per agire in maniera così scaltra.»

Sharlok osservò la linea dell’acqua che avanzava e si ritirava.

«Rivediamo i punti: sbarco a sud. Niente porto. Ingresso dalla città bassa. Avvistamento a Grey Wall. Ed erano in tre.»

Surez annuì lentamente.

«Perché non lasciare Hellington subito? Cercavano qualcuno. O aspettavano qualcosa.»

«Una rotta pulita verso nord senza attirare l’attenzione?» aggiunse Sharlok facendo un cenno verso il mare.

«Seguiamo la spiaggia verso est. Fino agli scarichi. Da lì, tracciamo i vicoli. Sabbia. Sale. Eolite spezzata. Ogni traccia.»

Surez si irrigidì.

«Subito, capitano.»

Un vento metallico, carico di ruggine e catrame, si alzò dai moli in lontananza.

Sharlok iniziò a camminare.

La caccia stava cambiando forma.

Camminarono lungo la battigia, i passi scanditi dal fruscio della sabbia umida, finché la foce del condotto fognario non si aprì davanti a loro come una bocca nera.

La marea aveva lasciato strisce irregolari sulla riva. Sabbia smossa. Conchiglie spezzate. Detriti trascinati dall’acqua.

Sharlok si fermò.

Qualcosa rifletteva appena la luce grigia dell’alba.

Surez si chinò e scostò la sabbia con la punta dello stivale.

Emerse un frammento metallico annerito.

Poco più in là, quasi del tutto sepolto, un secondo pezzo spezzato di netto.

Le manette d’eolite.

«Eccole.»

La voce del comandante Surez ruppe il silenzio, precisa come un colpo.

Sharlok si chinò senza fretta, osservando i frammenti con attenzione chirurgica.

«Strano. Una sembra essere stata tagliata, l’altra spaccata con la forza. Perché?»

Surez sfogliò le notizie già immaginate nella sua testa.

«Se il terzo li ha aiutati, perché non aprirle tutte nello stesso modo?»

Sharlok alzò gli occhi verso l’orizzonte, come se cercasse la risposta nel riflesso morto del mare.

«Per spezzare le manette con la forza ci vuole una potenza fisica notevole. Quel terzo complice non è un Livello uno. È più alto.»

«Ma la cosa che non quadra è la differenza del metodo.»

Surez indicò il bordo netto sul metallo.

Sharlok rispose senza esitare.

«Shark no. Usa il fuoco. L’avrebbe fusa, non tagliata. Sky, con il vento, potrebbe spezzarla come cristallo. Il terzo uomo… su di lui non sappiamo nulla.»

Si voltarono verso il condotto.

«Se avessero seguito il condotto sarebbero arrivati alla città bassa. È il percorso più logico.»

Sharlok puntò un dito nella direzione opposta al porto.

«Devo parlare con il comandante Rione. Mi serve accesso completo alle telecamere di videosorveglianza.»

«Ottima idea, capitano.»

Surez prese nota, già proiettato ai risultati.

Sharlok aggiunse, con tono freddo:

«Voglio che ai soldati venga ordinato di lasciare un solo distaccamento a Grey Wall. Se quei bastardi sono ancora lì, circondati da troppe reclute non si faranno vedere. Con una sola guarnigione, invece, potrebbero uscire allo scoperto.»

«Procedo immediatamente.»

Surez annuì, la determinazione scolpita in faccia.

Sharlok fissò l’ingresso del condotto, poi si voltò.

«Tu gira per Grey Wall. Parla coi soldati. Raccogli informazioni. Io vado dal comandante.»

Si spartirono i compiti senza clamore. Il vento sollevò polvere e sale.

Mentre Surez si avviava verso la città, Sharlok rimase per un attimo a osservare il nastro grigio del mare.

Poi si avviò con calma.

A Hellington qualcuno pensava di aver calcolato ogni mossa.

Ma aveva dimenticato una variabile.

Sharlok.


Next Episode — Due Giorni di Buio
GGAdam
G. Adam

Creator

Nota dell’autore

La caccia a Sky e Shark è iniziata.

Cosa ne pensate di Sharlok finora?
È più pericoloso di quanto sembri?

Se vi è piaciuto l’episodio, lasciate pure un like, un commento e iscrivetevi. Aiuta davvero la storia a crescere!

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